Più soldi a chi prende gli immigrati
  • Il Viminale abolisce i tagli di Matteo Salvini e ripristina i vecchi rimborsi .Chi lucra sui migranti festeggia: la pacchia ricomincia davvero.
  • Lo statuto del contribuente lo vieta, ma il Conte due conferma l’intervento sul forfettario in modo retroattivo. Per 300.000 autonomi le tasse saliranno tra il 50 e il 75%. Batoste anche del 30% per chi resta nel regime. Lo speciale contiene due articoli.

Lo speciale contiene due articoli

Riparte il grande business dei migranti. La svolta era nell’aria, ieri è arrivata la conferma con una circolare inviata dal Viiminale alle prefetture con questo titolo: «Nuovo schema di capitolato di appalto per la fornitura di beni e servizi relativi alla gestione e al funzionamento dei centri di prima accoglienza». Le prefetture potranno cioè riaprire i bandi per la gestione delle strutture di accoglienza a condizioni migliori per le cooperative. In pratica, salta il tetto alla diaria per ogni migrante imposto dall’ex ministro Matteo Salvini. Un rimborso che fino al 2018 era pari a 35 euro al giorno ed era stato ridotto a una quota variabile tra i 19 e i 26 euro, in linea con la media europea.

Quei 35 euro erano il cuore del commercio dell’accoglienza, il motore della profugopoli che aveva regnato nella scorsa legislatura con i governi Letta, Renzi e Gentiloni. Un giro di soldi enorme, che aveva avuto due effetti devastanti: da un lato, la moltiplicazione degli sbarchi; dall’altro, il proliferare di situazioni fuorilegge, come ha dimostrato lo scandalo di Mafia capitale a Roma che ruotava proprio attorno ai soldi assegnati alle cooperative che gestivano i centri di accoglienza.

Salvini al Viminale aveva dato un colpo di freno, abbattendo il via vai di barconi tra la Libia e le coste meridionali italiane e rendendo più serrati i vincoli per chi aveva trasformato un’attività umanitaria in una fonte permanente di profitti. Le coop lasciate a bocca asciutta hanno reagito disertando i bandi lanciati dalle prefetture per la gestione dei centri di accoglienza. Poco denaro, zero offerte: altro che spirito di solidarietà. I soldi sono appena sufficienti per vitto e alloggio, si erano lamentate le cooperative protestando perché non avrebbero più potuto allestire progetti di integrazione e inserimento per i profughi sbarcati. Con l’addio di Salvini e l’arrivo al Viminale di Luciana Lamorgese, le pressioni per cancellare i tagli imposti dall’ex ministro sono riprese assieme agli sbarchi.

Ieri dunque la circolare del Viminale, firmata dal capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione Michele di Bari e vistata preventivamente dall’Autorità anticorruzione, ha ufficialmente riaperto la stagione degli appalti e ridato fiato al business delle braccia aperte. La nota è lunga 10 pagine in cui la burocrazia ministeriale tenta di dare ragione del perché viene compiuto questo ulteriore passo per cancellare la riforma introdotta da Salvini. Si parla di «necessità di rimodulare i bandi» sotto la spinta della ripresa degli sbarchi: «L’esigenza di collocazione dei migranti è costante», scrive il Viminale, «il che obbliga le prefetture a bandire di nuovo, e in modo ricorrente, l’appalto per la gestione dei centri di accoglienza». Lo sforzo, in sostanza, non è quello di porre nuovamente un freno ai taxi del mare, ma di fare ripartire a pieno regime la macchina dell’ospitalità.

Il Viminale smantella i risparmi salviniani sostenendo che i valori di riferimento dei prezzi sono medie nazionali, mentre le spese possono variare da regione a regione, e anche da città a città: affittare un immobile da adibire all’accoglienza costa certamente di più a Milano piuttosto che alla periferia di Sondrio. «Alcune delle voci che compongono il costo medio potrebbero riportare sensibili variazioni rispetto alla media nazionale a seconda del diverso perimetro territoriale preso in considerazione dal bando», si legge nella circolare, soprattutto «in riferimento al costo della locazione di immobili».

Perciò le prefetture sono autorizzate a rifare gli appalti «in senso migliorativo per gli operatori economici». Cioè per le coop che vivono di accoglienza. La proroga dei contratti in corso «è da considerare come extrema ratio», cioè ultima spiaggia. Meglio non prorogare, insiste il Viminale, ma rifare gli appalti: una procedura «funzionale al soddisfacimento degli interessi dei concorrenti stessi». Ancora una volta, il primo interesse da perseguire è quello di chi deve rituffarsi in questo giro di soldi per troppo tempo ridimensionato.

Anche i rimborsi per taluni servizi sanitari vengono aumentati: per i centri con capienza fino a 50 posti, le prefetture pagheranno a parte il costo sostenuto per i medici, che sono tenuti a coprire un monte orario complessivo di 200 ore annuali a chiamata. Per i centri maggiori, invece, le prefetture potranno far valere i costi per le prestazioni sanitarie come motivo sufficiente per alzare la base d’asta, soprattutto se si tratta di un hotspot. E pure la necessità di maggiore vigilanza è considerata ragione più che valida per gonfiare le somme da versare alle coop.

Tutta la circolare è un elenco di casi in cui il ministero autorizza ad aprire i cordoni delle borse per «ulteriori circostanziate condizioni di eventuale modifica del contratto», con un susseguirsi di clausole e scappatoie. Porte aperte, bilanci aperti. E così, assieme all’impennata degli sbarchi (+700% nel gennaio 2020 rispetto a 12 mesi prima), l’esecutivo Conte 2 regala la moltiplicazione dei rimborsi. «Dopo aver riaperto i porti, il governo riapre i portafogli degli italiani, aumentando i soldi per chi accoglie richiedenti asilo», ha commentato Matteo Salvini su Twitter. «Noi avevamo ridotto da 35 euro a una media europea fra i 19 e i 26 euro al giorno il compenso per ogni immigrato, questo governo fa ripartire il business legato agli sbarchi. Vergogna!».

Stefano Filippi

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