- Keir Starmer è al lavoro per un accordo con l’Estonia per «deportare» sul Baltico i detenuti stranieri in eccesso Il governo. Olaf Scholz vuole copiare il piano Rwanda mollato dagli inglesi per allontanare il surplus d’immigrati.
- Matteo Salvini attacca: «Chiederemo la revoca della messa al bando dei motori termici». Urso: «Parlerò in Ue, piani da rivedere».
Lo speciale contiene due articoli
A mali estremi, estrema destra. A quanto pare, al netto dell’ironia, questa regola talvolta viene applicata persino dai governi di sinistra, almeno nei casi in cui questi ultimi vengono brutalmente assaliti dalla realtà.
Da mesi si polemizza ferocemente in Italia sul piano di trasferimento di una parte di stranieri in apposite strutture situate in Albania. Gli inviati dei talk show snocciolano servizi allarmati sui costi del progetto e fra i progressisti si fa a gara a stracciarsi le vesti per le presunte violazioni dei diritti umani (come se la tratta di migranti che continuiamo ad alimentare non lo fosse, ma vabbè) e, ovviamente, si tirano in ballo il fascismo e nazismo della destra senza cuore. Allo stesso modo si sono levate grida di sconcerto quando, tempo fa, l’esecutivo conservatore britannico ha elaborato un piano per delocalizzare in Rwanda i migranti clandestini che non avevano diritto ad essere accolti in Inghilterra come rifugiati.
Lo sdegno esibito sull’argomento e le intemerate della sinistra sono state tante e tali che il nuovo governo laburista ha deciso di sospendere il progetto. Curiosamente, però, l’idea di trasferire e addirittura detenere all’estero persone che non hanno diritto di circolare liberamente non scandalizza troppo quando a proporla sono politici progressisti.
Succede, infatti, che il governo laburista britannico si sia reso conto di una emergenza: nelle carceri non ci sono più posti per i detenuti, soprattutto dopo le clamorose operazioni di polizia contro i manifestanti delle scorse settimane, repulisti che hanno condotto in carcere anche qualche poveraccio colpevole di aver postato commenti sulla Rete.
Come affrontare, dunque, il sovraffollamento? Secondo i media del Regno Unito, i laburisti non escludono la possibilità di trasferire i detenuti in eccesso Estonia «Sin dal suo insediamento, Shabana Mahmood, ministro della Giustizia, ha lanciato l’allarme: il sovraffollamento potrebbe portare a un crollo della legge e dell’ordine se non si interviene per alleviare la pressione sul sistema», riporta Sky. Ecco allora la geniale trovata: invece di mandare i migranti in Rwanda, spediamo i detenuti nei Paesi baltici.
Sempre Sky fa sapere che «il ministro dell’Interno, Dame Angela Eagle, non ha rigettato la proposta, affermando che il nuovo governo laburista ha “ereditato una crisi assoluta nel nostro sistema carcerario, con pochissimi posti rimasti. Penso che i colleghi del ministero della Giustizia prenderanno in considerazione qualsiasi cosa per alleviare il problema. Quello che non possiamo permettere è che le persone condannate per crimini violenti o gravi non possano stare in prigione”».
Ma come? E i diritti umani? E l’orrore per le «esportazioni»? Tutto dimenticato di fronte alla dura realtà del collasso carcerario. I problemi sociali derivanti dalla migrazione di massa sono poi così diversi? A ben vedere no, ma infierire sui detenuti si può, mentre spostare i migranti – santini progressisti – è vietato.
Fermi, però, perché c’è persino di meglio. Nel governo tedesco (anch’esso di sinistra) c’è qualcuno che pensa di sfruttare il progetto inglese di trasferimento in Rwanda abbandonato dai laburisti. Joachim Stamp, del Partito liberale democratico, membro della attuale coalizione di governo, ha proposto che la Germania si rivolga allo Stato africano per sistemare i suoi migranti in eccesso, servendosi delle strutture che avrebbero dovuto ospitare gli stranieri provenienti dal Regno Unito.
Come racconta la Bbc, intervenendo giovedì al Table briefings podcast, «Stamp ha suggerito che un programma di espulsione dal Rwanda potrebbe essere mirato alle persone che attraversano i confini orientali dell’Ue e supervisionato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’Unhcr. “Al momento non abbiamo alcun Paese terzo che si sia fatto avanti, ad eccezione del Rwanda”, ha aggiunto Stamp».
La proposta ha suscitato l’amara ironia del ministro ombra degli Interni, il conservatore James Cleverly: «La prima mossa del partito laburista al governo è stata quella di eliminare il piano per il Rwanda», ha detto. «Ora la Germania vuole utilizzare le strutture che abbiamo costruito. Gli unici che traggono vantaggio dalle politiche sconsiderate del partito laburista in materia di immigrazione sono i trafficanti di esseri umani e l’Ue».
A metterci una pezza ha provato l’ambasciatore tedesco nel Regno Unito, Miguel Berger: «Sia chiaro che non esiste alcun piano del governo tedesco di deportare i richiedenti asilo in Rwanda», ha dichiarato. «La discussione riguarda l’elaborazione delle domande di asilo nei Paesi terzi nel rispetto del diritto internazionale umanitario e con il sostegno delle Nazioni Unite». A dirla tutta, l’idea di Stamp sembrava un pochino diversa e leggermente più ruvida. In ogni caso, anche la proposta di svolgere la selezione dei migranti nei cosiddetti Paesi terzi può essere considerata «di destra». E, infatti, viene quasi sempre respinta dai movimenti progressisti. In questa circostanza, però, torna buona, se non altro per sviare l’attenzione dalla possibile nuova applicazione del «piano Rwanda». Del resto funziona sempre così: le soluzioni ai problemi sono sempre disumane, rabbiose e inaccettabili solo fino a quando non è la sinistra a proporle.
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