- Paura e proteste dei residenti per i 25 contagi in un Cas del Cosentino. Gli ospiti hanno circolato per giorni e rifiutavano la quarantena. Trasferiti altri 53 migranti a Pozzallo.
- Il governo baratta la condiscendenza dell’isola, bomba sanitaria a causa degli extracomunitari, con sconti su tasse e mutui. Soddisfatto Martello, mentre il sindaco di Pozzallo lamenta: «Devono aiutare anche noi»
- Il tribunale di Roma condannò nel 2019 lo Stato per aver riportato in Libia degli eritrei e ha riconosciuto loro il diritto al rilascio dei visti italiani. Ma la decisione è priva di sostanza giuridica
Lo speciale contiene tre articoli
Ad Amantea, città di mare in provincia di Cosenza, sul fronte emergenziale Covid-migranti, sta succedendo di tutto e di più. Mercoledì pomeriggio è arrivata la notizia di 25 migranti positivi al coronavirus, tutti ospiti in un centro d’accoglienza del posto. Scattava così la protesta dei cittadini che occupavano la statale tirrenica calabrese, in segno di disapprovazione, perché la struttura con i migranti contagiati si trova in pieno centro abitato, che conta non più di 10.000 abitanti. Ieri mattina, invece, in risposta, sono scesi in piazza i migranti, che hanno messo in atto una contro-protesta per opporsi alla quarantena imposta a tutti gli ospiti, a seguito del focolaio scoppiato nel Cas.
Tutto è cominciato sei giorni fa, quando tre extracomunitari della struttura erano risultati positivi al tampone per il coronavisurs. Poi l’effetto domino con i nuovi test effettuati e il relativo aumento di soggetti contagiati.
La struttura al centro della protesta si trova in pieno centro abitato, con altre case e palazzine proprio nelle immediate vicinanze.
Da ciò la paura e la rabbia dei cittadini residenti, che stanno chiedendo a gran voce la chiusura o il trasferimento in altro luogo del Cas. La prefettura di Cosenza, per correre ai ripari, ha inviato l’esercito a presidiare l’area intorno al centro d’accoglienza. Molti dei migranti ospitati nei Cas amanteani, lavorano nei campi e nei capannoni dove si produce e si confeziona la rinomata cipolla rossa calabrese. Dai ieri, i circa 100 migranti, 97 per la precisione, ospitati nell’edificio dov’è scoppiato il focolaio, sono in quarantena, pure quelli risultati negativi. Ma nei giorni precedenti, quasi tutti i migranti (tranne i tre positivi, più altri 14 per contatto) sono stati liberi di circolare.
Va segnalato, inoltre, che uno dei tre contagiati inizialmente individuati, dopo aver ricevuto l’esito del tampone, si è dileguato facendo perdere le sue tracce. Si tratta di un nigeriano, che l’indomani è stato ritrovato e fermato dai carabinieri, alla stazione ferroviaria di Amantea, dove era giunto con un treno proveniente da una città vicina.
La sorveglianza al Cas amanteano era stata delegata a due guardie giurate, andate un po’ in affanno quando, mercoledì pomeriggio si saputo del boom di contagi all’interno della struttura. È stato deciso, allora, d’inviare l’esercito per una più sicura sorveglianza del centro.
«Si è svolta presso la prefettura una riunione del comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica» si legge su un comunicato diffuso dalla prefettura di Cosenza «estesa alla partecipazione delle forze armate, del sindaco di Rende, della commissione straordinaria che regge il Comune di Amantea, dell’Asp-dipartimento salute di Cosenza, del rappresentante della cooperativa che gestisce il Cas di Amantea e, in audio-conferenza, con quello del Cas di Rende. Nel corso dell’incontro è stata focalizzata l’attenzione sulle misure di isolamento e di sorveglianza attiva adottate dai centri nei confronti degli ospiti destinatari di ordinanza di quarantena obbligatoria emanata dalle competenti amministrazioni comunali in quanto positivi ai tamponi laringo-faringeo effettuati dall’Asp. Si tratta, a Rende, di 15 migranti e un operatore, di cui due ricoverati al reparto malattie infettive dell’ospedale civile dell’Annunziata di Cosenza; ad Amantea, di 25 migranti e un operatore.
Tutti» si precisa nella nota stampa «sono in isolamento all’interno dei rispettivi Cas, separati dagli altri ospiti, e attentamente sorvegliati. In sede di comitato si è preso atto del ricorso, da parte dei centri, a personale degli istituti di vigilanza privata nonché dell’implementazione delle misure e dei presidi di contenimento della diffusione del virus Covid-19 nei confronti di tutti gli ospiti. In un’ottica di rafforzamento della vigilanza ai Cas» così si conclude la nota della prefettura «il comitato ha deciso l’impiego di unità delle forze dell’ordine e delle forze armate». Nel comunicato si fa riferimento pure al focolaio innescatosi qualche giorno prima, al centro d’accoglienza di Rende, sempre in provincia di Cosenza.
A metà luglio, Amantea era stata teatro di una prima protesta in strada, attuata da un nutrito gruppo di persone, dopo l’arrivo in un’altra struttura, sempre ubicata nel centro abitato della città sul Tirreno cosentino, di 13 migranti già positivi, a seguito di uno sbarco sulla costa ionia calabrese.
In Sicilia, cambiando Regione, 53 migranti intercettati a bordo di una barca a vela, ieri, sono stati trasferiti a Pozzallo.
Provenivano da Afghanistan, Iran e Pakistan. L’imbarcazione con gli extracomunitari è stata bloccata a una ventina di miglia da Pozzallo. Sulla barca c’erano 30 uomini, cinque donne e 18 minori (un’unica bambina, di 12 anni è la più piccola del gruppo.
Dopo una prima ricognizione a bordo, effettuata dall’Usmaf, i migranti sono stati accolti in banchina dal personale Asp, che ha provveduto ad effettuare i tamponi per rilevare la presenza o meno del virus.
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