- Matteo Piantedosi rimanda Ahmed Kabir in Bangladesh. Aveva creato una moschea abusiva e picchiava la moglie perché non accettava la poligamia. Si credeva vittima del razzismo e chiedeva permessi per tutti i migranti.
- Torna la paura degli attentati. Timore anche per le italiane in Europa league.
Lo speciale contiene due articoli
Nel 2019 i giudici del Tar confermarono che l’Associazione culturale Shah Jalal di Milano altro non era che una moschea abusiva. Ma in questi anni Ahmed Kabir, 50 anni, cittadino del Bangladesh, ha comunque continuato a professare la religione islamica come un vero e proprio imam, in questo angolo del capoluogo lombardo dove si era insediato nel 2013 tra Affori e la Bovisa, in via Zambelli. Teneva in scacco l’intero quartiere, minacciando di morte chiunque si avvicinasse e accusando gli abitanti della zona di razzismo. In realtà la persona pericolosa era lui. La Digos lo teneva monitorato da tempo, soprattutto dopo le denunce dei vicini e della moglie (che veniva picchiata regolarmente perché si opponeva alla poligamia dell’uomo) e anche dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre del 2023 in Israele, una circostanza che ha risvegliato l’estremismo islamico in tutto il mondo. Basti pensare che dal 7 ottobre 2023 ad oggi, in Italia, sono stati espulsi e rimpatriati per motivi di sicurezza 51 soggetti, di cui 9 con provvedimento del Viminale. Per la maggior parte si tratta di cittadini tunisini (19), poi marocchini (10) ed egiziani (7). Nei primi tre mesi del 2024 sono state rimpatriate in totale già 24 persone pericolose, una cifra in aumento del 20% rispetto all’anno precedente.
Ora è stato espulso anche Ahmed Kabir, dopo il decreto emesso dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per motivi di ordine e sicurezza pubblica. Lunedì la polizia lo ha accompagnato su un volo per il rimpatrio. Gravato da numerosi precedenti penali e di polizia per reati contro la persona tra cui violenza, minaccia e molestie (oltre che sulla moglie anche sui vicini), già nell’ottobre scorso, data la sua pericolosità sociale, il questore di Milano aveva emesso nei suoi confronti una prima misura restrittiva. Non è bastata. Era già stato condannato per stalking con una condanna 4 anni e 7 mesi. Durante il processo dello scorso anno il portiere dello stabile di fronte alla moschea abusiva aveva raccontato di come «Kabir» minacciasse «tutte le persone che passavano […], è solito dire “terroni di merda” a chiunque parcheggia una vettura», spiegò l’uomo. «Ha minacciato anche me più volte, una volta mi ha detto che mi avrebbe tagliato la testa».
A novembre 2023 era stato protagonista di un servizio televisivo dal titolo «La moschea della paura nel cuore di Milano», trasmesso durante il programma Diritto e Rovescio di Paolo Del Debbio. Nella trasmissione televisiva, attraverso numerose testimonianze, erano stati evidenziati i comportamenti violenti dell’uomo nei confronti dei vicini. Per di più durante l’intervista era arrivato a minacciare la giornalista mimando il gesto di tagliarle la gola. Kabir – che postava sui social i momenti di preghiera in moschea e frasi di Allah – nel settembre del 2023 era già stato denunciato dalla moglie per maltrattamenti in famiglia. Secondo le testimonianze raccolte dalle forze dell’ordine, l’aveva più volte aggredita per essersi opposta alla sua decisione di diventare poligamo così come previsto dai dettami dell’islam. Non solo. Nel luglio del 2020 aveva persino partecipato a una manifestazione per chiedere il permesso di soggiorno a tutti gli immigrati, una richiesta di sanatoria generalizzata per tutti gli stranieri. Il suo estremismo era cresciuto negli anni. In parallelo, il laboratorio culturale che era stato preso in gestione più di 10 anni fa aveva iniziato a fare proselitismo. Già nel 2014 la polizia locale avevano rilevato che dentro quelle stanze vi era una vera e propria moschea. Situazione che era stata poi confermata dai giudici della seconda sezione del Tar di Milano, con una sentenza dove era stata evidenziata «la correlazione tra i lavori di ristrutturazione dei bagni e la realizzazione di un bagno per disabili da un lato e la funzione religiosa dall’altro», scrivevano giudici, «è facilmente desumibile dal fatto che si tratta di servizi presenti normalmente in luoghi aperti al pubblico destinati a soddisfare le esigenze di persone che provengono dall’esterno». Anche perché l’associazione non aveva fornito «prova di alcun uso dell’immobile diverso da quello religioso, è del tutto ragionevole ritenere che i bagni siano a servizio degli avventori della moschea».
Salgono così a 760 i casi espulsione o allontanamento eseguiti dal 2015 ad oggi (170 emessi dal ministro dell’Interno, 439 dal Prefetto, 119 dall’autorità giudiziaria, 5 per riammissione «procedura Dublino», 2 in base agli accordi di riammissione Ue, 4 dalla commissione per il Riconoscimento della protezione internazionale, 21 respingimenti e altri 15 ex art. 10 Tui). Quest’anno, come detto, siamo già a 24. Dopo un lieve calo nel 2023, quando furono 74, già nel 2022 se ne calcolarono 79, mentre nel 2021, in piena pandemia, erano stati 59. Anche nel 2020 i provvedimenti furono 59 mentre nel 2019 se ne calcolarono 98. Nel 2015 erano stati appena 66.
«Questa espulsione arriva dopo soli due mesi da quando, a inizio febbraio, è stato espulso un cittadino egiziano estremista islamico che dal 2017 perseguitava e molestava una giovane ragazza, accanendosi anche contro i familiari della stessa», ricorda Riccardo De Corato, membro della commissione Sicurezza delle periferie in Italia. «Stiamo parlando di persone molto pericolose, come i fatti hanno più volte confermato, per la sicurezza di tutti noi e, il governo Meloni, sta facendo quello che per anni non è stato fatto, ovvero proteggere il Paese da ogni forma di criminalità, illegalità, abusivismo e terrorismo».
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