I no Cpr gestiranno un corso di formazione
(Ansa)

I certificati pezzottati per evitare i Cpr sono diventati talmente di moda, che potrebbero finire, a buon diritto, tra gli argomenti premium di un corso di formazione per operatori sanitari, dedicato al tema dell’immigrazione, con tanto di crediti Ecm.

Ad organizzarlo è la Società italiana per la medicina delle migrazioni che, sostenuta dalla Caritas di Roma, ha aperto le iscrizioni per il «34° corso base in medicina delle migrazioni» che si terrà nella capitale a fine mese – precisamente dal 28 al 30 ottobre se qualcuno fosse interessato. Il corso «sarà coordinato da operatori con esperienza pluriennale nel campo della sanità delle migrazioni», si legge nella locandina di presentazione e, tra questi un nome di punta è certamente quello di Salvatore Geraci.

Costui è il medico medico romano, da oltre 35 anni impegnato nel settore della medicina delle migrazioni, che – secondo quanto emerso dalle intercettazioni del primo filone di inchiesta della Procura di Ravenna relativo ai falsi certificati di inidoneità al Cpr – sarebbe considerato, dagli adepti, una delle menti più attive nella «campagna no Cpr» oggetto delle indagini del secondo filone d’inchiesta, che lavora sull’ipotesi di associazione a delinquere.

«È in corso una campagna di Geraci», sosteneva in una chat con Nicola Cocco (membro Simm e unico indagato nel secondo filone) la dottoressa Anastasia Zoffoli, infettivologa all’ospedale di Ravenna interdetta dal Gip per dieci mesi dall’esercizio della professione sanitaria nell’ambito del primo filone d’indagine.

Il corso della Simm e i suoi partecipanti

Docenti a parte, le giornate di formazione sono «indirizzate a medici, personale infermieristico, assistenti sociali, operatori sociosanitari, mediatori culturali», ma anche semplici appassionati del tema che siano disposti a sostenere 150 euro di spesa per accaparrarsi uno dei 35 posti disponibili.

«È un corso base, di primo livello, pensato per ridurre barriere conoscitive, relazionali, organizzative e favorire un reale esercizio del diritto alla salute per tutti», garantiscono gli organizzatori. Che tuttavia aggiungono: «Quest’anno un tema di fondo saràla novità introdotta dal Patto europeo su migrazione e asilo, in particolare sul ruolo delle Aziende sanitarie per gli accertamenti preliminari».

Il Patto europeo e le procedure di frontiera

Ed eccolo qui, il vero punto. Per chi non lo sapesse, il Patto europeo su migrazione e asilo è una delle prime buone idee in materia di immigrazione irregolare che arriva dall’Europa, in base al quale l’Italia con il dl 100 del 2026 ha previsto la creazione di nuovi Cpr nel territorio nazionale, almeno sei nei prossimi mesi come recentemente annunciato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

L’accordo tra gli Stati membri, infatti, estende le «procedure accelerate di frontiera», ossia l’identificazione veloce e il rimpatrio immediato, a tutti i clandestini che provengono da Paesi considerati sicuri, che sono considerati pericolosi o che hanno fornito informazioni false alle autorità. E come meravigliosamente descritto nelle pagine web de La casa della Carità di Milano, secondo i promotori il Patto «segna un nuovo inizio nella gestione della migrazione», mentre per le organizzazioni che si occupano di accoglienza segna «la fine del diritto d’asilo».

In poche parole è una cosa che potrebbe funzionare e che utilizzerà strutture di accoglienza per le identificazioni, come i Cpr dove già presenti o strutture simili da creare nelle zone di approdo illegale maggiormente frequentate.

L’appello della Simm contro il Patto europeo

E come la pensi sul punto la Società italiana medicina delle migrazioni non è certo un mistero: «Il Patto europeo e il dl che lo attua introducono il confinamento coattivo delle persone richiedenti asilo in luoghi specifici, alla frontiera». scriveva due mesi fa Simm in un appello pubblico contro l’applicazione delle direttive Ue. «Rivolgiamo un appello urgente e responsabile a tutte le figure sanitarie» per «rifiutare le logiche discriminatorie ed escludenti del Patto dei relativi dispositivi di applicazione a livello nazionale» perché «la tutela dei diritti fondamentali delle persone migranti e l’umanità della nostra professione non sono negoziabili».

Ancora più esplicita la definizione che si può leggere nella pagina social della rete «no Cpr» da sempre attiva a sostegno delle campagne Simm: «Contro questo schifo ciascun* è chiamat* a fare la sua parte: figure professionali reclutate dallo Stato per questa procedura (ovverosia i sanitari di cui sopra) e il territorio, che deve opporsi a dare spazi per l’attuazione di questo Patto che produce detenzione». Quasi una linea programmatica del corso di formazione che sta per partire, insomma.

Le critiche di Caritas alle politiche migratorie

E se a qualcuno fosse rimasto un piccolo dubbio sull’accezione politica delle lezioni che si terranno basta leggere l’incipit dell’opuscolo informativo fornito da Caritas che chiarisce per bene la posizione degli organizzatori, i quali definiscono «miope» e «chiuso» l’atteggiamento dell’Italia nei confronti dell’immigrazione e il nostro Paese come «incapace di garantire reali percorsi legali per i lavoratori e forme di accoglienza adeguate a chi chiede protezione».

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