I baby killer spariscono poi tornano. Le prime confessioni sull’incidente
Nel riquadro i quattro bambini che si trovavano sull’auto che ha ucciso Cecilia De Astis e che vivono in pessime condizioni nel campo di via Selvanesco. Sullo sfondo il punto di via Saponaro, nel quartiere Gratosoglio di Milano, dove la donna di 71 anni è stata investita (Ansa)
  • Ieri mattina, alcune auto hanno lasciato il campo di via Selvanesco, a Sud di Milano, ma sono rientrate nel primo pomeriggio. Uno dei bimbi che ha investito l’anziana: «Abbiamo avuto paura e siamo scappati».
  • In Piemonte, con un articolo di legge, le roulotte che stazionano per più di due giorni in aree non adibite possono essere rimosse utilizzando anche il carro attrezzi.

Lo speciale contiene due articoli.

Come erano arrivati lo scorso novembre, nel silenzio più totale, i rom di via Selvanesco, tra cui i quattro minorenni che hanno travolto e ucciso Cecilia De Astis, se ne sono andati dal campo illegale, nella mattinata di ieri, per poi tornare nel primo pomeriggio. Inizialmente, si pensava per allontanarsi dal clamore mediatico (questa la prima versione) e poi, come hanno raccontato le donne rimaste nel campo, per fare delle commissioni insieme alle loro famiglie. Comunque la si guardi, non si è trattato, per quanto possa sembrare paradossale, di una fuga visto che nei loro confronti non c’è nessun provvedimento giudiziario e che nessuna forza dell’ordine doveva vigilare sull’accampamento. Follia? Sì, però è la realtà. Tutti i bambini sono tornati, quindi, e l’unico non presente all’appello è stato intercettato in via Ovada in zona Barona. «Abbiamo avuto paura e siamo scappati», ha raccontato uno dei bimbi che si trovavano sull’auto che ha ucciso Cecilia durante l’interrogatorio nel Comando della Polizia locale di via Custodi a Milano che sta cercando di comprendere le dinamiche dell’omicidio anche se, come è ormai chiaro, ai minori rom, che hanno un’età compresa tra i 13 e i 10 anni, non succederà nulla. Troppo piccoli per una responsabilità così grande come l’omicidio di una donna. E questo nonostante la Procura per i minorenni di Milano, stia cercando di comprendere come muoversi, visto che sotto i 14 anni di età non è prevista l’imputabilità e che, quindi, non ci saranno né un processo né una condanna e che, per il momento, non è possibile ricollocare i bambini in una comunità.

Ciò che si può fare, ed è stato fatto, è realizzare dei sopralluoghi nel campo di via Selvanesco per comprendere le reali condizioni abitative dei bambini e delle loro famiglie. Per questo sono stati fatti colloqui con i frequentatori del campo e sono state scattate delle foto di esso. Anche se la realtà è sotto gli occhi di tutti e, ormai, da decenni: carcasse di auto date alle fiamme, immondizia ovunque e, in passato, anche ratti e parecchi traffici illegali, come quello del ferro e di altri materiali. Istruzione pari a zero, insieme alle possibilità per i bambini di costruirsi un futuro degno di questo nome. Del resto, il deputato di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Istruzione, Federico Mollicone, ha fornito i numeri di questa emergenza, che non è solo italiana ma riguarda tutto il Vecchio continente: «Come testimoniano i dati di molti studi europei, il 19% dei minori delle famiglie rom e sinti è analfabeta e il 14% delle famiglie rom e sinti ha almeno un bambino in dispersione scolastica, con picchi del 23% nei campi irregolari». Non proprio le condizioni ideali in cui crescere, anche se per i genitori dei bambini questo non pare essere un problema. E neppure per la sinistra meneghina, che tende a minimizzare la vicenda mentre in consiglio comunale la Lega ha proposto, con la consigliera ed europarlamentare Silvia Sardone di conferire l’Ambrogino d’Oro alla memoria della donna ammazzata da «quattro baby delinquenti rom». Duro anche il segretario della Lega, Matteo Salvini, che su Facebook ha scritto: «Non si può far finta di niente: quanto avvenuto a Milano è grave. Serve agire subito, con l’intervento dei servizi sociali – troppo spesso cauti quando ci sono di mezzo famiglie che vivono nelle roulotte o nelle baracche – per intervenire su quei bambini e metterli in condizione di non ripetere i gravissimi reati appena commessi. Basta con la tolleranza e il buonismo nei confronti dei rom e di gente che è davvero difficile definire “genitore”. In tutto questo, sorpresa e tristezza per quei politici e giornalisti di sinistra per cui il problema principale di tutta la vicenda non sono minorenni ladri e assassini o famiglie rom assenti, ma…la Lega e Salvini».

Il nocciolo della questione riguarda infatti l’assenza dei servizi sociali e del Comune di Milano, come nota Riccardo De Corato, oggi deputato per Fratelli d’Italia ma in passato anche vicesindaco del capoluogo lombardo: «È loro il compito di vigilare sulle condizioni igieniche, sull’educazione e sull’inserimento scolastico dei minori. La giunta Sala ama parlare di “interventi” nei campi rom, ma la realtà è che non si è trattato di veri sgomberi come quelli delle giunte Albertini e Moratti: sono stati semplici allontanamenti temporanei, operazioni di facciata che non risolvono nulla e lasciano la città e i suoi cittadini esattamente con gli stessi problemi di prima. Dopo qualche giorno, le situazioni di degrado tornano a essere identiche a prima, come se nulla fosse successo». Perché è proprio questo il punto. Nonostante i cittadini avessero segnalato più volte le criticità di via Selvanesco, Sala non ha fatto nulla se non telefonare ai figli della vittima e chiedere, ora, di piantarla con le speculazioni (chiaramente, almeno in questo caso, non edilizie, più care alla sua giunta).

Oggi, alle 14.45, nella chiesa di San Barnaba nel quartiere Gratosoglio di Milano, si terranno i funerali di Cecilia. Morta per mano di quattro minorenni rom e di chi ha preferito guardare altrove.

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