Il cardinale Pell aveva previsto le derive liberticide del bavaglio Lgbt
Nel suo diario, scritto durante i 13 mesi in carcere da innocente, il porporato analizza anche i rischi della censura progressista.

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo alcuni stralci del libro di George Pell, Diario di prigionia vol. 1, Cantagalli, pag. 448, € euro 25,00. Il diario della prigionia del cardinale George Pell è un’opera che probabilmente resisterà alla storia e diventerà un classico.

Lo disse apertamente l’editore americano, padre Joseph Fessio, direttore di Ignatius press, quando l’anno scorso presentò negli Stati Uniti la pubblicazione di questo particolare documento di testimonianza. Per oltre 400 giorni il cardinale Pell, 79 anni, ha vissuto in prigione da innocente; l’ultima sua cella era nel carcere di Barwon in Australia. Solo, impossibilitato a celebrare Messa, con la più devastante delle sentenze sul capo: reo di abusi nei confronti di minori.

Sottoposto a una campagna mediatica impietosa, l’ex numero tre del Vaticano, chiamato da papa Francesco a far pulizia nel guazzabuglio delle finanze vaticane, il 7 aprile 2020 è stato assolto dall’Alta corte australiana. Sette giudici si sono espressi all’unanimità ribaltando la sentenza della Corte d’Appello emessa nell’agosto 2019, e che confermava la decisione del tribunale di Melbourne del dicembre 2018.

«Non ho mai scelto questa situazione», scrive nella sua cella, «né mi sono prodigato per evitarla; ma eccomi qui, e devo fare di tutto per compiere la volontà di Dio». Ora questo straordinario documento, che è anche un testo di spiritualità, esce anche in Italia grazie all’editore Cantagalli, e gli estratti che pubblichiamo offrono un assaggio di come queste pagine possono invitare a pensare soprattutto i fedeli, ma anche quelli che un tempo si chiamavano uomini di buona volontà.

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