- Il monsignore argentino Victor Manuel Fernández tifa l’abolizione di Roma come sede papale ed è favorevole a unioni civili, cardinalato per le donne e comunione ai divorziati risposati. Ha scritto un best seller sul bacio.
- «Taccio e obbedisco»: l’ex segretario di Benedetto XVI ha lasciato il Vaticano. Vivrà in un grande alloggio nel seminario di Friburgo. Dove, però, non avrà alcun incarico.
Lo speciale contiene due articoli.
Con un comunicato della sala stampa vaticana ieri è stato annunciato che «il Santo Padre Francesco ha ringraziato l’eminentissimo signor cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., a conclusione del mandato di Prefetto del dicastero per la Dottrina della fede e di presidente della Pontificia commissione sua eccellenza reverendissima monsingor Víctor Manuel Fernández, finora arcivescovo di La Plata (Argentina). Prenderà possesso degli incarichi a metà settembre 2023». È uno spartiacque. È un colpo deciso e profondo che Francesco ha assestato nel cuore della Chiesa mettendo in sella all’ex Sant’Uffizio il suo amico e già consigliere, qualcuno dice anche ghostwriter prediletto per encicliche ed esortazioni apostoliche. C’è, infatti, il vescovo Fernandez, già rettore dell’Università cattolica di Buenos Aires, nella cabina di regia del doppio Sinodo sulla famiglia del 2014 e 2015, c’è la sua penna dietro l’esortazione apostolica Amoris laetitia che apre, in certi casi, alla comunione ai divorziati risposati. C’è il contributo di Fernandez dietro l’enciclica Laudato si’, nei documenti del Sinodo straordinario sull’Amazzonia, nell’impianto della chiesa sinodale che sta prendendo forma nel Sinodo «sul sinodo» che ha già acceso i motori per l’ottobre prossimo.
E non molti sanno che anche il documento programmatico del papato di Francesco, l’esortazione apostolica Evangelii gaudium, scritta nel 2013, è in gran parte farina del sacco del neo prefetto della Dottrina della fede che, non a caso, nel 2014, intervistato da Paolo Rodari, dava alle stampe un libro con un titolo illuminante: Il progetto di Francesco. Dove vuole portare la Chiesa.
Un tempo il dicastero per la Dottrina della fede, quando ancora si chiamava Sant’Uffizio, era considerato «la Suprema», anche per designare il ruolo di faro nella Curia romana e per la Chiesa tutta. Il prefetto dell’ex Sant’Uffizio è stato per quasi 25 anni un certo Joseph Ratzinger, dal 1981 al 2005, e proprio per questo si parlava di lui come il «watchdog» della fede, il «pastore tedesco» pronto a rintuzzare ogni eresia, a promuovere e a spiegare il senso del depositum fidei, la sua coerenza, i suoi insuperabili significati.
Nel 1988, parlando ai vescovi della Repubblica Dominicana, Ratzinger disse che la Chiesa ha il compito di custodire e insegnare la verità rivelata da Gesù Cristo e che la difesa dalla dottrina erronea e dalle eresie è una parte essenziale di questo compito. Egli affermò che la fede cristiana non può essere ridotta a una semplice opinione personale, ma deve essere basata sulla verità oggettiva della rivelazione divina.
Secondo il neo prefetto, la Chiesa nei secoli «ha sviluppato un’intera filosofia e morale piena di classificazioni, per classificare le persone, per mettere loro delle etichette. Questo è… Questo è così, questo è cosà. Questo può ricevere la comunione, questo non può riceverla. Questo può essere perdonato, questo no. È terribile che questo sia accaduto a noi, nella Chiesa. Grazie a Dio, papa Francesco ci sta aiutando a liberarci da questi schemi». Così ha predicato monsignor Fernandez nella cattedrale di La Plata lo scorso 5 marzo. E così anche Ratzinger potrebbe diventare un rigido «classificatore», un dispensatore di schemi di cui liberarsi.
Peraltro, questo cambio di passo si legge in controluce anche nella lettera che Francesco in persona ha scritto a Fernandez per comunicargli l’incarico. «Il dipartimento che presiederai», ha scritto papa Bergoglio al teologo di fiducia, «in altri tempi è arrivato a usare metodi immorali. Erano tempi in cui, più che promuovere la conoscenza teologica, si perseguitavano eventuali errori dottrinali. Quello che mi aspetto da te è senza dubbio qualcosa di molto diverso».
Questo «qualcosa» di diverso, di «molto diverso», dovrebbe arrivare senza «l’imposizione di un unico modo» di esprimere «la comprensione della verità», ma «le diverse linee di pensiero filosofico, teologico e pastorale, se si lasciano armonizzare dallo Spirito nel rispetto e nell’amore, possono far crescere anche la Chiesa. Questa crescita armoniosa conserverà la dottrina cristiana più efficacemente di qualsiasi meccanismo di controllo».
Cosa possa significare, questo, nel concreto resta difficile da dire oggi: il rischio è quello di una variabilità di interpretazioni che, in altro modo, potrebbe chiamarsi relativismo dottrinale.
Per Fernandez, come indicato anche in Evangelii gaudium, ci vuole una maggiore responsabilità alle Conferenze episcopali, una devolution che, a molti, sembra una specie di eresia. «Tucho», questo il nomignolo del nuovo prefetto, arrischiò persino a dire, in una celebre intervista al Corriere di qualche anno fa, che, in fondo, «il Papa potrebbe pure andare ad abitare fuori Roma, avere un dicastero a Roma e un altro a Bogotá e magari collegarsi per teleconferenza con gli esperti di liturgia che risiedono in Germania».
Con Fernandez in sella all’ex Sant’Uffizio si compie forse la principale virata imposta da Francesco alla barca di Pietro, un tango argentino molto caliente che suona una musica assai diversa rispetto alle rigorose polifonie teutoniche espresse da Ratzinger.
Più attento ad aprire processi che a definire, Fernandez è stato in prima linea per aprire alla comunione ai divorziati risposati, è favorevole alle leggi per le unioni civili e si è mostrato teoricamente aperto anche al cardinalato per le donne. «Tucho, besame mucho», dicono tra il serio e il faceto in Argentina, a ragione del best seller di Fernandez pubblicato nel 1995 con il titolo di Sáname con tu boca. El arte de besar: «Così, nell’intento di sintetizzare l’immensa ricchezza della vita, sono venute queste pagine a favore del bacio che, spero, ti aiutino a baciare meglio, che ti spingano a liberare in un bacio il meglio del tuo essere».
Molta strada è stata fatta da quando i prefetti della Dottrina della fede avevano come best seller titoli come Introduzione al cristianesimo.
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