Campo largo di nuovo minato dallo psicodramma primarie. Bonelli esclude l’asse con Iv

Testardamente perdenti: ora che le elezioni politiche si avvicinano (Giorgia Meloni vorrebbe votare nell’aprile 2027), il centrosinistra ha davanti due montagne da scalare, attraverso sentieri sterrati disseminati di mine politiche, ben congegnate e inserite nella nuova legge elettorale.
Prima montagna: se si vuole essere competitivi con il centrodestra nella corsa al premio di maggioranza, non si può fare a meno di nessuno, ma proprio nessuno, per capirci manco di Matteo Renzi con il suo 2%. La seconda: bisogna indicare il candidato premier prima delle elezioni. Entrambe le questioni ruotano intorno alla figura di Elly Schlein, la quale si è messa in testa un’idea meravigliosa: essere indicata come candidata in quanto leader del principale partito (sul modello del centrodestra) o attraverso le primarie, e avere il sostegno di una coalizione modello-Unione di Prodi, che vada da Mastella a Sinistra italiana. L’altro ieri, Giuseppe Conte, intervistato dal nostro direttore Maurizio Belpietro al «Giorno della Verità», alla domanda sulla leadership del centrosinistra ha dato una notizia, e non da poco: «Le primarie rimangono sul tavolo», ha argomentato l’ex premier, «come rimangono sul tavolo anche altre soluzioni. Quando ho parlato di primarie, anche Elly Schlein e altri esponenti del Pd si erano detti d’accordo, poi ho visto che c’è stata qualche titubanza. Ma rimangono sul tavolo anche altre soluzioni. Quali? Una potrebbe essere anche quella adottata nelle Regioni. Noi non abbiamo mai fatto primarie nelle Regioni, ma abbiamo di volta in volta rispetto ai soggetti candidati, rispetto alle forze di coalizione, valutato tutti insieme quale era il candidato più competitivo. Se si trova un candidato più competitivo», ha aggiunto Conte, «siccome dobbiamo andare a vincere, scegli quel candidato».
L’opzione-leader del primo partito, ovvero l’opzione Elly, sparisce dal tavolo, mentre Conte conferma l’ipotesi delle primarie e soprattutto non esclude di individuare il candidato più competitivo «come avvenuto per le Regioni», ovvero a tavolino. Uno smacco per i dem? Macché: «La notizia», dice alla Verità un esponente di primissimo piano del Pd, «è che Conte, che ha sempre fatto capire di voler essere lui a candidarsi a premier, per la prima volta dichiara di essere pronto a fare un passo di lato se lo fa anche la Schlein. Colgo in questo una novità molto importante, anche se bisogna capire se è pretattica o un ragionamento serio. La dichiarazione fatta a Belpietro si può leggere come: vabbè, può toccare a me, può toccare a lei, anche senza le primarie, ma può non toccare a nessuno dei due. Vediamo se fa sul serio, potrebbe anche voler dissimulare la sua intenzione di essere il candidato facendo una specie di finta».
Ok, ma la Schlein? «Lei è lanciata come un treno», aggiunge il nostro interlocutore, «ma da qui alla prossima estate dobbiamo vedere il clima».
E le primarie? «Ma non le vuole nessuno», argomenta la nostra fonte, «potrebbero essere un modo per sfasciare tutto». Intanto, però, Angelo Bonelli, co-leader di Avs, prende male una dichiarazione di Renzi, che ha detto: «Io devo portare al centrosinistra i voti di chi detesta Conte, Bonelli e Fratoianni». «Io segnalo a Renzi», dice Bonelli all’Adnkronos, «che noi dobbiamo invece recuperare un rapporto coerente nella politica, perché se c’è una persona che mi detesta, io mai gli chiederei di votarmi perché io ho rispetto del pensiero degli altri, anche di chi mi critica, e se pensiamo di costruire un’alleanza basata su questi presupposti, dico: fermiamoci. Per noi invece l’elemento della coerenza, anche della passione, dei valori è un elemento fondamentale. L’obiettivo», aggiunge Bonelli, «d’altronde, è quello di governare per cinque anni, non far saltare il banco una volta e se arrivati a Palazzo Chigi». Vuole fermarsi prima ancora di essere partito, Bonelli, il che dà la cifra del caos totale che regna dalle parti del centrosinistra. Apri, chiudi, sali, scendi, parti, frena, apri la porta, chiudi la porta, metti la cera, togli la cera. Sempre rispondendo a Belpietro, a una domanda sull’alleanza con Renzi, che lo ha defenestrato da Palazzo Chigi, Conte ha detto: «Non è una decisione da prendere adesso, adesso è il tempo del programma, dopo sarà il tempo di decidere chi coinvolgere in questo progetto, nel programma, valutare ovviamente tutte le condizioni che si presenteranno». Da qui la replica di Renzi. Ma arriva Dolores Bevilacqua, senatrice pentastellata, a fare la poliziotta buona: «La realtà dei fatti», dice la Bevilacqua a Sky Tg24, «è la costruzione da parte del campo progressista di un’alternativa al centrodestra, che si costruisce principalmente in base ai temi che stiamo portando al centro con battaglie comuni in Parlamento: il salario minimo, il congedo paritario, la posizione comune sul genocidio di Gaza. Il perimetro da parte del M5s è assolutamente inclusivo, noi non chiudiamo la porta in faccia a nessuno». La sensazione che abbiamo è che, considerato che il prossimo Parlamento eleggerà il successore di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica, in autunno ci sarà chi metterà un po’ di ordine in questo caos. O almeno ci proverà.






