2019-07-31
Ansa
Dopo il primo round di colloqui che non ha prodotto svolte, la diplomazia tra Stati Uniti e Iran resta in salita. In questo stallo emerge il Pakistan: negli ultimi mesi Islamabad ha rafforzato i rapporti con Washington e ora si propone come snodo decisivo per riaprire il dialogo.
La diplomazia tra Washington e Teheran è in salita. Ciononostante, i colloqui tenutisi sabato a Islamabad certificano il crescente peso del Pakistan.
Negli scorsi anni, i rapporti tra lo stesso Pakistan e gli Stati Uniti erano stati tutt’altro che idilliaci. Eppure, la situazione ha iniziato a mutare a maggio dell’anno scorso: in particolare, dopo che Donald Trump aveva dichiarato di aver mediato un accordo di cessate il fuoco tra Nuova Delhi e Islamabad. Il governo pakistano aveva quindi candidato il presidente americano al Nobel per la Pace. Non solo. Da allora, Trump ha costantemente rafforzato la propria sponda con il capo delle Forze armate di Islamabad, il generale Asim Munir.
È in questo quadro che, a luglio, Stati Uniti e Pakistan hanno raggiunto un accordo sulla cui base Washington si è impegnata a ridurre i propri dazi a Islamabad. Inoltre, sempre in virtù dell’intesa, gli Usa hanno acquisito la possibilità di effettuare esplorazioni petrolifere in territorio pakistano. Era inoltre lo scorso gennaio, quando Islamabad ha formalmente accettato l’invito di Trump a entrare nel Board of Peace per Gaza. Senza trascurare che, il mese precedente, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, aveva ringraziato il Pakistan per la sua offerta a prender parte alle forze di stabilizzazione nella Striscia.
Insomma, negli ultimi dodici mesi i rapporti tra Washington e Islamabad si sono significativamente rafforzati. Tanto che la Casa Bianca si è affidata principalmente al Pakistan per cercare di avviare un processo diplomatico volto a chiudere la guerra in Iran. Ma quali sono state le ragioni di questa svolta? Trump ha innanzitutto visto nel Pakistan un attore che gli consentisse di controbilanciare l’India: quell’India con cui gli Stati Uniti, nel 2025, hanno avuto notevoli tensioni commerciali. In secondo luogo, la Casa Bianca punta a indebolire gli storici legami che intercorrono tra Islamabad e Pechino. Infine, ma non ultimo, Trump guarda con interesse anche alle risorse minerarie del Pakistan (non a caso, a ottobre il Paese ha de facto avviato con gli Usa una partnership nel settore dei minerali strategici).
Dall’altra parte, anche Islamabad fa ovviamente i suoi calcoli. Il Pakistan voleva ricucire con Washington dopo anni di rapporti complicati. Inoltre, venendo al conflitto iraniano, Islamabad teme di finirci coinvolta a causa di un patto di mutua assistenza che ha sottoscritto con l’Arabia Saudita. È anche per questo che il governo pakistano sta cercando in tutti i modi di promuovere la diplomazia tra Washington e Teheran.
Continua a leggereRiduci
Francesco Sofia (direttore Digital Transformation di Agea): «Stiamo investendo molto sull'intelligenza artificiale come strumento di semplificazione».
iStock
Imprese, filiere, territori. Osservatorio sul Merito racconta un sistema vivo, che evolve senza perdere la propria identità.
C’è un’Italia che, pur tra le incertezze globali, continua a produrre, innovare e competere. È l’Italia del Made in Italy, che celebra ogni 15 aprile la sua Giornata Nazionale, non con un singolo prodotto o un unico settore, ma con la sua innata capacità di coniugare bellezza e innovazione, visione strategica e cultura d’impresa.
Dalle politiche del ministero delle Imprese e del Made in Italy (rappresentato dal vice ministro Valentino Valentini e da Paolo Quercia, direttore della Divisione studi e analisi) alle strategie di internazionalizzazione (Paolo De Castro, presidente Nomisma), dall’accesso ai capitali (Marta Testi, ceo Elite- Gruppo Euronext) alla sostenibilità, fino al ruolo centrale delle filiere e del capitale umano, Osservatorio sul Merito restituisce una lettura articolata e concreta delle traiettorie di sviluppo del Paese. Percorsi che richiedono competenze specifiche, come ricordano il sottosegretario al ministero dell'Istruzione, Paola Frassinetti, e Giovanni Brugnoli, presidente della Fondazione imprese e competenze per il Made in Italy. Valorizzare l’eccellenza dei nostri settori di punta significa attrarre e formare le nuove generazioni affinché ne raccolgano l'eredità, conducendola nel futuro. Rendere strutturale il dialogo tra aziende, scuola e territorio è ormai un passaggio imprescindibile. Così come serve un cambio di paradigma per le Pmi, chiamate a fare sistema, condividere competenze e sviluppare sinergie per affrontare mercati esteri, transizione digitale e sostenibilità. Vincenzo Polidoro, numero uno di AssoNEXT, indica direttrici da seguire e le criticità da superare.
I leader del made in Italy. In un momento storico in cui l’identità produttiva italiana rappresenta non solo un patrimonio culturale ma anche una leva strategica per la competitività globale, il ruolo di chi promuove e tutela il made in Italy diventa centrale. Romina Nicoletti, che guida l'Italian Delegation Made in Italy con misure tese a rafforzare la reputazione dei prodotti italiani sui mercati internazionali, presenta il Premio Leader del Made in Italy Award, che rende omaggio agli imprenditori distintisi nella promozione del saper fare italiano nel mondo. La cerimonia di premiazione, che si terrà a Roma il 19 maggio, sarà anticipata da una conferenza di alto livello, che farà da piattaforma di confronto sulla competitività del Paese.
Fedeli alla qualità. In Osservatorio sul Merito emergono le esperienze di imprenditori e imprenditrici di settori diversi (Paglieri, Fiorentini Alimentari, Gentili Mosconi, Bruno Generators, Kartell) unite però da una stessa tensione: restare fedeli alla qualità del made in Italy e, allo stesso tempo, affrontare le sfide di un mercato sempre più complesso. Dalla manifattura all’agroalimentare, dall’energia alla finanza, fino al design e alla ristorazione, emerge una visione chiara: innovare non è più un’opzione, ma una condizione necessaria per restare competitivi. Lo scenario internazionale richiede strategie sempre più selettive. E sullo sfondo resta la necessità di un sistema capace di accompagnare davvero la crescita, mettendo in relazione imprese, istituzioni e finanza. L'Italia può continuare a distinguersi solo se saprà fare sistema, valorizzare le proprie radici e trasformarle in leva per il futuro. Perché il vero punto di forza, oggi più che mai, non è soltanto ciò che il Paese produce, ma il modo in cui riesce a farlo.
Per scaricare il numero di «Osservatorio sul Merito» basta cliccare sul link qui sotto.
Continua a leggereRiduci
Matteo Salvini (Ansa)
Il leader leghista: «Noi stiamo con i cittadini che non ragionano come la sinistra».
Il 18 aprile la manifestazione dei Patrioti della Lega in piazza del Duomo a Milano ci sarà, ma reazioni e polemiche non si fermano. Il Pd a Palazzo Marino, tramite la presidente del Consiglio comunale di Milano, Elena Buscemi, nei giorni scorsi aveva provato a esortare Prefettura e Questura per annullare l’evento, ma senza esito.
Lo stesso sindaco, Beppe Sala, ha ammesso che non ci sono elementi per vietarla ma, nonostante questo, Buscemi non ha intenzione di ritirare l’ordine del giorno, che arriverà regolarmente in Aula oggi. La piddina chiede «un voto politico all’aula contro il Remigration summit, che è assolutamente xenofobo e razzista». Un voto che andrebbe contro il parere di Questore e Prefetto, unici titolati a decidere sui requisiti di ordine pubblico dell’evento e che avevano già dato il proprio assenso in nome del diritto di espressione di tutti. «Buscemi ha chiesto al prefetto di vietare piazza Duomo. Ma chi è? Il Duce? Poi ognuno la pensi come vuole. Non le piace la piazza dei Patrioti? Non ci sarà. Però io non ho mai presentato un ordine del giorno come Lega per impedire un comizio di Schlein, Conte, Renzi o chiunque altro. Mi sembra un atteggiamento volgarmente violento», ha dichiarato ieri il vicepremier Matteo Salvini. «Mi fa strano che un partito che si dice democratico voglia impedire che in piazza Duomo ci siano cittadini italiani che non la pensano come la sinistra, che vogliono aiutare famiglie e imprese. Quindi è un atteggiamento da vecchi fascisti, non da democratici». Inoltre il leader del Carroccio ha precisato: «Parleremo di sicurezza, di pace, di identità e di contrasto al fanatismo islamico: non c’è in nessun manifesto il termine “remigrazione”. Che, peraltro, non mi spaventa perché siamo in democrazia e ognuno è libero di portare avanti le sue idee. Noi vogliamo un contrasto serio, importante e ancora più deciso all’immigrazione clandestina ma nessuno si sogna di rimandare a casa gli immigrati regolari per bene che sono qua», ha aggiunto Salvini.
Contro la censura rossa il deputato leghista Igor Iezzi: «I tentativi della sinistra di bloccare la manifestazione sono sconcertanti e avvelenano il clima politico. Non vorremmo ci fossero reazioni violente come quelle viste in altre occasioni, anche all’estero, e ricordo con preoccupazione le accuse che le autorità ungheresi hanno mosso a Ilaria Salis e ad altri estremisti di sinistra. Sto valutando di andare in procura per denunciare gli esponenti di sinistra che hanno invocato il bavaglio per istigazione a delinquere».
Nel frattempo anche i centri sociali milanesi hanno deciso di mobilitarsi come annunciato con un comunicato online che mistifica i reali presupposti dell’evento: «Salvini ha chiamato a raduno le sue schiere per ospitare un ripugnante comizio che invocherà odio, razzismo, sessismo, repressione, controllo dei corpi, militarizzazione e suprematismo». Ad intervenire contro l’intolleranza dell’estrema sinistra anche l’europarlamentare della Lega Silvia Sardone: «Comunicando la loro presenza, i delinquenti dei centri sociali ci regalano un annuncio delirante».
E sempre ieri Salvini è tornato a parlare della situazione economica: «O lo cambiano, sto patto di stabilità, oppure se continueranno a non sentirci, faremo da soli. La priorità è sbloccare le norme europee che ci impediscono di aiutare gli italiani in difficoltà, tutto il resto viene dopo. La cosa assurda è che ancora oggi con le crisi in corso Bruxelles permetta agli Stati di spendere miliardi per le armi, ma impedisca all’Italia di spendere altrettanti soldi per aiutare chi non ce la fa».
Continua a leggereRiduci






