Oltre due ore davanti alla commissione per gli Affari economici e monetari del Parlamento europeo a Bruxelles per parlare dei primi 25 anni dell’euro. Christine Lagarde non si è sbottonata sul primo taglio dei tassi dopo dieci rialzi consecutivi . Tuttavia si è confermata, ancora una volta, come il capo del partito dei «falchi», con quartier generale in Germania, che attualmente governa la Bce. Anche a costo di andare ben oltre il suo mandato parlando di transizione verde e difesa dell’ambiente. Per finanziare questa rivoluzione, secondo il presidente della Bce, serve maggior integrazione fra le banche e l’Unione bancaria.
Ma siamo sicuri che sia proprio così? La gita nel campo della politica non appartiene al mandato della Bce. Lo statuto, secondo quanto stabiliscono i trattati dell’Unione, prevede solo l’obbligo di mantenere la stabilità dei prezzi. Vuol dire tenere l’inflazione intorno al 2%. Stop. Tutto il resto è una libera interpretazione. Favorire la rivoluzione verde non è materia di cui si debba occupare una Banca centrale. Il suo perimetro di intervento è legato alla politica monetaria e alla manovra sui tassi d’interesse. Nient’altro.
Già il piano di acquisti di titoli del debito pubblico (quantitave easing) varato da Mario Draghi per evitare il collasso dell’euro era un’operazione che superava i confini e infatti ci vollero anni per renderla operativa. A imporla furono le circostanze eccezionali che certamente non fanno più parte della contemporaneità Decidere sull’integrazione del mercato dei capitali, a cominciare dall’Unione bancaria, non è un tema tecnico ma una scelta politica. Soprattutto se legata a una materia completamente estranea alle deleghe della Banca centrale come la rivoluzione green. All’interno di questo perimetro i soli a poter decidere sono le istituzioni che esprimono la volontà popolare. Non ci possono essere interventi a gamba tesa.
Il Parlamento italiano nella sua sovranità ha bocciato il trattato di riforma del Mes che rappresenta premessa dell’Unione bancaria e poi dell’integrazione fra i mercati dei capitali. Insistere come fa la Lagarde su questo tema significa violare la sovranità degli Stati.
Non è nemmeno la prima volta che il presidente francese della Bce si rende protagonista di inappropriate invasioni di campo. Lo fa spesso quando mette in guardia perché la rielezione di Donald Trump nel 2024 «sarebbe una minaccia per l’Europa». Affermazione tutta dimostrare. Comunque inappropriata da parte di un banchiere centrale. Una violazione palese visto che gli elettori Usa hanno il pieno diritto di portare alla Casa Bianca chi ritengono più adeguato. Non sentono certo il bisogno di conoscere le opinioni della Lagarde. Tanto più che le sue intemerate sembrano esprimere le preoccupazioni di ben definiti circoli economici tedeschi. Non bisogna dimenticare che minacce (più verbali che reali) espresse da Trump contro l’export europeo in Usa avevano come primo bersaglio proprio i commerci provenienti dalla Germania. A cominciare dall’auto
Ma è soprattutto sui metodi per battere l’inflazione che la Lagarde, dopo aver minimizzato i suoi sbagli («Le nostre proiezioni presentavano errori. Ora le nostre stime che prima erano al rialzo sull’inflazione sono diventate al ribasso») dimostra di essere il capo del partito dei falchi, il cui quartier generale si trova nella sede della Bundesbank. I tassi per il momento non si toccano. E perché? Perché secondo la Lagarde funziona solo il canone dell’austerità. Un parametro costruito in Germania. «La crescita salariale continua a essere forte», ha dichiarato il presidente della Bce al’Europarlamento, «e si prevede che diventerà un motore sempre più importante della dinamica dell’inflazione nei prossimi trimestri, riflettendo la tensione sui mercati del lavoro e le richieste dei lavoratori di compensare l’inflazione». Il lungimirante indicatore salariale della Bce «continua a segnalare forti pressioni salariali».
Una impostazione nettamente opposta a quella di Fabio Panetta. Il governatore della Banca d’Italia ed ex componente del direttivo della Bce si conferma il capo delle colombe. Non solo esprime posizioni in netta divergenza con la Lagarde ma addirittura scavalca Maurizio Landini. Sabato all’assemblea degli operatori finanziari (Forex-Assiom) ha usato accenti più adatti al capo della Cgil che non a un banchiere centrale. «Con pressioni inflazionistiche che volgono al ribasso», ha detto, «e di contro profitti delle imprese elevati, un qualche recupero del potere d’acquisto dei salari, dopo le perdite subite, è fisiologico e potrà sostenere i consumi e la ripresa dell’economia».
Se Landini non avesse smesso di fare il sindacalista preferendo occuparsi di politica avrebbe dovuto cavalcare le parole di Panetta. Ma ormai la Cgil agisce come partito d’opposizione anziché come rappresentanza dei lavoratori.
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