Il Sahel brucia ancora: l’attacco a Niamey mette sotto pressione il Niger

L’attacco all’aeroporto internazionale Diori Hamani della capitale del Niger è stato rivendicato dal gruppo Jnim (Gruppo di Sostegno all’Islam e ai musulmani), il rappresentante di al Qaeda nel Sahel, che ha diramato un comunicato pubblicato su Chirpwire dalla sua fondazione di propaganda Az-Zallaqa.
Questa operazione, respinta con grande fatica dalle forze speciali nigerine, assistite dai mercenari russi dell’Africa Corps, ha visto la morte di 13 persone, 11 membri delle forze armate e due civili, mentre altre 4 persone sono rimaste ferite in maniera grave. Il generale Salifou Mody, attuale ministro della Difesa del Niger, ha dichiarato che 23 islamisti sono stati uccisi e che un’imponente caccia all’uomo sarebbe ancora in atto, mentre una ventina di persone sono già state arrestate. I militari da ieri stanno perlustrando tutta l'area intorno all'aeroporto e alla base aerea militare della capitale, e hanno provveduto a demolire una serie di insediamenti abusivi. Le polizia nigerina è alla ricerca di militanti che durante la fuga sarebbero stati nascosti dalla popolazione locale, che il governo accusa di praticare una forma di fiancheggiamento ai terroristi. Intanto gli investigatori stanno ricostruendo la dinamica dell’attacco che ha visto arrivare gli aggressori a bordo di due veicoli bianchi, anche se un testimone ha raccontato di un terzo possibile arrivo con un taxi, portando a tre le auto giunte nel perimetro che sarebbe dovuto essere irraggiungibile. Un’altra fonte della sicurezza interna ha raccontato che un gruppo di aggressori era nascosto dalla sera precedente in un edificio della dogana dell'aeroporto e sono stati loro ad uccidere quattro agenti di sicurezza.
Questo farebbe pensare a un basista all’interno del Diori Hamani che avrebbe facilitato l’assalto dei terroristi. L’operazione contro l’aeroporto e le sue basi era inserita in un quadro molto più ampio che il giorno precedente aveva visto due attacchi coordinati contro le basi militari di Banibangou e Inates situate nella regione occidentale di Tillaberi. A Banibangou sono stati uccisi 10 soldati dell’esercito nigerino e altri 40 feriti gravemente, mentre a Inates i militari hanno addirittura abbandonato la loro base che sarebbe adesso in mano ai jihadisti. L'aeroporto internazionale di Niamey e le basi militari ospitate restano da sempre l’obiettivo primario delle forze islamiste, che vogliono rovesciare la giunta militare al potere dal 2023. Qui ha sede il quartier generale dei mercenari russi dell’Africa Corps, le forze dell’Alleanza del Sahel (AES), formate da soldati provenienti da Mali e Burkina Faso e anche il contingente italiano, in Niger per addestrare i paracadutisti. In un deposito dell’aeroporto sono anche accatastate 1000 tonnellate di uranio che è stato sequestrato a un’azienda francese, dopo la rottura con Parigi, ed è destinato a Mosca e che potrebbe essere il vero obiettivo degli islamisti.
Il presidente della giunta Abdourahamane Tchiani ha rassicurato la popolazione dichiarando che la situazione era tornata sotto controllo e che l’esercito nazionale aveva respinto gli aggressori, ma il Niger appare sempre più fragile. Nel gennaio scorso era invece stato lo Stato Islamico della Provincia del Sahel (ISSP) erede dello Stato Islamico del Grande Sahara, branca locale dell'Isis, a rivendicare un attacco al complesso aeroportuale, dove erano rimasti uccisi venti combattenti e quattro soldati regolari. Tutto il Sahel è ormai da anni sottoposto alla pressione dei due network del terrorismo internazionale che si sono radicati in questa area vitale per raggiungere il Mediterraneo. I due gruppi di JNIM e ISSP sono arrivati a combattersi fra di loto per aumentare la propria influenza nella regione, scontrandosi per la prima volta in Niger nell’aprile scorso. La rivalità e la competizione di lunga data per il predominio regionale stanno alimentando attacchi sempre più frequenti e di grande impatto contro obiettivi strategici per dimostrare la debolezza dei governi africani ed espandere la propria influenza.






