Decine di migliaia di ulivi sono stati distrutti con la scusa di arrestare la diffusione della «Xylella fastidiosa», il patogeno batterico che da più di 10 anni rappresenta un’emergenza in Puglia tanto da giustificare la quarantena e l’abbattimento sistematico di esemplari secolari.
In realtà, moltissime piante non sarebbero infette e lo spettro del batterio che riduce maestosi ulivi a distese di scheletri verrebbe agitato per «finalità geopolitiche estranee agli interessi nazionali», come afferma un rapporto dei carabinieri di Bari.
A svelare questi inquietanti retroscena è stato il servizio di Angela Camuso andato in onda ieri sera da Fuori dal coro, la trasmissione che Mario Giordano conduce su Rete4. «Avevano l’interesse di tenere alto il livello del terrorismo dell’emergenza perché serve la terra, evidentemente. Per fare lottizzazioni, pannelli fotovoltaici, eolici», dichiara alla giornalista l’agricoltore Giuseppe Vinci di Ulivivo.
Sono state proprio decine di comitati e di associazioni della Puglia a presentare nel 2018 un esposto alle Procure dei tribunali di Bari, Brindisi, Taranto e presso la Corte dei conti regionale, perché si facesse luce sull’«ecocidio» prodotto da misure per il contenimento della Xylella che non solo si sono rilevate inefficaci, ma rappresentano «un enorme raggiro ai danni delle popolazioni pugliesi, in particolare della comunità degli agricoltori», hanno segnalato alla Camera dei deputati, inviando parte degli atti prodotti.
Documenti che denunciano situazioni gravissime, come abbiamo potuto vedere ieri nel servizio televisivo. «L’eradicazione delle grandi distese di uliveti è sollecitata dal business dell’agroenergia al fine di conseguire enormi guadagni attraverso speculazioni connesse alla trasformazione del territorio», si legge nel documento depositato il 25 febbraio del 2019 dai carabinieri della polizia giudiziaria della Procura di Bari.
Il vero obiettivo, di un’emergenza creata ad arte, era di generare allarmismo così da giustificare l’abbattimento di piante per poi sfruttare terre desertificate. Dalle indagini, infatti, è emerso che la gestione del patogeno sul territorio pugliese non era frutto solo di «studi scientifici ma, piuttosto, visti i tempi e le dinamiche con cui la questione è stata trattata, si ritiene, frutto di decisioni interessate, mediate da frange deviate di appartenenti alla ricerca scientifica e a decisori politico-economici», dichiarano i carabinieri.
Questo scempio ha il suo fondamento «su una gestione dei dati epidemiologici e geografici manipolata», scrivono. Intere aree che venivano dichiarate infette, quando in realtà non lo erano perché con la scusa della prevenzione si potevano abbattere anche piante sane. Un’emergenza «usata per fini economici», non hanno dubbi gli investigatori. Era stata compiuta la «scelta un famigerato patogeno da quarantena, da tramutarsi in una fonte di guadagno che dura ormai da un decennio».
Non appare casuale che dopo l’abbattimento di migliaia di piante, nel 2021 venga presentato il progetto del nuovo Parco eolico Latiano, che prevede la realizzazione di almeno tredici aerogeneratori o turbine eoliche.
«Qui passava il sentiero degli ulivi secolari, 600 piante sono state distrutte, ridotte a cippato che serve ad alimentare le centrali a biomassa», fa notare un agricoltore indicando la distesa di terra bruciata. «Altro grande affare del falso green», segnala Fuori dal coro.
Anche se consapevoli della «enormità della vicenda», i carabinieri sono costretti a scrivere in conclusione che «pur disponendo di un vastissimo quadro indiziario e probatorio», non è stato possibile «dare un volto chiaro e definitivo» ai responsabili. Infatti, il pm ha chiesto l’archiviazione.
«I nostri ulivi si potevano salvare, almeno una gran parte delle piante», è il commento desolato di uno degli agricoltori. A dargli ragione è la cronaca di questi ultimi giorni. In provincia di Lecce, nelle campagne tra Galatone e Collepasso, centinaia di ulivi colpiti dalla Xylella sono tornati a produrre olive e olio. «È come se naturalmente le piante abbiano sviluppato una resistenza e siano rinate», hanno spiegato gli esperti del progetto di cooperazione transfrontaliera «SusAgri» che vede coinvolte Italia, Albania e Montenegro, nel corso della due giorni organizzata dal Parco Regionale delle Dune Costiere, in provincia di Brindisi. «Il maggior contenuto di polifenoli riscontrato ha reso migliore la qualità di questo nuovo olio rispetto a quello tradizionalmente più dolce», ha spiegato Franco Fanizzi, docente dell’Università del Salento. Si poteva e si può convivere con il batterio, «come hanno dimostrato le cure già sperimentate con successo e verificate», ha sottolineato Michele Lastilla, direttore dell’area naturale protetta nel Salento settentrionale.
Ma la Xylella era solo l’alibi per saccheggiare l’ambiente e farne terra di energia fotovoltaica.
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