- Il blocco alle esportazioni deciso da Mosca, insieme alla guerra in Nagorno e al taglio produttivo di Riad, farà schizzare i prezzi alla pompa. Su cui il governo ha le mani legate.
- Il Paese di Greta taglia il budget per il clima e annuncia l’aumento delle emissioni.
Lo speciale contiene due articoli.
A sorpresa, la Russia decreta lo stop alle esportazioni di benzina e diesel verso i Paesi al di fuori della ristretta cerchia dei membri dell’Unione economica eurasiatica, ovvero Kazakistan, Armenia, Bielorussia e Kirghizistan. Il blocco viene definito temporaneo dalle autorità di Mosca, ma non è stato fornita una scadenza. «Restrizioni temporanee contribuiranno a saturare il mercato del carburante, che a sua volta ridurrà i prezzi per i consumatori», scrive il governo russo in una nota diffusa pochi giorni fa. Il divieto è a tempo indeterminato e ulteriori azioni dipenderanno dalla saturazione del mercato, secondo il viceministro russo dell’Energia, Pavel Sorokin. Secondo il ministero, il provvedimento servirebbe ad impedire le esportazioni non autorizzate di carburanti.
Negli ultimi mesi, infatti, la Russia si è trovata a corto di carburanti e i prezzi all’ingrosso sono saliti. I prezzi al dettaglio sono stati invece calmierati dal Cremlino, per cercare di contenere l’inflazione. A quanto sembra, la debolezza del rublo e il prezzo calmierato a valle hanno spinto molti operatori a privilegiare l’export, mettendo così in crisi il mercato interno. «Ci aspettiamo che il mercato ne risenta positivamente abbastanza in fretta. Ma poi tutto dipenderà dalla saturazione del mercato», ha detto Sorokin. La chiusura delle frontiere in uscita arriva dopo che nei primi venti giorni di questo mese l’export di prodotti raffinati dalla Russia era già calato drasticamente, di quasi il 30% rispetto allo stesso periodo di agosto. I timori del governo russo sono soprattutto legati alle attività agricole, di raccolta del grano segnatamente, per la quale serve molto gasolio.
La Russia è uno dei maggiori esportatori di diesel. Nel 2022, nonostante la guerra in Ucraina, il price cap e l’embargo, Mosca ha esportato 35 milioni di tonnellate di diesel. Una crisi interna dei prezzi dei combustibili, in vista dell’inverno, sarebbe un problema anche politico per Vladimir Putin, considerato che nel prossimo marzo ci saranno le elezioni presidenziali. All’annuncio, giovedì, le quotazioni del gasolio sul mercato Ice sono salite oltre i 1.000 dollari a tonnellata, per poi assestarsi poco sotto tale soglia. I prezzi internazionali di diesel e benzina sono in crescita dai primi di maggio, con riflessi che giungono anche ai distributori del nostro Paese. A portare tensione sui mercati non è solo l’improvviso blocco da parte della Russia. Già le quotazioni del greggio sono ormai stabilmente sopra i 90 dollari al barile, dopo che proprio la Russia e l’Arabia Saudita hanno annunciato il prolungamento dei tagli alla produzione fino alla fine di quest’anno. In più, le tensioni tra Armenia e Azerbaijan, grande produttore di petrolio, alimentano l’incertezza. Non ultimi, si segnalano numerosi problemi di manutenzione nelle raffinerie degli Stati Uniti. Le interruzioni delle attività di molte raffinerie americane pesano sulla possibilità di rimpinguare le scorte dei carburanti, generando così forte tensione sui prezzi. Un altro problema, dopo quello saudita, per Joe Biden. L’incredibile aumento del 50% dei guasti nei primi otto mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2022 si è verificato proprio mentre si accrescevano le manutenzioni programmate, a causa del super-lavoro degli ultimi mesi. Localmente, negli Usa, i prezzi della benzina possono essere molto diversi. ll prezzo alla pompa in California è in media a 5,77 dollari al gallone (con punte di 6 a San Diego e a Los Angeles), mentre la media americana è a 3,84 (pari a circa 94 centesimi di euro al litro). Per il momento, i prezzi alla pompa in Italia reggono, nonostante l’aumento delle quotazioni all’ingrosso. Nell’ultima rilevazione ufficiale del ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) di giovedì 21 settembre il prezzo medio della benzina al self-service era di 2,00 euro al litro, mentre per il diesel, sempre self-service, il prezzo medio nazionale era di 1,94 euro al litro. Sui due combustibili grava l’accisa pari a 0,728 euro al litro nel caso della benzina e a 0,617 euro al litro nel caso del diesel. Proprio la questione politicamente delicata delle accise sui carburanti ritorna, nel nostro Paese. Il governo di Giorgia Meloni porterà in Consiglio dei ministri il prossimo lunedì, sembra, un provvedimento da 100 milioni che estende ai carburanti la possibilità di utilizzo della social card destinata a nuclei familiari con Isee al di sotto dei 15.000 euro. Non si hanno invece ancora notizie del meccanismo cosiddetto di «accisa mobile», che ridurrebbe le accise perché compensate dai maggiori introiti dell’Iva in presenza di aumenti dei prezzi. In teoria, il cosiddetto Decreto carburanti (legge 10 marzo 2023, n.23) prevede che l’accisa mobile si applichi quando nel bimestre precedente la media del prezzo in euro del petrolio Brent sia superiore a quella previsto nel Documento di economia e finanza (Def) ultimo approvato. Nell’attuale Def il petrolio era fissato a 77,4 euro al barile, mentre le quotazioni del barile sono sopra tale soglia solo dalla fine di agosto. Non ci sarebbero quindi ancora le condizioni per far scattare la salvaguardia.
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