Colture in fumo sul Vesuvio. L’Etna erutta, voli a rischio
Ansa
Gli incendi sul vulcano campano non si fermano, la Procura di Nola apre un fascicolo. In Sicilia nuova colata lavica a quota 3.000 metri: allerta arancione allo scalo di Catania.

Vacanze, che stress. Tra disagi nei trasporti, rincari, episodi di delinquenza ed eventi climatici estremi con l’alternanza di caldo torrido e improvvisi rovesci temporaleschi di dimensioni importanti, la pausa dal lavoro è sempre meno riposante. E ora ci si mettono pure i vulcani.

Il Vesuvio è stato avvolto dalle fiamme per un incendio che si è sviluppato venerdì notte e si è propagato per più di 3 chilometri. Oltre 500 ettari di vegetazione sono stati ridotti in cenere, rendendo l’aria irrespirabile, con le fiamme che hanno rischiato di lambire l’abitato del Comune di Terzigno. Non c’è stato un pericolo diretto per case e persone ma sono state compromesse le attività di agriturismo particolarmente diffuse in quell’area e i relativi percorsi di degustazione. Vigneti pregiati come il Lacryma Christi Dop, proprio durante il periodo che culmina con la vendemmia, sono stati danneggiati. «Il Vesuvio è anche il regno dell’albicocca Pellecchiella e del pomodorino del Piennolo Dop. Insomma un disastro ambientale ma anche agricolo», avverte Coldiretti. Inevitabile l’impatto sul turismo e già sono stati segnalati ingenti danni alle attività ricettive.

Il Vesuvio richiama visitatori da tutto il mondo che ora potrebbero essersi spaventati e aver cambiato i programmi, senza contare quelli sul posto, indotti ad accorciare la permanenza. Sabato sera il ministro Nello Musumeci ha decretato «lo stato di mobilitazione straordinaria del servizio nazionale di Protezione civile». In mattinata si è svolta una riunione del Centro coordinamento soccorsi, convocata dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, per monitorare da vicino le operazioni di spegnimento ed è stato attivato un presidio sanitario fisso H24 presso l’Unità di crisi locale di Terzigno. Sul posto sono arrivate colonne mobili di operatori della Protezione civile nazionale e da varie altre Regioni, Canadair e elicotteri oltre a 15 squadre di volontari per la bonifica a terra dell’incendio. Ieri erano attivi tre fronti di fuoco. Intanto, la Procura di Nola ha aperto un fascicolo: al momento non sono state definite le ipotesi di reato, in attesa della relazione che sarà presentata dai carabinieri forestali, né tanto meno ci sono indagati. Nell’estate del 2017 le fiamme devastarono il Vesuvio con una ferocia senza precedenti. In quel caso venne accertata l’origine dolosa, che è ora lo stesso sospetto dei sindaci. Dai cittadini di Terzigno un’accusa: piccoli incendi nella pineta locale erano stati segnalati da cinque giorni, probabilmente sottovalutati fino al disastro divampato venerdì, complici il vento e le alte temperature. C’è stato anche un ferito, durante le attività di bonifica a piedi per lo spegnimento dell’incendio, un volontario della Protezione civile che è stato colpito alla testa da un arbusto di medie dimensioni.

Dalla Campania alla Sicilia, un altro vulcano fa parlare di sé. L’Etna è tornato a dare spettacolo. A 3.000 metri di altezza si è aperta una nuova bocca effusiva da dove è uscita una colata lavica che si è diretta verso Sud. Il terreno è stato posto subito sotto l’attenzione dell’Istituto di geofisica e vulcanologia. Da un punto di vista sismico, non ci sono variazioni di rilievo ma è scattato immediato l’allarme per i voli dagli aeroporti siciliani, in particolare da e verso quello di Catania. L’eruzione coincide con la settimana più calda dal punto di vista turistico. Gli aeroporti della Regione sono tutti molto affollati e l’eruzione dell’Etna potrebbe peggiorare il flusso già più lento del normale. Il vulcano, però, è anche un’attrazione quando è in attività per gli appassionati di questi fenomeni naturali. Sono stati segnalati un numero maggiore di richieste di escursione per vedere la colata lavica.

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