In Italia, nel 2015, le morti da caldo sono state «circa 10.000, contro 57.600 da freddo. I decessi che sopravvengono durante un’ondata di caldo ricevono un’attenzione sproporzionata rispetto a quelli provocati dal freddo per la semplice ragione che i primi sono più mediatici rispetto ai secondi».
Lo dichiarava, in un intervento su Il Sole 24 Ore, l’ambientalista Bjorn Lomborg, presidente del think tank Copenhagen consensus center, autore di Falso allarme. Perché il catastrofismo climatico ci rende più poveri e non aiuta il pianeta, pubblicato in Italia nel 2024. Parole attualissime, anche se datate 2017. Accusato di negazionismo, in realtà considerato uno dei dieci migliori pensatori globali, Lomborg ha fatto notare che negli ultimi 100 anni il numero di morti per disastri legati al clima è diminuito del 97-98% mentre, nel contempo, è quadruplicata la popolazione globale.
«Quindi il rischio individuale di morire per disastri legati al clima si è ridotto di oltre il 99%». Non solo, aggiungeva che a «livello mondiale si stima che, per la metà del secolo, moriranno 1,4 milioni di persone in meno a causa dell’aumento delle ondate di caldo e della diminuzione di quelle di freddo». Lo si poteva verificare anche dando uno sguardo a quanto accaduto nel 2023, giudicato l’anno più caldo sulla Terra nell’ultimo secolo e mezzo: confrontando i decessi mensili in Italia per tutte le cause di quell’anno rispetto alla media degli anni 2015-2019, emerge (oltre ai picchi invernali registrati sempre tra novembre e gennaio, dovuti probabilmente ai virus influenzali tipici del periodo, ndr) che a luglio c’erano stati circa 2.000 morti in più (un’ondata di calore, quella del luglio di due anni fa, che potrebbe equivalere a quella «anticipata» che stiamo vivendo da metà giugno, ndr). Ogni mese, ricordiamo, muoiono circa 58.000 persone, ovvero 1.933 circa al giorno. Invece, siamo costretti a leggere paginate zeppe di dichiarazioni allarmistiche, ad ascoltare previsioni che diffondono ecoansia circa ecatombi provocate da temperature infernali.
Quando nel 2003, anno contraddistinto da un inverno molto rigido e un’estate torrida, l’allora ministro della Salute, Girolamo Sirchia, dispose un’indagine epidemiologica, poi realizzata dall’ufficio statistica del Centro nazionale di epidemiologia e sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità, da quello studio emerse un incremento di 2.244 decessi (pari al 36%) dal 16 luglio al 15 agosto 2003. Si era passati da 6.241 persone (di tutte le età) decedute nel 2002 a 8.485.
Nell’indagine si precisava che la letteratura scientifica internazionale indicava il caso tipico del deceduto per eccesso di calore così: «Un soggetto molto anziano; con una preesistente malattia; vive da solo; ha casa piccola; abita ai piani alti; ha basso livello socio-economico; non ha condizionamento d’aria». Basta tutto ciò a fare queste categorie di persone delle potenziali vittime del caldo? E contare i decessi causati dal caldo estremo è difficile, spesso non figura nei certificati di morte. L’ottantacinquenne deceduto a Genova è morto «per» caldo o «nel» caldo in quanto già sofferente di qualche grave patologia? Saperlo non lo riporterà in vita ma, almeno, servirebbe a placare un po’ di isterismi sull’estate killer.
Ci sono stati morti in acqua e sulla spiaggia in pieno sole, un povero autista settantatreenne è morto sul camion che era meglio non guidasse a quell’età, ma senza sapere il perché dei malori possiamo rispettare il dolore dei familiari, non parlare di vittime del caldo.
Al post di ieri del Corriere della Sera, che su Facebook segnalava i suoi articoli sui morti per le ondate di calore estremo, un utente di nome Dante ha commentato: «Quando ero bambino ricordo che al mio paese la vita si fermava tra le 12.30/13 e le 17/17.30. Gli anziani stavano al fresco nei cortili, i bambini davanti alla tv, ogni attività era bandita. Oggi si pretende di fare tutto a tutte le ore».
Un signore di 82 anni, Francesco, ha portato la sua testimonianza: «Ricordo che, quando ero molto più giovane, ad agosto sono stato a Montecatini Terme. Appena arrivato, ho visto le locandine dei giornalai che dicevano: otto morti dal caldo in due giorni. Incuriosito, ho acquistato il giornale locale che riportava la notizia. Si, erano decedute otto persone. Quella più giovane aveva 78 anni, la più vecchia ne aveva 98. Io allora ero ancora nei 50 e ricordo che avevo commentato: quando arrivi a una certa età, di qualcosa devi pur morire». Anche Maria Grazia regala pillole di saggezza: «Questa estate si muore solo di caldo, le patologie sono in ferie».
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