2025-02-10
VOTAntonio | Ursula sfoglia la margherita: green deal o non green deal?
content.jwplatform.com
A sette mesi dalla sua elezione, Von der Leyen predica vagamente continuità nonostante il disastro annunciato.
A sette mesi dalla sua elezione, Von der Leyen predica vagamente continuità nonostante il disastro annunciato.
Una voce nel deserto. Così appare Leone XIV nella descrizione che ne fa il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinal Matteo Zuppi. Uno che parla al vento, non proprio un complimento.
«Il Papa è purtroppo inascoltato. Ed è preoccupante che specialmente i cristiani non lo prendano sul serio, non lo sostengano pubblicamente, ancor più nelle scelte». Il tema è il ritorno della guerra. È questo il cuore dell’omelia che l’arcivescovo di Bologna ha tenuto ieri mattina nella cattedrale di San Pietro durante la messa prepasquale per le forze armate e la polizia. Un severo e generico richiamo ai fedeli con una singolare modalità lessicale, che non appartiene a un abile diplomatico come lui: la frase in negativo dedicata al Santo Padre.
«Non lo prendono sul serio». Riferito al pontefice e non a un barzellettiere, più che un’esortazione è un tentativo (neppure troppo subliminale) di delegittimazione pubblica che arriva dal numero uno dei vescovi italiani a meno di un anno dall’investitura di Robert Francis Prevost in Vaticano.
Anche perché durante i conflitti è sempre più complicato per la diplomazia in tonaca assumere un ruolo centrale di mediazione e di condizionamento dei leader cristiani. Le guerre c’erano con Karol Wojtyla (Jugoslavia, Kosovo, Iraq), c’erano con Joseph Ratzinger (Afghanistan, Libia, Medio Oriente) e c’erano con Jorge Bergoglio (Ucraina e Medio Oriente). Non risulta che si concludessero al primo Angelus.
L’ammonimento di Zuppi continua così: «Viviamo un tempo in cui si umilia il diritto internazionale. Lo si irride così da farlo apparire inefficace, ma senza questo la regola diventa forza. La voce di papa Leone raccoglie sempre quelle delle vittime, presenti e passate, e anche le attese degli uomini e le donne di buona volontà, e l’aspirazione che è davvero di tutti, che è quella della pace. Serve la Chiesa, voce libera, indebolita, ma che non smette di parlare del dialogo, dell’incontro; che non smette di seminare le premesse della pace. Per questo Leone ha chiesto ai responsabili: cessate il fuoco, si aprano percorsi di dialogo, la violenza non porta la giustizia, la stabilità e la pace».
Parlando alle forze armate aggiunge una riflessione sull’importanza della difesa: «Perché sia efficace, deve essere sempre accompagnata dall’intesa. La forza armata non è mai deterrente se non è accompagnata dal dialogo, dal confronto. La storia insegna, ma bisogna andare a lezione o bisogna almeno riguardarsi gli appunti, altrimenti ce la ricordiamo poco».
Finora il percorso di papa Leone e del cardinal Zuppi è stato parallelo: stima di facciata pur nelle differenze di provenienza e di percorso. Americano, agostiniano, moderato e con un solido passato missionario il primo; italianissimo, iperprogressista, devoto alla Comunità di Sant’Egidio e sostenitore dell’accoglienza diffusa il secondo, che faceva parte del cerchio magico di papa Francesco. E deve avere provato in moto di stupore (misto ad allarme) la scorsa settimana quando il cardinale Konrad Krajewski è stato «promosso» da Roma a Lodz.
Finora il pontefice e il presidente della Cei si sono educatamente ignorati. Leone non ha interferito negli obiettivi di Zuppi e Zuppi ha continuato serenamente a perseguirli.
L’esempio più noto è quello dell’ultima Assemblea Sinodale con l’approvazione del documento Lievito di pace e speranza redatto sotto la spinta del precedente pontefice e presentato ai vescovi per «una maggiore inclusività nella gestione dell’accompagnamento delle persone in situazioni affettive particolari» come gay e comunità Lgbtq+.
Finora il momento di maggior attrito è avvenuto nell’ottobre scorso sul tema della pedofilia nel clero. La Commissione pontificia pubblicò il rapporto annuale sulle politiche e le procedure per la tutela dei minori denunciando «una notevole resistenza culturale in Italia nell’affrontare gli abusi». Un siluro alla Cei di Zuppi che replicò con irritazione contestando i numeri e ritenendo che fosse «necessario integrare i dati del tutto parziali che sono stati offerti nel documento».
Papa Leone mise d’accordo tutti rilanciando la tolleranza zero: «Rinnovo il mio appello perché non ci sia tolleranza per qualsiasi forma di abuso nella Chiesa». Nervi scoperti su un dossier scottante perché, nonostante le sollecitazioni di Benedetto XVI e il motu proprio Come una madre amorevole di papa Francesco, l’omertà e i depistaggi delle diocesi non sono mai venuti meno.
Da allora fra Vaticano e Cei tutto è rimasto apparentemente tranquillo, sotto traccia. Fino allo strano e illuminante «i cristiani non lo ascoltano, non lo prendono sul serio» pronunciato ieri, destinato a riaprire una ferita sottocutanea.
Con un’ultima postilla. Il cardinal Zuppi era stato nominato da Bergoglio mediatore per l’Ucraina ed è andato più volte a Kiev, a Mosca e a Washington a perorare la causa della pace. Visti i risultati di quelle missioni, se c’è un alto prelato che parla al vento è lui.
Ecco #DimmiLaVerità del 18 marzo 2026. Il deputato della Lega Andrea Barabotti commenta i casi in cui i figli vengono staccati dai genitori a partire dalla famiglia nel bosco.
Con Enrica Perucchietti continuiamo l'esame dei documenti che svelano i legami fra una parte dell'establishment israeliano e le élite Usa, gettando una luce sinistra sul conflitto in corso. Davvero nel giro del faccendiere si facevano riti esoterici?
C’è un crimine che cresce senza fare rumore, che non lascia macerie visibili ma produce danni enormi, e che oggi è diventato uno dei pilastri dell’economia illegale globale. È la frode finanziaria, e il nuovo rapporto pubblicato da INTERPOL nel 2026 racconta con chiarezza come questo fenomeno sia ormai uscito dai confini del raggiro tradizionale per trasformarsi in una vera industria. I numeri aiutano a capire la dimensione: oltre 442 miliardi di dollari sottratti in un solo anno, un aumento delle segnalazioni del 54% e più di 1.500 casi internazionali gestiti dalle autorità. Ma la portata reale è ancora più ampia, perché una parte consistente delle frodi non viene nemmeno denunciata. Quello che colpisce non è solo la crescita quantitativa, ma il salto di qualità. Le truffe non sono più improvvisate, ma organizzate secondo modelli strutturati. Esistono reti criminali che operano come vere aziende, con ruoli precisi, competenze specializzate e una divisione del lavoro estremamente efficiente. C’è chi costruisce le piattaforme, chi contatta le vittime, chi gestisce i flussi finanziari e chi si occupa di far sparire il denaro. In questo sistema, la frode non è più un reato isolato, ma un ingranaggio centrale di una macchina più ampia che comprende riciclaggio, traffico di esseri umani e, in alcune aree, anche il finanziamento di gruppi terroristici. Non si tratta più soltanto di sottrarre denaro, ma di alimentare un circuito economico parallelo che sostiene e rafforza altre attività criminali. I proventi delle truffe vengono rapidamente reinvestiti, spostati attraverso circuiti opachi e utilizzati per finanziare reti sempre più strutturate. È per questo che oggi la frode viene considerata una delle principali minacce criminali a livello globale: non per la singola azione, ma per il ruolo strategico che svolge all’interno dell’ecosistema illegale.
A rendere tutto questo ancora più pericoloso è l’impatto dell’intelligenza artificiale. Le tecnologie generative hanno cambiato radicalmente le regole del gioco, abbattendo le barriere tecniche e moltiplicando le capacità operative dei criminali. Oggi è possibile clonare una voce con pochi secondi di registrazione, creare video falsi ma estremamente credibili, costruire identità digitali che sembrano autentiche e coerenti nel tempo. Questo consente di superare anche i livelli più avanzati di diffidenza e di sicurezza, colpendo sia i privati sia le organizzazioni. Le truffe diventano così più sofisticate e, soprattutto, più convincenti, perché riescono a simulare contesti reali: un dirigente che chiede un bonifico urgente, un familiare in difficoltà, un consulente finanziario affidabile. L’uso dell’IA consente inoltre di automatizzare interi processi: selezionare le vittime più vulnerabili, analizzarne il comportamento online, adattare il linguaggio e il tono della comunicazione, simulare relazioni nel tempo. Non è più necessario improvvisare: ogni fase può essere ottimizzata. Il risultato è un sistema capace di colpire un numero sempre maggiore di persone con una precisione crescente, riducendo al minimo gli errori e massimizzando i profitti. Le campagne possono essere replicate su scala globale, adattandosi a lingue, culture e contesti diversi. Non sorprende, quindi, che le frodi basate su queste tecnologie risultino molto più redditizie rispetto al passato: non solo perché colpiscono di più, ma perché lo fanno meglio, in modo più rapido e difficilmente individuabile.
Uno degli aspetti più inquietanti messi in evidenza dal report è l’esistenza di veri e propri centri organizzati dedicati alle truffe. Strutture che coinvolgono centinaia di migliaia di persone, spesso reclutate con l’inganno e poi costrette a lavorare per colpire vittime in tutto il mondo. Le persone coinvolte provengono da quasi 80 paesi, a dimostrazione di una globalizzazione completa del fenomeno. Si tratta di un modello che introduce una doppia dimensione di vittimizzazione: chi viene truffato e chi è costretto a truffare. Un sistema che intreccia criminalità economica e sfruttamento umano, rendendo il fenomeno ancora più complesso da affrontare. Anche le modalità operative si evolvono rapidamente. Le truffe via email, i falsi investimenti e le frodi legate alle criptovalute restano tra le più diffuse, ma sempre più spesso vengono combinate tra loro. Le relazioni sentimentali costruite online diventano uno strumento per guadagnare fiducia e spingere le vittime a trasferire denaro. Quando questo non basta, subentra il ricatto, spesso basato su immagini manipolate o generate artificialmente.
Il fenomeno è ormai trasversale. Il 77% dei leader aziendali globali segnala un aumento delle frodi, mentre il 73% dichiara di esserne stato colpito direttamente o indirettamente. Non si tratta più di casi isolati, ma di una minaccia che coinvolge imprese, professionisti e cittadini. E poi c’è il costo invisibile, quello umano. Le vittime spesso non denunciano per vergogna o senso di colpa. Subiscono isolamento, perdita di fiducia, danni psicologici che possono durare nel tempo. È una dimensione che raramente emerge nei numeri, ma che rappresenta una delle conseguenze più profonde del fenomeno. Le prospettive, secondo INTERPOL, sono chiare: il rischio è elevato e destinato a crescere nei prossimi anni. Le tecnologie sono sempre più accessibili, i modelli criminali facilmente replicabili e la capacità di adattamento delle organizzazioni illegali supera spesso quella delle istituzioni. Quello che si sta delineando è un nuovo scenario: una vera e propria economia parallela, invisibile ma potentissima, che sfrutta le stesse innovazioni del mondo legale e si muove con una velocità difficilmente contrastabile. La frode finanziaria non è più soltanto un reato economico. È diventata una piattaforma globale del crimine.

