La Casa Bianca alza un muro all’invasione delle auto cinesi. L’amministrazione Biden ha annunciato di voler aprire un’indagine sui potenziali rischi per la sicurezza nazionale derivanti dalle smart car elettriche di produzione cinese, ovvero sulle vetture dotate di sistemi ad alta tecnologia, utili alla guida ma anche capaci di raccogliere informazioni sensibili. Questa indagine potrebbe essere il primo passo verso una normativa stringente sulle vetture made in China.
L’insieme dei sistemi di assistenza alla guida possono diventare un vero e proprio strumento di spionaggio per fare incetta di dati sensibili. I funzionari del Dipartimento del commercio degli Stati Uniti temono che i veicoli intelligenti, tramite le funzioni automatizzate, l’infotainment (che consente di dialogare con lo smartphone), l’uso di telecamere e sensori, possano raccogliere grandi quantità di dati sui cittadini e sulle infrastrutture americane e inviarle in Cina. La segretaria al Commercio, Gina Raimondo, ha paragonato le auto connesse a «smartphone su ruote», e come queste a rischio intrusione. Al momento non si parla di vietare l’importazione cinese ma il Presidente Joe Biden è andato giù duro contro il Dragone: «C’è un rischio per la sicurezza nazionale, dall’inondazione cinese del mercato americano e non permetterò che questo accada sotto la mia sorveglianza».
I numeri gli danno ragione. Secondo uno studio di Rhodium Group, gli investimenti cinesi sull’auto elettrica sono da record: nel 2023 sono arrivati a 28 miliardi di dollari (erano 29,7 miliardi nel 2022) ma senza considerare vari progetti di grandi dimensioni come l’impianto ungherese di Byd.
Mentre la Commissione europea traccheggia sull’indagine che dovrebbe verificare l’esistenza di sussidi da parte del governo di Pechino alle case automobilistiche cinesi che così possono proporre prezzi competitivi, la Casa Bianca va dritta al cuore del problema. Qui non si tratta solo di una distorsione della concorrenza ma di spionaggio. Funzionari della Casa Bianca hanno sottolineato che non a caso la Cina è già intervenuta ponendo restrizioni alle auto americane e straniere. Gli Stati Uniti chiederanno informazioni all’industria automobilistica e al pubblico per valutare i rischi e sviluppare eventuali regolamenti per governare l’uso della tecnologia nei veicoli.
L’intervento di Washington arriva come una doccia fredda sul mercato dell’auto che già sta rimettendo in discussione l’elettrico.
L’ultima inversione di rotta è del gruppo Jaguar Land Rover che ha deciso di rallentare i tempi di presentazione e commercializzazione di nuovi modelli elettrici e di puntare sulle vetture ibride ricaricabili. I modelli a batteria Land Rover da immettere entro il 2026, passano da sei a quattro, mentre per il brand Jaguar solo due novità elettriche. Cambiano anche le scelte tecniche, nel senso che le piattaforme produttrici saranno capaci di accogliere non solo le meccaniche alimentate a corrente. Questo consentirà di aggiustare la produzione in base alla domanda del mercato.
Anche altre case si sono prese una «pausa di riflessione». Mary Barra, ceo della General Motors ha ammesso che «il rallentamento nella crescita dei veicoli a batteria ha creato qualche incertezza» e la risposta non può che essere quella di «costruire in base alla domanda». Stesso discorso dalla Ford che ha già deciso di diminuire la produzione del settore mentre il gruppo Renault ha abbandonato il progetto di quotare in borsa Ampere, la sua unità elettrica e la Volkswagen ha rivisto i piani di ricerca di investitori esterni per la sua divisione di batterie PowerCo. I colossi delle quattro ruote stanno prendendo le misure di un mercato incerto e volatile. Quindi o puntano sulle ibride o cercano partnership per ammortizzare i rischi.
Il Ceo di Toyota, Akio Toyoda, ha criticato l’eccessiva spinta verso l’elettrico.
Qualcuno è andato oltre. La società di noleggio Hertz ha messo in vendita 20.000 elettriche negli Usa, un terzo della sua flotta a batterie, ed è tornata a puntare sulle endotermiche a benzina. Intanto Stellantis, dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla delocalizzazione, ha dato un «contentino» all’Italia. Una serie speciale, la Pandina ibrida (per differenziarla da quella costruita in Serbia), allungherà la vita allo stabilimento di Pomigliano d’Arco, dove la produzione, come ha detto Olivier Francois, Ceo del Brand Fiat e global Cmo di Stellantis, dovrebbe continuare almeno fino al 2027. È uno strapuntino. La decisione di Washington sulle auto cinesi potrebbe avere ripercussioni anche in Italia. Il governo aveva aperto ad accordi con case cinesi come secondo produttore, ma anche con la Tesla. A questo punto il brand di Elon Musk rischia di essere il solo in lizza.
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