Visto che siamo ancora in clima mondiale e che sui lidi si gioca a calcetto: uno a zero per i balneari e palla al centro.
La Corte di giustizia europea ha sancito che hanno ragione loro, ed in particolare Assobalneari che sulla frontiera della non applicabilità della Bolkestein non ha mai ceduto, a dire che la direttiva sula concorrenza si applica solo se c’è una comprovata scarsità della risorsa (è l’articolo 12) e che la scarsità deve essere accertata con una mappatura a livello nazionale.
Hanno dunque torto in prima istanza il capo della direzione alla concorrenza a Bruxelles Salvatore D’Acunto, che non ha mai voluto ricevere le associazioni delle imprese ed ha rigettato ogni documento, ha torto il movimento ambientalista che narra i gestori dei lidi come se fossero usurpatori del bene pubblico, hanno torto sindaci come Matteo Fiorini che ha sfrattato i bagnini, ha torto il Pd con i suoi seguaci e ha torto pure Sergio Mattarella che confortato da una errata interpretazione che il consiglio di Stato ha dato della Bolkestein per due volte ha rampognato Giorgia Meloni dicendo: ora basta, sui lidi date retta a Ursula von der Leyen che peraltro, a questo punto immotivatamente, ha sanzionato l’Italia. Ieri è arrivata la smentita della retorica dei nemici dei gestori dei lidi fondata su due dati falsi: che i balneari siano dei saprofiti dello Stato perché pagano poco le concessioni; che siano degli usurpatori perché impediscono l’accesso al mare.
La prima affermazione non tiene conto che i canoni sono fissati dallo Stato e che le imprese comunque pagano l’Iva, le imposte sul reddito e poi la Tari e l’Imu su tutta la superficie della concessione e per tutto l’anno; la seconda è falsa perché i balneari si fanno carico della sicurezza, del mantenimento dell’ambiente e della cura degli arenili.
Detto tutto ciò la Corte di giustizia europea ha sancito un principio inderogabile: la Bolkestein si applica solo in presenza di scarsità di risorsa. Tutto è nato da un ricorso che «Balneari Rimini» ha proposto contro il Comune di Rimini.
La sentenza fa tre passi avanti e dice: la mappatura disposta dal governo italiano secondo cui su 7.458 chilometri di costa i balneabili sono 4.970 e «solo 2.000 sono coperti da concessioni» dimostra che non c’è scarsità; «la valutazione della condizione relativa alla scarsità spetta all’autorità nazionale competente, sotto il controllo di un giudice nazionale» e infine che le concessioni rilasciate prima del 2009, data di entrata in vigore della Bolkestein, anche se più volte prorogate non sono soggette alla direttiva medesima.
Da quel che si sa l’ufficio legislativo del ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini è già al lavoro per fare una legge che recepisce la sentenza. Soddisfazione è stata espressa da tutte le associazioni in particolare da Assobalneari (aderisce a Confinudstria turismo) visto che il presidente Fabrizio Licordari è da sempre in prima linea a sostenere che la scarsità della risorsa era la sola possibile giustificazione all’applicazione della Bolkestein.
Al proposito nota Licordari: «Non vi è alcuna automatica identificazione tra concessioni demaniali e gare pubbliche, ma la riaffermazione di un principio che Assobalneari Italia ha sempre posto al centro della propria azione: prima si verifica se la risorsa è effettivamente scarsa, solo dopo, eventualmente, si applica la disciplina delle procedure comparative. Al contrario, la sentenza smentisce quelle interpretazioni che avevano progressivamente ridotto il tema della scarsità a un elemento marginale, accettando come inevitabile un sistema generalizzato di gare e spostando il dibattito lontano dal reale contenuto della direttiva europea. Ora spetta al governo assumere una chiara iniziativa politica che riporti definitivamente questa vicenda sul corretto percorso giuridico, superando interpretazioni che hanno contribuito ad alimentare incertezza e contenzioso. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha oggi l’opportunità di completare il percorso già avviato con la scelta lungimirante di disporre, mediante apposita norma di legge, la mappatura delle coste italiane».
E ora bisogna mettere mano all’articolo 49 del codice della navigazione che di fatto sancisce l’esproprio di tutti i beni costruiti dal concessionario una volta scaduta la concessione. Dopo la sentenza di Lussemburgo è fuor di dubbio che il caos sulle aste (e la molta speculazione che si è fatta sul rinnovo delle concessioni) potrà trovare una sistemazione con una legge definitiva.
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