Siccome la questione è stata presentata come un favore ai cosiddetti «medici no vax», l’emendamento di Alice Buonguerrieri (Fdi) rischia di diventare terreno di scontro e di riaprire vecchie divergenze che ci sono all’interno della maggioranza dai tempi del governo Draghi.
Chi spera nella spaccatura è il Quirinale che ha raccolto le istanze dell’Ordine dei medici, già pronto alle barricate dopo il voto in commissione Affari Sociali della Camera dov’è in discussione la delega di riforma delle professioni sanitarie. Secondo le indiscrezioni, infatti, il Colle vorrebbe fare leva non soltanto sulle opposizioni ma anche su Forza Italia e Noi Moderati per alleggerire la norma o affossarla nella navetta Camera/Senato. Della questione ci eravamo già occupati nei giorni scorsi e – onestamente – speravamo che la discussione trovasse una qualche smentita da parte della presidenza della Repubblica; invece nulla, anzi la questione prosegue e ormai viene data come un dato di fatto.
Pertanto le tensioni potrebbero non mancare a stretto giro di posta, con il governo che dovrà decidere se mollare la presa sulla reiscrizione dei sanitari radiati dall’albo «per fatti non dolosi connessi alla pandemia entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge», oppure tenere il punto. Ieri sera il ddl è uscito dall’ordine del giorno della Commissione Affari sociali della Camera: un modo, pare, per prendere tempo. In mezzo del resto ci sono i rapporti tra il governo e Sergio Mattarella: quanto il capo dello Stato userà la propria moral suasion nei confronti di Orazio Schillaci (col quale ci sarebbero già stati contatti o direttamente o per interposte persone) e nei confronti di Forza Italia?
E quanto sono vere le voci per cui, in caso di approvazione della legge con anche l’articolo contestato, il Quirinale potrebbe rimandare alle Camere il testo senza la sua firma? La battaglia potrebbe diventare ad alta intensità e riportare l’orologio indietro ai tempi del governo Draghi, quando la grande alleanza (tutti dentro a eccezione di Fratelli d’Italia) votava compattamente i provvedimenti del ministro Roberto Speranza, in continuità con il Conte 2. Non è un caso che l’emendamento della riammissione (senza previsione di risarcimento per il periodo di sospensione e a esclusione di chi sia stato radiato a seguito di una condanna penale) sia arrivato proprio da Fratelli d’Italia, al fine di sanare il clima di ghettizzazione creatosi in quei mesi e ben sostenuto dall’Ordine dei medici, primo sostenitore della circolare «Tachipirina e vigile attesa».
Perché è di questo che stiamo parlando: della messa in dubbio di quelle disposizioni care a Speranza e di una analisi seria circa il vaccino come rimedio quasi sacrale, da parte di medici che si erano permessi di avanzare domande o addirittura di impostare un protocollo alternativo, come accadde nel caso del professor Giuseppe De Donno, primario di Pneumologia dell’ospedale di Mantova, il quale durante la prima ondata Covid sperimentò la terapia con plasma iperimmune (plasma di pazienti guariti, ricco di anticorpi) come trattamento per i malati di Covid-19 in fase critica. De Donno fu isolato e deriso a tal punto che il professore si tolse la vita.
Come De Donno anche altri medici si rifiutarono di adeguarsi e iniziarono a porsi delle domande circa l’efficacia dell’indicazione impartita dal ministero di Speranza. Così come sull’efficacia del vaccino erga omnes. Inutile ricordare che in entrambi i casi diverse questioni si sono aperte da allora e diverse certezze si sono attenuate, come dimostrato dalla vicenda ormai nota come Pfizergate che apre al grande dilemma quanto una multinazionale quotata in Borsa possa influenzare la ricerca medico-scientifica e le scelte dei governi.
L’emendamento di Fratelli d’Italia, dunque, potrebbe diventare causa di tensioni all’interno della maggioranza – specie lato Forza Italia – e tra il governo e il Colle. Staremo a vedere chi terrà la posizione e chi invece vorrà cedere per far vincere la narrazione che centrosinistra e 5 stelle portano avanti, in base alla quale ogni critica al dogmatismo (e pure all’affarismo) medico-scientifico diventa compiacimento verso il mondo no vax. Il blocco di centrodestra deve decidere se cedere al trabocchetto narrativo della sinistra e delle sue gazzette – «Noi siamo la scienza, gli altri i trogloditi» – oppure se rispedirlo al mittente facendo piena luce, magari anche lavorando in sede di commissione d’inchiesta, sulle ombre.
Noi di sicuro non molleremo le nostre battaglie, anche a costo di criticare insolite sponde quirinalizie. E non la daremo vinta né alla furbetta posizione del presidente dell’Ordine, Filippo Anelli, né tantomeno ai giochetti di un centrosinistra che ha già cominciato ad avvelenare il dibattito con le dichiarazioni tipo quella di Beatrice Lorenzin. Vedremo se Forza Italia si tirerà indietro rispetto al voto in commissione e vedremo se il ministro Schillaci vorrà smarcarsi. Sarebbero brutti segnali.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >