Biden accusa di estremismo la destra mentre i dem attaccano le istituzioni
  • Per il presidente Usa «i trumpisti calpestano la Costituzione e non rispettano le elezioni». Peccato che i suoi delegittimino la Corte suprema. Scatenando la violenza degli abortisti, che minacciano di morte i giudici.
  • Presentato un disegno di legge repubblicano per levare i finanziamenti al Forum di Davos, culla del pensiero liberal e ambientalista: «Basta fondi da qualsiasi dipartimento di Stato».

Lo speciale contiene due articoli.

Se c’è una cosa che non manca a Joe Biden è la faccia tosta. L’altro ieri, durante un discorso in Pennsylvania, il presidente americano è andato all’attacco del predecessore e dei repubblicani. «Donald Trump e i repubblicani trumpisti rappresentano un estremismo che minaccia le fondamenta stesse della nostra Repubblica», ha detto. «Non tutti i repubblicani abbracciano la loro ideologia estremista. Lo so, perché sono stato in grado di lavorare con questi repubblicani mainstream. Ma non c’è dubbio che il Partito repubblicano oggi sia dominato, guidato e intimidito da Donald Trump e dai repubblicani trumpisti. E questa è una minaccia per il Paese», ha proseguito. «I repubblicani trumpisti non rispettano la Costituzione. Non credono nello stato di diritto. Non riconoscono la volontà del popolo. Si rifiutano di accettare i risultati di elezioni libere», ha aggiunto.

Ora, va bene che in America c’è la campagna elettorale per le midterm di novembre. Tuttavia le parole pronunciate da Biden suonano un tantino paradossali. E questo non solo perché il presidente sembrava quasi ricalcare la vulgata del «pericolo fascismo», tanto cara a un leader politico privo di fantasia e strategia come Enrico Letta, segretario del Partito democratico nostrano. Non solo perché, in campagna elettorale, proprio Biden aveva promesso spirito di unità per risanare le divisioni che dilaniano gli Stati Uniti. No, il paradosso di quelle parole emerge anche da altro.

Il presidente e i dem oggi invocano il rispetto delle istituzioni. Il che è ben strano, visto che, da mesi, sono proprio loro che stanno sistematicamente delegittimando la Corte suprema, in conseguenza della sua recente sentenza sull’aborto. La Speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha definito la Corte «radicale», mentre la deputata Alexandria Ocasio Cortez ha parlato di sentenza «illegittima», invocando assurdamente l’impeachment di due giudici nominati da Trump. Non solo: per mesi, frotte di manifestanti abortisti hanno protestato davanti alle abitazioni private dei supremi togati di nomina repubblicana, mentre le condanne della Casa Bianca si sono rivelate piuttosto flebili. Una retorica, quella dem, che ha creato un clima infame: chiese e centri per le nascite sono stati vandalizzati, mentre a giugno un progressista ha tentato di uccidere il giudice Brett Kavanaugh. Biden dovrebbe inoltre ricordare che, sempre a giugno, una folla di manifestanti liberal pro choice ha cercato di fare irruzione nell’edificio che ospita il Senato dell’Arizona. Ci permettiamo di chiedere: è rispetto delle istituzioni questo? Biden oggi dice che i repubblicani non accettano i risultati delle elezioni libere. Evidentemente l’attuale presidente non rammenta che i democratici hanno delegittimato per quattro anni la vittoria di Trump del 2016, alimentando la tesi della collusione tra lo stesso Trump e il Cremlino: collusione che il procuratore speciale Robert Mueller non è stato alla fine in grado di dimostrare, dopo un’indagine durata due anni e costata oltre 30 milioni di dollari.

Ma l’ipocrisia dell’Asinello sul rispetto delle istituzioni emerge anche su altri fronti: a partire dal filibuster (strumento del Senato che permette all’opposizione di richiedere che l’approvazione dei disegni di legge avvenga a maggioranza qualificata, anziché semplice). Ebbene: dopo avervi fatto ricorso per 328 volte negli ultimi due anni della presidenza Trump (quando erano in minoranza), i senatori dem (diventati dall’anno scorso maggioranza) si sono improvvisamente convinti che il filibuster sia uno strumento razzista e che vada abolito, con buona pace delle garanzie a tutela dell’opposizione. E vi ricordate quando, nel 2021, i dem hanno proposto un disegno di legge per rendere Washington Dc il cinquantunesimo Stato americano? Un’idea istituzionalmente assurda, ma che punta a garantire all’Asinello un paio di parlamentari in più al Senato (nella Capitale vota infatti democratico più dell’80% della popolazione). E vogliamo parlare della famosa commissione parlamentare d’inchiesta sull’irruzione in Campidoglio? Una commissione costituita da nove membri (sette dem e due repubblicani) tutti nominati dalla stessa persona: Nancy Pelosi. Tutto questo, senza dimenticare l’assai controversa e traballante base giuridica dei due impeachment contro Trump. Il primo è avvenuto in assenza di un reato descritto nel codice penale, il secondo si è celebrato quando il diretto interessato aveva già terminato il suo mandato alla Casa Bianca: una circostanza incostituzionale, visto che l’impeachment – procedura che attiene al potere legislativo, non a quello giudiziario – è finalizzato alla destituzione del presidente in carica.

È d’altronde comprensibile che Biden ami tanto i cosiddetti «repubblicani mainstream»: repubblicani, cioè, tendenti alla sconfitta elettorale quasi sistematica (dei dieci deputati repubblicani che votarono a favore del secondo impeachment a Trump, se ne sono salvati solo due alle ultime primarie). Questo poi ovviamente non vuol dire che l’ex presidente (che ha replicato al discorso di Biden dandogli del «pazzo») sia esente da aspetti significativamente controversi. Tuttavia ascoltare lezioni di rispetto istituzionale dai dem è francamente balzano. E comunque dovrebbero essere cauti. È vero: gli ultimi sondaggi iniziano a vedere i repubblicani in oggettiva difficoltà per novembre. Dall’altra parte però la strategia lettiana del «pericolo fascismo» potrebbe rivelarsi controproducente, come dimostrato dalla sconfitta dei dem alle elezioni governatoriali in Virginia lo scorso novembre. Il nodo d’altronde resta sempre lo stesso. L’Asinello è spaccato al suo interno in correnti contrapposte e l’unico elemento coesivo rimastogli è la demonizzazione degli avversari secondo la logica della «santa alleanza». I dem americani somigliano sempre più a quelli nostrani: fossimo in Biden, cominceremmo a preoccuparci seriamente.

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