Le accise sul gasolio aumentano grazie ai fanatici del green deal
(Getty Images)

La «rimodulazione» è pretesa dall’Europa per punire chi utilizza i combustibili fossili: è stata inserita addirittura nel Pnrr. E la sinistra che ora accusa il governo è la capofila di questa transizione verso la follia.

Vedrete che alla fine una stangatina arriverà. Magari sarà leggera, come mi auguro. Oppure più robusta, come temo. Però, siccome in tanti anni, non mi è mai capitato di vedere una manovra senza una fregatura, penso che neppure quella che sta predisponendo il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si sottrarrà alla regola. Perfino Silvio Berlusconi, che pure aveva nel suo programma «Meno tasse per tutti», riuscì a sfuggire al rito dell’aggiustamento di bilancio e a quello del rincaro delle imposte. Ricordo che nel 2011, quando già l’esecutivo vacillava e Mario Monti – massaggiato da Giorgio Napolitano – si scaldava i muscoli, il Cavaliere provò a tenere a galla la barca mettendo mano al portafogli dei contribuenti, ma non bastò. Dunque, prepariamoci, perché o sulle sigarette o sulla benzina, il prelievo fiscale probabilmente ci sarà.

Ciò detto, mi fa specie che a sinistra s’impanchino dando lezioni e accusando l’esecutivo di turlupinare gli italiani. Soprattutto sui cosiddetti carburanti fossili hanno poco da strillare. Un po’ perché nel passato sono stati i primi a scambiare i consumatori per polli da spennare. E un po’ perché se oggi il governo aumenta le accise è colpa di Verdi e compagni che, pur di raccattare qualche voto, inseguono le assurde richieste di Ultima generazione. Come è noto la sinistra è la più tenace sostenitrice delle misure green per ridurre gli impatti ambientali. E tra i provvedimenti sollecitati c’è il taglio al consumo e ai sussidi delle fonti fossili, tra cui, oltre a gas e carbone, rientrano il petrolio e tutti i suoi derivati. In gergo li chiamano Sad, sussidi ambientalmente dannosi, che si distinguono dai Saf, sussidi ambientalmente favorevoli, o dai Sai, sussidi ambientalmente incerti. I primi, quelli che la sinistra, spalleggiata dall’Europa, vuole eliminare, valgono qualche cosa come 22 miliardi e mezzo, mentre il sostegno alle fonti a favore dell’ambiente è calcolato in circa 18 miliardi. I Verdi e la sinistra, in Italia come nella Ue, vorrebbero che i soldi con cui oggi si sostiene l’autotrasporto, e in generale ciò che è alimentato da fonti fossili, venissero ridotti o addirittura annullati, per trasferire i fondi sulle cosiddette fonti rinnovabili. Chiaro il concetto? Apparentemente ciò sembra logico, ma in realtà rischia di essere una grossa fregatura per i consumatori. Perché se domani venissero tolti i sostegni di cui, per esempio, fruiscono gli autotrasportatori, visto che di Tir elettrici ancora non se ne vedono in circolazione, i camionisti trasferirebbero i maggiori costi sui beni trasportati e dunque sulle famiglie. Oppure, il taglio dovrebbe essere selettivo, vale a dire che non dovrebbe colpire chi con l’autotreno ci lavora, ma questo significherebbe trasferire i maggiori costi del gasolio o della benzina sul consumatore finale. Che poi è praticamente ciò che potrebbe accadere se si «rimodulano» le accise. La revisione non è mai gratis, perché alla fine qualcuno paga il conto e in questo caso a dover mettere mano al portafogli indovinate chi sarebbero? Sempre i consumatori.

Tutto ciò vi sembra un atto di autolesionismo? Sì, anche a me, come suicida mi pare la decisione di vietare la produzione dei motori endotermici per passare a quelli elettrici, che – come è noto – sono assemblati in Cina, perché a noi mancano le materie prime per le batterie.

Eppure, sebbene siano decisioni folli che rischiano di danneggiare economicamente sia le industrie che le famiglie, questo è ciò che sulla spinta dei Verdi e dei compagni ci avviamo a fare. Alla fine dello scorso anno il Parlamento europeo ha votato una risoluzione in cui si chiedeva di triplicare le energie rinnovabili e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030, eliminando gradualmente i combustibili fossili. Nel dispositivo approvato si sollecitava il taglio dei sussidi a gas, carbone e petrolio proprio come indicato anche dal Consiglio europeo.

Ma c’è di più. Nel Pnrr c’è un intero capitolo dedicato ai sussidi ambientalmente favorevoli e a quelli dannosi, con un impegno a una loro revisione (vale a dire tagli) entro il 2026. Dunque, se il gasolio e la benzina salgono mentre le quotazioni del brent, nonostante la guerra in corso in Medioriente, restano stabili o addirittura scendono, gli automobilisti sanno chi ringraziare. Oltre ai tanti danni fatti con Reddito di cittadinanza e superbonus, i compagni stanno dando un forte contributo per trasformare il rifornimento dell’auto in un salasso. Ovviamente per il Bene supremo del Popolo, che – come per il sol dell’avvenir – è sempre un’utopia.

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