Volodymyr Zelensky lo ha messo a capo delle forze armate dopo aver rimosso l’eroe della resistenza ucraina, il generale Valery Zaluzhny, sul quale i vertici di Kiev avevano scaricato la colpa del flop della controffensiva di un anno fa. Ma adesso il fedelissimo del presidente, Oleksandr Syrsky, è costretto ad ammettere: «Negli ultimi giorni si è deteriorata notevolmente la situazione sul fronte orientale».
Sul suo canale Telegram, il numero uno dell’esercito ucraino ha sottolineato che, da quando le elezioni presidenziali hanno consegnato un plebiscito a Vladimir Putin, si sta assistendo a una «intensificazione» degli attacchi russi, specie intorno all’area di Bakhmut, nel Donetsk. Proprio ieri, gli invasori hanno rivendicato la cattura del villaggio di Pervomaiske, oltre Avdiivka. E secondo il Financial Times, che ha citato fonti di Kiev e funzionari occidentali, per l’estate è prevista un’avanzata in quattro direzioni: nel Donetsk, a Kherson, nel Lugansk e a Zaporizhzhia.
accendere l’atomo
A proposito del capoluogo dell’oblast sudorientale: come ha riportato il Wall Street Journal, lo zar ha comunicato a Rafael Grossi, direttore dell’agenzia atomica dell’Onu, l’Aiea, che intende far riavviare la centrale nucleare. Mosca confida di riportare in servizio almeno un reattore, in vista del quarantesimo anniversario della connessione dell’impianto alla rete elettrica sovietica, ricorrenza che cadrà a dicembre. È una scelta che aumenta i rischi di un incidente, visti anche i continui bombardamenti che hanno in parte danneggiato la struttura e per i quali russi e ucraini si accusano a vicenda.
Per Mykhailo Podolyak, consigliere di Zelensky, diffondere notizie con «connotati deprimenti e tragici» finisce per fare il gioco della Russia. Ma come dovrebbero comportarsi gli amici occidentali? La stampa dovrebbe oscurare le news? Di menzogne, che hanno alimentato false aspettative sugli esiti del conflitto, ne sono già state dette troppe. Meglio le confessioni di Syrsky, che forse sta provando pure a mettere le mani avanti: senza mezzi, nemmeno un fine stratega può fare miracoli.
Il Paese aggredito continua a scontrarsi con la riduzione delle forniture militari da parte degli alleati. È arcinota la nostra difficoltà nel procurare munizioni per l’artiglieria, mentre al Congresso americano i repubblicani tengono ancora bloccato un cospicuo pacchetto di aiuti. Donald Trump ha annunciato che, insieme ai compagni di partito eletti al Congresso, sta valutando la possibilità di erogare i sostegni «sotto forma di prestito e non di donazioni di miliardi e miliardi di dollari». Il tycoon ha però aggiunto che «l’Europa deve contribuire di più, perché è più toccata dalla guerra». E il Vecchio continente fa quel che può. Cioè, poco.
Ieri, Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, hanno discusso delle iniziative per il supporto a Kiev, sulla scorta della conferenza tenutasi il 26 febbraio a Parigi e del vertice di Weimar con il premier polacco, Donald Tusk, che si è svolto a Berlino il 15 marzo. Alla fine, la montagna ha partorito un topolino: la Germania si è impegnata a spedire un sistema Patriot per fronteggiare l’aumento degli attacchi missilistici. Il guaio è che, come ha sottolineato Podolyak, il nemico ha moltiplicato i lanci dei vettori: con 10-12 razzi la volta che bersagliano le infrastrutture energetiche, le contraeree, pur perfettamente funzionanti, vengono comunque soverchiate.
È la nuova strategia del Cremlino: lasciare l’Ucraina al buio. Per perseguirla, Mosca avrebbe schierato, stando a quanto riferito dall’Institute for the study of war, un nuovo missile da crociera subsonico, il Kh-69. Intanto, benché lo stesso Syrsky abbia insistito sulla necessità di «rafforzare le aree di difesa più problematiche con la difesa aerea», sempre il Ft ha rivelato che almeno tre Paesi – oltre a Spagna e Romania, proprio la Polonia – hanno negato la consegna di batterie antimissile. Motivo? Se le cedessero, rimarrebbero scoperti.
summit di pace
Durante una conferenza stampa nella sua residenza di Mar-a-Lago, Trump ha puntato il dito sull’«incompetenza» di Joe Biden: «Si potrebbe arrivare a una guerra mondiale tra Russia e Ucraina e a tutto il caos che ne conseguirebbe», ha tuonato. Le trattative, a quanto pare, sono un’utopia. Il summit svizzero fissato per metà giugno si svolgerà in assenza della parte che sta ottenendo i maggiori successi sul campo. Così il Cremlino, non senza una certa sfrontatezza, venerdì ha rilanciato «l’accordo negoziato in Turchia» a fine marzo 2022. Quello che, come ha più volte sostenuto Putin, sarebbe stato sabotato da Boris Johnson.
La verità è che la marcia trionfale per sconfiggere il malefico zar imperialista si è drammaticamente interrotta: esiste «un serio rischio», ha dichiarato alla Bbc l’ex capo di stato maggiore britannico, Richard Barrons, che l’Ucraina perda la guerra quest’anno. Sarebbe uno smacco storico per l’intero Occidente.
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