Da Cremona, città del violino, a Busseto, che diede i natali a Giuseppe Verdi, passando per Perugia, dove da anni è imperdibile l’appuntamento con l’Umbria Jazz, e Melpignano in Puglia, famosa per la Notte della Taranta. Ecco un modo diverso, artistico, di venire a contatto con le bellezze italiane. Vi proponiamo un breve itinerario che attraversa l’Italia da Nord a Sud.

Lo speciale contiene un articolo e quattro approfondimenti.

Tra le tante cose di cui possiamo fregiarci noi italiani, un posto di primo piano ce l’ha la musica. Bombardati come siamo da canzoni e canzonette usa e getta, ci dimentichiamo di sovente l’importanza di quest’arte così radicata nella nostra cultura. Per riscoprirla, basta poco; a volte, anche solo un viaggio.

Sono tanti, infatti, i paesi e le città d’Italia strettamente intrecciati con la nostra storia musicale, talvolta anche insospettabilmente. Non stiamo parlando di Bologna, città-fucina dei cantautori più famosi del Paese, ma di tutti quei luoghi che hanno sfornato artisti, strumenti musicali e racconti che hanno fatto la storia con la s maiuscola.

Si pensi all’opera, nata a Firenze nel XVI secolo in seno alla Camerata Fiorentina, gruppo di musicisti e letterati che intesero creare un’arte che facesse rivivere la tragedia greca.

Per non parlare della musica classica, data alla luce da compositori di fama mondiale, quali Giacomo Puccini, Niccolò Paganini o Vincenzo Bellini. Conoscerla significa entrare in contatto con la nostra identità: sviluppatasi in un arco di tempo che va dal 1200 al 1900, è la base di tutta la musica successiva, un rapporto che ricorda quello tra la danza classica e le danze contemporanee.

Bellezza, arte, emotività: sono tutte caratteristiche che ricevono da sempre grande considerazione da parte degli italiani. Ecco perché la produzione musicale – complice la commistione con altre culture – può vantare pezzi immortali, non solo operistici e classici, ma anche sacri. L’Italia è infatti una delle patrie del Cattolicesimo, motivo per cui da noi sono nati generi musicali quale il canto gregoriano (VIII secolo d.C.), definito dalla Chiesa cattolica “canto proprio della liturgia romana”.

Se molte nazioni valorizzano anche la loro musica folk, in questo l’Italia è stata a lungo un po’ meno brava, nonostante la pluralità di regioni e culture che ci caratterizzano: basta fare un viaggio da nord a sud, tra borghi e paesi, per rendersi conto di quanto la musica abbia permeato la quotidianità del popolo, creando canti e ritmi che hanno risentito delle influenze di altre popolazioni. Un esempio ci viene fornito dalla Puglia: nella Grecia Salentina il griko (dialetto tuttora parlato) viene utilizzato in canti che mischiano influssi arabi, greci e africani.

Nel nord – com’è intuibile – è la cultura celtica ad avere la meglio nella musica della tradizione: il valzer e la polka sono due dei tanti figli di questa tradizione.

L’impronta del genio sulla musica, non solo nazionale, ha anche a che fare con le innovazioni tecniche: ricordiamo che fu Guido d’Arezzo che, nel Medioevo, diede il nome alle note musicali. Ma i contributi non si contano, anche a livello di scala, di armonia e di generi.

In generale, i viaggi ispirati dalla musica sono tra i più emozionanti: questa tipologia di viaggi, infatti, non solo ci aiuta a comprendere le nostre origini, ma ci avvina ai nostri autori preferiti. Per aiutarci, potremmo anche creare un’apposita playlist da portare con noi durante la nostra avventura musicale: la musica è sentimento, e nessun viaggio si imprime meglio nella memoria di quello che ci scatena forti emozioni.

Ci sono poi posti che sembrano essersi sviluppati a braccetto con la musica: Napoli è uno di questi. Impossibile parlare della città partenopea senza far riferimento alle note che la attraversano dalla mattina alla sera.

Uscendo dai confini nazionali, New Orleans è un altro straordinario esempio del connubio tra tessuto urbano e musica.

Il cinema – altra sublime arte – ha rafforzato queste immagini dentro di noi attraverso lungometraggi e musical. Sempre a proposito di Napoli, viene in mente «Passione», opera di John Turturro e omaggio a tutto ciò che rappresenta la città campana, stereotipi compresi.

Tornando al resto del mondo, come non pensare ad alcuni luoghi iconici, come le strisce pedonali attraversate dai Beatles? Siamo a Londra, precisamente in Abbey Road, dove si trovavano gli studi musicali del celeberrimo gruppo.

Cuba, invece, è un po’ come Napoli: non si può parlare di lei senza far riferimento alla musica, così come succede a Rio de Janeiro e al Brasile tutto, ma anche alla Jamaica e a tribù – come quelle africane e aborigena – che scandiscono le loro giornate in compagnia degli strumenti musicali.

Tutto questo per dire che la musica non è un vezzo, ma una parte fondante della nostra vita, anche quando non ce ne accorgiamo. Un semplice caffè seduti al tavolino di un bar è un modo per accorgerci che non c’è giornata senza musica, anche se questa musica – ormai molto spesso – si traduce in voci e rumori consumistici, che lasciano spazio nel giro di poche settimane a voci e rumori che lo sono altrettanto. Poco importa: il valore antropologico della musica, per quanto dominato dalle leggi del commercio, rimane inalterato. Perché la musica dona energia, consola, accompagna.

Ecco un viaggio che potremmo fare in Italia, partendo come sempre da Nord e arrivando a Sud.


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