Dal Gran Paradiso allo Stelvio, dal Circeo al Vesuvio fino all’Alta Murgia. Ecco un viaggio da Nord a Sud attraverso i sette parchi nazionali più belli, alla ricerca di scenari e usanze non ancora sull’onda del marketing selvaggio.
Lo speciale contiene un articolo e sette approfondimenti.
24: è il numero dei Parchi Nazionali presenti in Italia, ossia di «tutte le aree terrestri, fluviali, lacuali e marine che contengano uno o più ecosistemi intatti o, anche se parzialmente alterati da interventi antropici, contengano una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi, tali da richiedere l’intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future» (questa la definizione del Ministero dell’Ambiente).
Sparsi da nord a sud, i Parchi Nazionali ammontano a un totale di circa 15.000 metri quadrati. Un numero considerevole, tenuto conto del rapporto tra la (relativamente) limitata estensione del nostro Paese e il numero dei suoi abitanti.
Dalle montagne agli altipiani carsici, dai vulcani ai promontori, è tutto un fiorire di luoghi che esprimono l’incredibile eterogeneità del territorio italiano.
Il primo Parco Nazionale a essere istituito è stato il Gran Paradiso (1922). Del resto, le sue montagne venivano frequentate, a metà Ottocento, da Vittorio Emanuele II, che le nominò Riserva Naturale di Caccia. Principale peculiarità di un luogo il cui nome è tutto un programma è l’altezza: il Gran Paradiso, infatti, conta vette che superano i 4000 metri.
Fu proprio durante il Fascismo che si ebbe l’idea di fondare delle aree protette dallo Stato: dopo il Gran Paradiso e il Parco d’Abruzzo fu quindi la volta, nel 1934, del Parco del Circeo e, nel 1935, dello Stelvio.
Nel ’68 si diede vita al Parco nazionale della Calabria, 20 anni dopo al Parco delle Dolomiti Bellunesi e al Pollino. E mentre nel 1989 prendevano forma i Parchi dell’Aspromonte e quello delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, il 1991 fu l’anno di una vera e propria esplosione naturalistica: oggi festeggiamo i 30 anni dei Parchi Nazionali del Gran Sasso e Monti della Laga, del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, della Maiella, del Gargano e della Val Grande.
Le aree protette dei Monti Sibillini, dell’Arcipelago di La Maddalena, del Vesuvio e dell’Arcipelago Toscano si svilupparono negli anni successivi, seguiti dall’Asinara, dal Golfo di Orosei e del Gennargentu e dalle Cinque Terre.
Gli anni 2000 si caratterizzano per l’istituzione dell’Appennino Tosco-Emiliano, della Sila, dell’Alta Murgia e dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, mentre nel 2016 è sbocciato il Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria.
A questo punto non rimane che aspettare che diventino Parchi Nazionali anche le Egadi e il litorale trapanese, le Eolie e gli Iblei per quanto riguarda la Sicilia, il Matese (tra Molise e Campania), Portofino e il Delta del Po.
Inutile dire che il turismo nei parchi nazionali si è intensificato proprio negli ultimi due anni: gli assembramenti, all’interno di aree sterminate e poco popolose sono solo un lontano miraggio e lo stretto contatto con la natura è un toccasana per il corpo e lo spirito post-lockdown. Gli effetti di quest’ultimo, infatti, si fanno ancora sentire: la paura delle regioni a colori e di altre possibili chiusure ha spinto gli italiani a cercare svago tra laghi, fiumi e vette alpine anziché nelle grandi città.
Il trekking, la mountain bike e le escursioni a cavallo sono solo alcune delle modalità con cui assaporare gli ambienti naturali, abbandonando il concetto di fruizione, utilizzato spesso in maniera indiscriminata anche dagli operatori turistici.
Non solo natura, però: i Parchi Nazionali sono anche un concentrato di storia e cultura. Si pensi ai borghi di interesse, agli scavi archeologici, ma anche all’enogastronomia: tutti elementi che raccontano un territorio, permettendo al viaggiatore di immergersi nel passato e di fare incetta di tradizioni.
Ai Parchi Nazionali italiani va reso onore anche per la loro sostenibilità: il nostro Paese ha infatti il merito di possedere il numero maggiore di aree che hanno ottenuto la Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS), prestigioso riconoscimento promosso da Europarc Federation, di cui la Federparchi rappresenta la sezione nazionale.
Infine i Parchi Nazionali non sono le uniche zone protette: riserve naturali, aree marine e parchi regionali vanno ad arricchire il panorama di un’Italia forse ancora non troppo conosciuta dai connazionali, che spesso si fermano ad alcuni luoghi topici, senza spingersi troppo in là nella loro esplorazione.
Per il momento, ci concentreremo su sette parchi nazionali disseminati tra Nord, Centro e Sud Italia: il viaggio che stiamo per compiere profuma di boschi e salsedine, di vento e sterco di animali lontani.
Entreremo in punta di piedi all’interno dei parchi più famosi, ma anche in quelli più “defilati” e nuovi, alla scoperta di scenari e usanze non ancora sull’onda del marketing selvaggio. L’intento è dare degli spunti di viaggio diversi, che tengano conto del bisogno di stare all’aria aperta, della necessità di diventare più sostenibili e della volontà di conoscere a fondo il proprio Paese.
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