- Con 5 milioni di pernottamenti il ponte di Ognissanti ha fatto meglio del 2019, l’anno dei record. E per Natale e Capodanno nelle località sciistiche è già quasi tutto esaurito.
- Gli albergatori: «Numeri perfino sottostimati: da aggiungere i dati di B&B».
- Il vertice di Enit: «Ormai si trovano soluzioni per tutte le tasche, anche in alta stagione».
- Gli esercenti delle funivie: «Il nostro solo timore è che manchi la neve».
Lo speciale contiene quattro articoli.
Frena più il maltempo che l’inflazione. Il rincaro dei prezzi non è un ostacolo al turismo che si conferma la voce più brillante del bilancio pubblico. La festa di Ognissanti che quest’anno è capitata a metà settimana ha creato la situazione del doppio ponte ed è stata una sorta di prova generale per l’Immacolata di dicembre e le festività natalizie. Le città si sono svuotate di residenti e sono tornate a riempirsi di turisti, non solo stranieri.
Le stime di Federturismo – Confindustria parlano di oltre 7,5 milioni di italiani che hanno approfittato del ponte contro i 7 milioni previsti dalla stessa federazione lo scorso anno. Le mete sono come ormai accade da dopo il Covid, quelle di prossimità, tra città d’arte, borghi, mercatini e terme. Gli alloggi preferiti, della durata di circa due notti, sono preferibilmente presso parenti e amici, una soluzione per conciliare il risparmio con la voglia di spostarsi. Protagoniste sono le città d’arte a cominciare da Roma, dove il tasso d’occupazione avrebbe superato ampiamente l’80%, seguita da Firenze e Milano. Il meteo è stato un disincentivo per molti ma le mete disdette dagli italiani sono state comunque riempite dagli stranieri, soprattutto americani, inglesi e francesi, che avevano già prenotato e che comunque non si lasciano fermare dal maltempo.
Più ottimistiche le previsioni di Federalberghi con circa 8,4 milioni di italiani in viaggio, nella seconda parte del ponte, tra mercoledì e domenica, e un business di circa 3,8 miliardi di euro. Anche gli albergatori confermano che la stragrande maggioranza continua a preferire l’Italia e non si allontana dalla regione di residenza. Le mete più gettonate sono sempre quelle marine (29,1%) specie nel Centro-sud risparmiato dalle piogge torrenziali che hanno interessato soprattutto il Nord. Tra le preferenze (21,5% degli italiani) anche i luoghi di montagna, nonostante il meteo sfavorevole. Solo il 10% ha varcato il confine diretto verso le capitali estere.
La situazione internazionale ha condizionato le partenze verso l’area del Mar Rosso. Ma considerato che anche in Sicilia si continuano a fare i bagni, l’alternativa non è mancata per chi ama la spiaggia anche in inverno.
Per la Cna Turismo e Commercio, il ponte di Ognissanti con oltre 5 milioni di pernottamenti tra il 1° e il 5 novembre, ha avuto un risultato addirittura migliore del pre Covid, del 2019, considerato un anno record per il turismo.
Nel Mezzogiorno, dicono gli operatori, la festività non chiude più la stagione come accadeva in passato. Ormai il mese di novembre rappresenta un unicum che mette in relazione l’estate con il periodo natalizio. Tanto che si può dire che la stagione inizia a Pasqua per concludersi all’Epifania. Gli altri 3 mesi sono poi necessari per gli interventi di manutenzione.
Non c’è solo l’arte a calamitare i turisti. Gli spostamenti sono incentivati anche dalle sagre d’autunno, dedicate alle specialità di stagione come castagne, funghi e tartufi oltre alle zucche, protagoniste di Halloween, che secondo Coldiretti, attirano l’interesse di 7 italiani su 10 tra chi va in vacanza e chi ne approfitta per una gita fuori porta.
Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, è soddisfatto a metà: «Resta per noi motivo di sconforto il fatto che nel 50,6% dei casi si è dovuto rinunciare al viaggio a causa del costo della vita».
Per Assoturismo ha giocato a sfavore più di tutto il maltempo che ha portato a 200.000 pernottamenti in meno rispetto all’anno corso. Eppure il pienone al Nord c’è stato: il Piemonte ha conquistato il primo posto con il 75% delle prenotazioni, seguito da Veneto ed Emilia-Romagna entrambe con il 72% delle richieste, dalla Lombardia (71%), dal Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia con il 70% di occupazione delle camere ed infine dalla Liguria con il 57%. «Questo ponte conferma la vitalità del settore turistico, soprattutto grazie ai flussi di visitatori stranieri, in forte aumento in autunno soprattutto nelle città d’arte», commenta Vittorio Messina, Presidente di Assoturismo Confesercenti che sottolinea anche l’esigenza di riflettere sul cambiamento climatico: «Una valutazione delle conseguenze del clima anomalo sulle strategie dell’accoglienza turistica ormai non è più rinviabile».
Prime prenotazioni anche per la montagna guardando più al meteo che ai costi. La stagione sciistica è alle porte e già si vedono i primi rincari. Secondo i dati dell’Osservatorio Skipass Panorama Turismo, gli aumenti medi viaggiano intorno all’8% ma in alcuni comprensori si arriva anche al +25% rispetto alla passata stagione. A pagare il prezzo più salato sono gli ingressi giornalieri per i costi legati alle bollette e alla manutenzione delle strutture quali seggiovie, funivie e impianti in quota. Tra le destinazioni di maggior richiamo c’è il Trentino Alto Adige: un ingresso giornaliero nel complesso Superski Dolomiti a Castelletto in provincia di Bolzano costa 80, a Madonna di Campiglio varia da 72 a 70 euro. Aumento sensibili anche nel Nord Ovest a Courmayeur e La Thuille. Unica eccezione il Corno alle Scale , sull’Appennino tosco-emiliano, che ha deciso di bloccare le tariffe. Per gli abbonamenti stagionali in Valle d’Aosta le tariffe dal 14 ottobre al 5 maggio prossimo, sono aumentate di 84 euro rispetto allo scorso anno, a 1.370 euro. Per un buon maestro di sci, le tariffe orarie aumenteranno del 15%. Gli albergatori però temono che le prenotazioni siano influenzate più dalle scarse precipitazioni nevose che dai rincari.
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