Fan Ho
Fan Ho, Coolies and Hawkers, 1958. © Fan Ho Estate, Blue Lotus Gallery

«Maestro cinese della street photography», « Cartier-Bresson d’Oriente », indipendentemente da come lo si definisca, è un dogma indiscutibile che Fan Ho (Shanghai 1931 – San Jose 2016) sia stato uno dei grandi protagonisti della storia della fotografia, talmente grande da essere stato nominato dalla Photographic Society of America, per ben otto anni consecutivi, tra i dieci migliori fotografi al mondo.

Originario di Shanghai, è la brulicante Hong Kong, la città in cui si trasferisce a 18 anni  con la sua famiglia, la « musa ispiratrice» della sua arte, il luogo che gli cattura l’anima e quello di cui Fan Ho l’anima la cattura meglio di ogni altro: la sua non è l’Hong Kong in divenire, quella del boom economico post bellico, del porto, dei profughi dalla Cina, ma è quella «più statica», fatta di vicoli, mura, scale, mercati popolari, cortili in terra battuta, facchini , venditori ambulanti e bambini che giocano per le strade.

Fan Ho, il «Cartier-Bresson d’Oriente» racconta l’anima di Hong Kong

Più che a documentare gli anni tumultuosi di una città in divenire, Fan Ho è interessato a coglierne l’essenza, la fatica e la resilienza dei suoi abitanti, senza retorica e senza pietismo, ma con grande rispetto e infinita tenerezza («Non ho mai voluto sfruttare la povertà per fare belle foto. Ho voluto rendere dignità alla fatica»): la sua è una sorta di «fotografia confuciana », dove ogni soggetto ritratto ha un ruolo e un posto ben precisi, anche se in ombra.

Geometrie, luci e ombre: la poesia visiva del maestro cinese

E giochi sapienti di luci e ombre è la sua fotografia, che non è lo scatto veloce di un fotoreporter (anche se spesso è stato definito tale…), ma l’opera studiata di un artista, fatta di attese e costruzioni, di geometrie e chiaroscuri, di neri profondissimi e bianchi bruciati, di tagli in camera oscura e sfumature aggiunte con la mascheratura: «poesia visiva» la chiamava, non verità, visto che «…Ogni foto offre una piccola finestra attraverso la quale si vede e si prova ciò che il fotografo ha visto e provato…».

A Palazzo Falletti di Barolo oltre 100 stampe vintage, tra umanità e nostalgia

Uno stile unico quello di Fan Ho, che la mostra in corso fra le ombre barocche di Palazzo Falletti di Barolo a Torino mostra in tutte le sue sfaccettature, in un percorso espositivo (curato da Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom) idealmente diviso in tre atti: geometrie, luce, umanità. Che è come dire: diagonali, sculture di luce, umanesimo senza enfasi. L‘ultima, la più emozionante, con quelle immagini di bambini che giocano a Playing with Friends (1959), vecchi che vendono verdura, una madre che pettina amorevolmente la figlia in un vicolo sullo  sfondo d una Hong Kong senza tempo…

Fan Ho oltre la fotografia: il cinema e la ricerca di una narrazione più ampia

Scatti lirici, momenti di pura poesia in cui la figura umana cessa di essere minuscola (come nelle «immagini geometriche ») per diventare discreta, reale protagonista.  Un’antologica organica e ben fatta la mostra torinese, nonostante  l’allestimento non sempre renda giustizia alle oltre 100 stampe vintage esposte e nonostante manchino  quasi del tutto il Fan Ho a colori degli anni ’90 e la sua interessante produzione di regista e attore (ha diretto 6 film a Hong Kong), un aspetto a mio parere molto importante per capire che la fotografia, per Fan Ho, è stata una parte sicuramente  importante, ma altrettanto sicuramente non l’unica, di una più ampia ricerca sulla narrazione.

© Fan Ho Trust and Estate, courtesy of Blue Lotus Gallery.
Fan Ho, Sun Rays, 1959. © Fan Ho Trust and Estate, courtesy of Blue Lotus Gallery.
Fan Ho, The Eye, anni ’50-’60 © Fan Ho Trust and Estate, courtesy of Blue Lotus Gallery.
Fan Ho, The Omen, 1964. © Fan Ho Trust and Estate, courtesy of Blue Lotus Gallery.
Fan Ho, Mom’s Second Kitchen, anni Cinquanta-Sessanta. © Fan Ho Trust and Estate, courtesy of Blue Lotus Gallery.
Fan Ho, Different Directions, 1958. © Fan Ho Trust and Estate, courtesy of Blue Lotus Gallery.
Fan Ho, White String, 1959. © Fan Ho Trust and Estate, courtesy of Blue Lotus Gallery.
Fan Ho, Street Scene, 1957. © Fan Ho Trust and Estate, courtesy of Blue Lotus Gallery.

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