Stanno rompendo il calcio
Il centrocampista spagnolo del Manchester City, Rodri, dopo l'infortunio al ginocchio (Ansa)
  • Tra nuova Champions League, Mondiale per club e Nazionale i calciatori giocano sempre più partite. Un logoramento che ha fatto aumentare il numero di infortunati, anche illustri.
  • Enrico Castellacci, medico degli azzurri del 2006: «Molti avranno problemi pure dopo il ritiro».
  • Con una partita ogni tre giorni le prestazioni ne risentono. E i petrodollari sauditi impongono ai club trasferte sfiancanti.

Lo speciale contiene tre articoli.

Se nel secolo scorso è stato coniato il termine «industria culturale», oggi si potrebbe tranquillamente parlare di «industria sportiva». Il mondo dello sport rappresenta un business multimiliardario, e al suo interno il calcio, oltre a essere il più popolare, è anche quello dove girano più soldi. E infatti le competizioni aumentano, così come – purtroppo – gli infortuni gravi dei giocatori. L’Annual Review of Football Finance 2024, stilato dalla Deloitte, stima che nella stagione 2022-2023 il mercato europeo del pallone abbia generato entrate per circa 35,3 miliardi di euro (registrando una crescita del 16%), con i cinque principali campionati che hanno contribuito per 19,6 miliardi di euro. Soltanto in Italia, secondo il Report Calcio – documento annuale realizzato dal Centro Studi Figc in collaborazione con l’Agenzia di ricerche e legislazione (Arel) e PwC Italia -l’impatto complessivo sul Pil nella stessa stagione è stato di 11,3 miliardi di euro, di cui circa 5 miliardi solo dal calcio professionistico. Secondo il Deloitte Football Money League 2024, infine, sempre nel 2022-2023 le prime 20 squadre del mondo hanno generato ricavi per 10,5 miliardi di euro.

Accanto all’incremento dei ricavi, però, stiamo assistendo anche a un progressivo aumento degli impegni sportivi che i giocatori devono sostenere. Il fenomeno riguarda soprattutto gli atleti militanti nei top club, che si trovano a dover disputare un numero sempre maggiore di partite (o comunque di maggior peso). La nuova formula della Uefa Champions League incarna bene questa tendenza: se prima chi arrivava in finale disputava 13 partite, adesso può arrivarne a giocarne fino a 17. L’introduzione nel 2021 della Conference League si colloca all’interno dello stesso orientamento, così come l’evoluzione del Mondiale per club, quest’anno ulteriormente riformato per renderlo più simile al Mondiale delle nazionali: si disputerà ogni quattro anni e interesserà le migliori 32 squadre del mondo. Dal 15 giugno al 13 luglio dell’anno prossimo, 12 club europei (tra cui Inter e Juventus) saranno impegnate negli Stati Uniti. Le partite totali, per chi andrà in finale, sono sette, ma per numero di club coinvolti e periodo dell’anno è chiaro che questo andrà a condizionare ulteriormente il recupero di molti giocatori.

Seppur in maniera ridotta, questa tendenza del sistema calcio interessa anche le nazionali. Si pensi all’introduzione, nel 2018, della Uefa Nations League che, benché compensata da una diminuzione delle amichevoli, ha aggiunto una competizione in più che viene disputata negli anni in cui non ci sono né gli Europei né i Mondiali (passati da 32 a 48 squadre). Oltre al numero di partite, infatti, si deve considerare anche l’importanza delle stesse e i lunghi viaggi che richiedono. Tutti fattori che incidono sull’affaticamento degli atleti, alcuni dei quali iniziano a lamentarsi per gli eccessivi impegni. Recentemente infatti Rodri, centrocampista del Manchester City, ha paventato l’idea di uno sciopero dei giocatori. «Se andremo avanti così, arriverà il momento in cui non avremo altra scelta se non fermarci», aveva dichiarato alla vigilia del match di Champions contro l’Inter. «Non si tratta di una mia opinione, ma è un’idea condivisa». Ironia della sorte, una settimana dopo si è rotto il crociato durante la partita contro l’Arsenal.

Tornando ai club, il Men’s Player Workload Monitoring Report pubblicato nel 2024 dal Fifpro (federazione internazionale dei giocatori professionisti) traccia alcune proiezioni sulle prossime stagioni di cinque grandi squadre europee di diversa nazionalità. Il Manchester City nel 2023-2024 ha disputato 59 partite, mentre in questa stagione, se dovesse arrivare in fondo a tutte le competizioni, arriverà – complice anche il mondiale per Club – a 75. Il Real Madrid passa da 55 nella scorsa stagione a un massimo di 71. Il Bayern Monaco ne ha giocate 49 l’anno scorso e potrà arrivare a 64 in questa stagione, il Paris Saint-Germain passa da 53 a 65, l’Inter da 49 a 69. Numeri che vanno letti correttamente, perché da un lato misurano le partite effettivamente disputate e dall’altro quelle potenziali, ma che comunque indicano una tendenza e, soprattutto, non includono gli impegni con le nazionali. Lo stesso report fa un’analisi sui singoli giocatori, da cui emerge per esempio che Phil Foden, attaccante del City, nel 2023-2024 ha totalizzato 72 presenze in campo e 77 convocazioni, numeri che questa stagione potrebbero diventare 77 e 83 e in quella ancora successiva 83 e 89. Stiamo parlando di quasi una partita ogni quattro giorni, senza contare il periodo in cui non si gioca. Nicolò Barella, centrocampista dell’Inter, passa da 53 presenze e convocazioni nella scorsa stagione a proiezioni di 79 e 80 per quest’anno e 81 e 82 l’anno prossimo.

In questo contesto, quello già citato di Rodri è soltanto uno dei molti infortuni illustri avvenuti di recente. Da inizio stagione, la rottura del legamento crociato ha interessato anche Daniel Carvajal, difensore del Real Madrid, Gleison Bremer, difensore della Juventus, Duván Zapata, attaccante del Torino e per ultimo Valentin Carboni, fantasista dell’Inter in prestito al Marsiglia infortunatosi nei giorni scorsi durante gli allenamenti con la nazionale argentina. La stessa sorte è toccata a Gianluca Scamacca (Atalanta) e Alessandro Florenzi (Milan) nel precampionato. In casa Real, oltre a Carvajal negli ultimi 14 mesi ci sono stati altri cinque crociati: Courtois, Militao, Alaba e i giovani Joan Martinez e Palacios. Marc-André ter Stegen, portiere del Barcellona, ha invece rimediato una rottura del tendine rotuleo, mentre Ruslan Malinovskyi (Genoa) ha riportato una lussazione articolare e una frattura del perone. Sono numerosi anche infortuni muscolari di minore entità, come di recente la distrazione alla coscia destra di Barella, la lesione al retto femorale di Nico Gonzalez (Juventus), l’affaticamento muscolare di Ruben Loftus-Cheek e il problema al polpaccio di Alessandro Florenzi (entrambi Milan). La domanda, allora, è giusto porsela: la bulimia di partite sta forse rompendo il calcio?

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