cristiani pakistan
Manifestazione di cristiani a Peshawar (Ansa)

Non è un mistero che in Pakistan i diritti umani non siano rispettati: le minoranze religiose sono discriminate, le chiese attaccate, i cristiani linciati, mentre continuano le sparizioni forzate e la libertà di espressione è compromessa. Ne è consapevole anche l’Unione europea, eppure evidentemente ciò non basta a frenare il sostegno al Paese. Bruxelles continua di fatto a riservare a Islamabad uno dei regimi commerciali più generosi concessi ai Paesi in via di sviluppo.

Guardando ai dati della Commissione Ue, nel 2024 il Pakistan ha beneficiato di circa 732 milioni di euro di esenzioni tariffarie grazie al Generalised scheme of preferences plus (Gsp+).

La cifra corrisponde al valore dei dazi che il Pakistan non ha dovuto pagare esportando verso l’Unione. Il Gsp+ prevede infatti che un’ampia gamma di prodotti pakistani entri nel mercato europeo a dazio zero. In cambio, Islamabad deve garantire l’applicazione di 27 convenzioni internazionali in materia di diritti umani, diritti dei lavoratori, buona governance e ambiente.

Il vantaggio commerciale concesso da Bruxelles è quindi legato a doppio filo al rispetto di determinati standard internazionali. Ed è proprio su questo punto che le contraddizioni vengono al pettine. Dentro i confini pakistani, le accuse di blasfemia rivolte alle minoranze religiose, cristiani inclusi, sfociano spesso in arresti e violenze collettive fino ad arrivare ad attacchi contro intere comunità.

Blasfemia e persecuzioni dei cristiani: le violenze che Bruxelles continua a denunciare

È quanto accaduto a Jaranwala, nel Punjab, nel 2023, quando due cristiani furono accusati di profanazione del Corano e una folla si scagliò contro il quartiere cristiano della città, dando alle fiamme chiese e abitazioni. Oltre alla accuse di blasfemia, da anni le comunità cristiane denunciano discriminazioni, conversioni forzate e difficoltà nell’ottenere giustizia. E ancora più rigide sono le restrizioni imposte agli ahmadi.

Sparizioni forzate, Peca e libertà di espressione: tutti i nodi contestati dall’Ue

In questo contesto, le recenti parole dell’ambasciatore dell’Unione europea a Islamabad, Raimundas Karoblis, sono significative. Ha infatti ricordato al Pakistan che il mantenimento del Gsp+ non è né garantito né automatico. L’ambasciatore ha quindi sottolineato i temi su cui l’Ue pretende progressi, tra cui le leggi sulla blasfemia, le minoranze, le sparizioni forzate e il Prevention of electronic crimes act (Peca). A destare preoccupazione a Bruxelles sono infatti anche le sparizioni forzate.

Inoltre, giornalisti, attivisti e oppositori riferiscono di pressioni e minacce, mentre le norme sul cybercrime e il ricorso al Peca alimentano crescenti timori per la libertà di espressione. A queste criticità si sommano i dubbi sull’indipendenza della magistratura e sui processi di civili davanti ai tribunali militari.

È vero che la Commissione Ue riconosce alcuni progressi, seppur limitati, compiuti dal Pakistan, tra cui la creazione di una Commissione nazionale per le minoranze, la riduzione dell’ambito di applicazione della pena capitale e sviluppi nell’applicazione della legislazione contro la tortura. Ma Bruxelles vede pure passi indietro in diversi settori, motivo per cui il quadro complessivo resta problematico.

Gsp+, il Pakistan sotto esame: Bruxelles minaccia di rivedere i vantaggi commerciali

Un altro aspetto del Gsp+ riguarda i diritti dei lavoratori. Anche in questo caso non si può dire che il Pakistan abbia compiuto progressi concreti.

Se è evidente che per Islamabad il Gsp+ è essenziale, visto che l’Europa è un mercato chiave e il tessile dipende dalle agevolazioni, è altrettanto vero che questa dipendenza rappresenta per Bruxelles una leva di pressione importante.

Una leva che, però, la Commissione non ha ancora utilizzato, non facendo valere il principio secondo cui i vantaggi commerciali sono legati al rispetto dei diritti fondamentali. Il dialogo resta la via scelta dalla Commissione, ma senza conseguenze sulle violazioni, il rischio è quello di perdere credibilità.

Nuovo Gsp+ dal 2027: per l’Europa la vera sfida sarà far pesare i diritti umani sugli accordi commerciali

Il nuovo Gsp+, previsto dal 2027, sarà quindi un banco di prova anche per Bruxelles. Nel frattempo, l’Europa deve chiedersi per quanto potrà denunciare violenze contro cristiani e altre minoranze e, allo stesso tempo, garantire centinaia di milioni di euro di agevolazioni tariffarie senza pretendere progressi concreti.

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