Con l’Afd di Alice Weidel ormai stabilmente primo partito, vicina al 30% nei sondaggi, e l’Unione (Cdu-Csu) poco sopra il 20%, Friedrich Merz ha deciso di calcare la mano sulle espulsioni.
L’accordo tra Berlino e il regime di Kabul
E per dimostrare agli elettori tedeschi che fa sul serio, il cancelliere è disposto persino a trattare con i talebani. Berlino, infatti, ha stretto un accordo con il regime di Kabul che consente a funzionari indicati dagli islamisti di lavorare nelle missioni diplomatiche afghane in Germania, in cambio di una maggiore collaborazione sui rimpatri.
L’intesa, avviata lo scorso autunno e rafforzata all’inizio dell’estate, dovrebbe consentire fino a tre voli charter al mese. E la stretta non riguarda più soltanto criminali e soggetti pericolosi.
Il 28 luglio, per esempio, Berlino ha rimpatriato 31 afghani: 30 avevano precedenti penali, mentre uno era semplicemente privo del diritto di restare nel Paese. È stato il primo afghano senza condanne rimandato a Kabul dalla Germania dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021.
Il prezzo politico dell’accordo, tuttavia, per Merz è piuttosto alto. La Germania è diventata il primo Paese dell’Ue a consentire a funzionari nominati dai talebani di operare nelle missioni diplomatiche afghane, suscitando l’allarme dei dissidenti rifugiati nel Paese.
Tra i più preoccupati ci sono circa 35.000 afghani arrivati con programmi umanitari speciali: per rinnovare alcuni documenti potrebbero trovarsi costretti a rivolgersi proprio a sedi diplomatiche ormai presidiate da uomini indicati da Kabul.
Merz respinge però l’accusa di legittimare la teocrazia islamista: «Non stiamo tendendo la mano a questo regime talebano», aveva assicurato al Bundestag a giugno. «Cerchiamo piuttosto una cooperazione al necessario livello tecnico, che è nell’interesse nazionale del nostro Paese».
Tensione con l’Italia sui “dublinanti”
La linea dura si vede anche nel contenzioso con Roma sui cosiddetti «dublinanti», i richiedenti asilo entrati nell’Ue dall’Italia e poi trasferitisi in Germania.
Mercoledì un portavoce del ministero dell’Interno tedesco ha tagliato corto: «Le espulsioni dalla Germania verso l’Italia si faranno». Berlino si è detta «sorpresa dall’agitazione» italiana e ha ricordato che, secondo gli accordi raggiunti nell’autunno 2025, le regole di Dublino sarebbero tornate ad applicarsi dal 12 giugno, con l’entrata in vigore del nuovo sistema europeo di asilo.
Per i casi precedenti, che Roma considera invece azzerati, il portavoce si è riservato di fare ulteriori verifiche.
Il governo di Giorgia Meloni, da parte sua, ha provato a smorzare i toni, senza però cedere sul punto politico. «Non credo che ci sia un problema» con Berlino, ha detto Antonio Tajani, ricordando però le navi delle Ong tedesche «che hanno fatto sbarcare» migranti in Italia.
Matteo Piantedosi ha parlato di una «discussione serena e proficua» con i colleghi tedeschi. «Ho già scritto al mio omologo per dirgli che non accettiamo» i trasferimenti di persone arrivate prima dell’accordo sul nuovo Patto europeo sulla migrazione, ha dichiarato il capo del Viminale, rimarcando l’intenzione di porre in compensazione anche i migranti trasportati da Ong con bandiera tedesca: 2.200 dall’inizio dell’anno e più di 500 dal 12 giugno.
L’ipotesi degli hub extraterritoriali in Africa
Merz, intanto, guarda ancora più lontano. Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Grecia sono in trattative avanzate con l’Uganda per creare un hub extraterritoriale destinato ai migranti che non hanno diritto di restare nell’Ue ma non possono essere rimpatriati direttamente.
Il centro potrebbe diventare operativo nel 2027 e i ministri dei cinque Paesi dovrebbero incontrarsi a Copenaghen il 4 settembre per fare il punto.
Resta aperta anche la pista ruandese. Già proposta e poi accantonata dal Regno Unito, negli ultimi tempi alcuni governi del Vecchio continente hanno riallacciato i contatti con Kigali. In prima fila c’è anche l’Italia, tanto che Piantedosi ha già portato il progetto al tavolo di Bruxelles.
Il governo ruandese, attraverso un portavoce, ha confermato «discussioni preliminari con alcuni Paesi europei», pur precisando che «nulla è stato ancora deciso».
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