L’osservazione più giusta, al di fuori dei commenti politici, l’ha fatta una giovane intervistata da Rainews. «È un modo per escluderle dal resto della comunità», ha detto, a proposito delle piscine con orari dedicati esclusivamente alle donne di religione islamica.
Alla faccia della integrazione nella società civile occidentale, si moltiplicano le iniziative per rafforzare le barricate «anti infedeli», quindi contro di noi. A Roma, in provincia di Bolzano e di Trento, pure gli impianti sportivi stanno assecondando la sharia, impedendo all’universo femminile di scendere insieme in acqua, con o senza veli. Perché questo è l’aspetto più assurdo, non solo si vieta in quel paio d’ore l’accesso agli uomini, ma nemmeno si favoriscono sane nuotate tra chi indossa costumi diversi.
La piscina di Tor Tre Teste, nella periferia Est della Capitale, ha stretto un accordo con la Comunità islamica di Roma (Cir) per concedere in agosto l’utilizzo delle vasche alle sole islamiche. L’ha fatto in modo astuto, presentando il progetto come se non fosse segregante. «Uno spazio riservato e sicuro, dedicato al relax tra donne: nuoto libero, spogliatoi e struttura ad uso esclusivo, con staff interamente femminile (bagnina e segretaria)», si legge nella locandina che gira su tutti i social. «L’idea è di alcune ragazze della comunità islamica di Roma, e che io ho semplicemente aiutato a trovare un impianto in cui poter organizzare l’iniziativa», ha cercato di ridimensionare sui giornali locali Claudio Poverini, capogruppo Pd nel Municipio V di Roma. Per poi aggiungere: «Possono accedere tutte le donne, penso per esempio a coloro che, per i motivi più disparati, sono a disagio a mettersi in costume. Con questa iniziativa potrebbero avere uno spazio sicuro in cui farlo».
Una spiegazione penosa, nella quale tenta di accostare le donne di religione islamica che scendono in acqua praticamente vestite, alle «poveracce» occidentali con problemi di peso e che si fanno orrore davanti allo specchio. Bel capolavoro di integrazione dem. Il punto di partenza resta comunque la mossa fatta dalla comunità islamica, che chiede e ottiene uno spazio nel quale imporre le sue assurde regole: uomini da una parte, donne dall’altra. Pure in una piscina pubblica. E il Pd si è affrettato ad accontentare gli islamici.
Volete sapere quanto pensa alle donne la Cir? L’ultima iniziativa risale al giugno di un anno fa ed è stato un pistolotto sul portale dell’associazione in ricordo di Fatima al-Fihriyya, «la donna che fondò la prima università al mondo». Già, sempre meglio ricordare la supremazia musulmana… Per il resto, le donne non compaiono in loro progetti o eventi. Però hanno pensato alla piscina, dove metterle a bagno chiudendo fuori gli uomini e imponendo di fatto l’assenza anche delle italiane. «Un’ora tranquilla di nuoto, senza pregiudizi e senza essere guardate. Perché far polemica, per qualche tessuto in più di costume», polemizzava una musulmana infagottata e velata malgrado il sole asfissiante, fuori dal Lido di Salorno, in Alto Adige, dove dalle 18.30 alle 19.30 la piscina è a disposizione dell’associazione interculturale Armonia, di ispirazione islamica.
Luca Miozzo, vice sindaco di Salorno, è contrario e ha detto: «Inclusione è quando tutti condividono lo stesso spazio». Eppure il problema sarebbero proprio le donne con qualche centimetro in meno di tessuto, guardate male dalle musulmane anche quando camminano per strada con gonne corte e spalle scoperte. Inutile scrivere che sono ammessi pure i bikini, l’ipocrisia suona fastidiosa.
A Roma, così, tutti i mercoledì d’agosto con 40 euro si può fare un salto indietro nel tempo, nel Medioevo, e nuotare dalle 7.30 alle 9.30 o dalle 18.30 alle 20.30 paludate all’inverosimile e con gli uomini tenuti fuori dal cancello. «Siamo di fronte a un primo, spudorato esperimento di introdurre norme islamiche all’interno delle nostre vite», ha tuonato Fabio Rampelli, Fdi, vicepresidente della Camera, annunciando un’interrogazione ai ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e dello Sport Andrea Abodi. «La sharia passa per le piscine: oggi sono gli uomini a non poter entrare, domani saranno le donne non velate a non poter camminare per strada. È veramente questo ciò che la sinistra vuole per la nostra Italia?», ha aggiunto il parlamentare.
«Ci hanno già contattato in 15 per iscriversi, troviamo incomprensibili le polemiche attorno a questa iniziativa, ci si scandalizza per una possibilità data alle donne che vivono in una società libera e democratica, e che dovrebbero avere la possibilità e il diritto di scegliere di farsi un bagno in una piscina senza essere additate o accusate», prova a lamentarsi sul Corriere della Sera Ahmed Vall, presidente della Comunità islamica di Roma.
Eccola l’inclusione, rifiutata in modo palese. Se davvero le musulmane accettassero di essere in una società «libera e democratica», frequenterebbero piscine miste, senza escludere gli uomini e, di fatto, le donne che hanno un’idea diversa dal costume ascellare fantozziano. Perché mai, poi, l’ingresso a Tor Tre Teste è consentito solo dai 16 anni in su? Nemmeno le ragazzine di religione islamica sono ben accette in acqua? No, a quanto pare. Banditi pure i segretari uomini. Forse perché sbirciano sotto il burka?
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