Sorelle in fuga, casa famiglia indagata. Bimbi a rischio con i giudici di mezzo

C’è un bosco a Palmoli da cui strappare tre fratellini sereni e un bosco orrido a Civitella Alfedena in cui scompaiono due sorelline angosciate: l’Abruzzo, per il combinato disposto di assistenti sociali e tribunali per i minori, non pare terra felice per i bambini.
Da dieci giorni di Alisya e Sarah, fuggite dalla casa famiglia dove erano ospitate finalmente riunite da oltre un anno dopo una lunghissima peregrinazione cominciata nel 2023 in diverse strutture di accoglienza, non si ha più alcuna traccia. Ogni giorno emergono nuovi particolari: un video le ritrae poco prima della fuga, bigliettini in codice annunciano la fuga. È, però, evidente che le due ragazzine (16 anni la più grande, 12 Sarah) si sono allontanate senza che nessuno della comunità «Ohf Hope» abbia fatto nulla per trattenerle. La telecamera di sorveglianza del bar Lupo di Civitella Alfedena - neppure 300 abitanti nel mezzo del Parco nazionale d’Abruzzo interamente circondato da foreste - le ritrae sedute a un tavolino verso le 21 di sabato 6 giugno poche ore prima che di Alisya e Sarah si perdesse ogni traccia. Il padre Stefano Di Giacinto le ha riconosciute. Da lì muove l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore di Sulmona, Stefano Iafola - ha raccolto anche la denuncia del padre delle due ragazzine contro i responsabili della «Ohf Hope» -, che ha aperto un nuovo fascicolo ipotizzando il reato di abbandono di minore nei confronti dei responsabili della struttura che ospitava le ragazze che sono stati iscritti nel registro degli indagati. Una delle accuse ruota anche attorno al tardivo allarme che è stato dato per la scomparsa delle sorelline: pare che solo nel pomeriggio di domenica 7 giugno la mamma, Valentina D’Acunto, sia stata avvisata. Tutto è ancora in corso di verifica.
Una prima domanda, però, s’impone: gli assistenti sociali che dovevano sorvegliare il percorso di accoglienza delle due sorelline non si sono accorti di nulla? È probabile che lo spettro delle responsabilità si allarghi di molto e certo emerge con la violenza della disperazione dei genitori tanto di Chaterine e Nathan Trevallion privati dei loro bambini strappati dalla casa nel bosco quanto di Stefano Di Giacinto e Valentina D’Acunto, i genitori delle sorelline scomparse, il contrasto assurdo dei comportamenti degli assistenti sociali e delle strutture di accoglienza. A Utopia Rose, Galorian e Bluebell Trevallion viene impedito quasi ogni contatto con i genitori e sono guardati a vista, ad Alisya e Sarah è stato possibile fuggire senza che nessuno facesse nulla. Ci si chiede: come vengono scelte le strutture di accoglienza? Con quali garanzie?
È ora abbastanza chiaro cosa sia successo a Civitella Alfedena sabato sera. Rientrate dal bar ,le due sorelline hanno raccolto le loro cose e poi, approfittando di una finestra rotta, sono scappate in un arco di tempo tra le 2 e le 6 di domenica notte. Per andare dove? Si è detto che avrebbero lasciato nella casa famiglia i loro cellulari, ma non avevano alcuno smartphone: usavano quello delle assistenti per avere contatti periodici con la mamma a cui in una a lettera - scritta da Alisya, la più grande - avevano mostrato l’intenzione di tornare a Minturno, in provincia di Latina, dove hanno la loro casa e dove hanno lasciato i loro cagnolini Jack Russell a cui sono molto legate. Un’altra cosa appare abbastanza evidente: la struttura di «Ohf Hope» non aveva alcun dispositivo né di sicurezza né di sorveglianza e viene da chiedersi come il Tribunale per i minori de L’Aquila l’abbia potuta ritenere idonea come residenza protetta. Ma anche questo fa parte degli accertamenti che il dottor Iafola sta conducendo. Il magistrato ha chiesto ai carabinieri di decifrare alcuni bigliettini che sono stati trovati nella cameretta delle due sorelline che sono scritti in un loro codice.
A prima vista sembra che li usassero per comunicare a qualcuno il loro piano di fuga, per evitare di essere scoperte. Ci si chiede se questo qualcuno le abbia aiutate nella fuga, se le abbia raccolte con un’auto (in un video si vedono i fari di una macchina che si aggirava, domenica notte, nei pressi della comunità) e poi portate chissà dove. Di sicuro da tempo Alisya e Sarah stavano progettando di scappare. Sembra - ma questo è ancora tutto da accertare - che abbiano messo in atto la loro scelta nella prima fine settimana di giugno, dopo che il tribunale di Latina ha restituito la responsabilità genitoriale - durante la causa di divorzio, durata sette anni, era stata sospesa a entrambi i genitori - al papà Stefano Di Giacinto, con il quale loro non volevano vivere avendo da sempre sostenuto che la loro casa è quella di mamma Valentina. Non a caso il padre, assistito dall’avvocato Francesco Riccardi, ha più volte precisato che aveva contatti continui con le figlie.
Ieri le ricerche sono state estese tra Civitella Alfedena, Lazio e Molise. Vengono battute le strade principali e sono stati fatti sopralluoghi in grotte, casolari e case abbandonate nella zona di Scanno e Castel di Sangro, così come si sta cercando di capire con chi Alisya e Sarah abbiano avuto contatti recenti. Resta, però, inspiegabile come né assistenti sociali né responsabili della «Ohf Hope» si siano accorti di nulla.






