landini meloni
Il segretario nazionale Cgil Maurizio Landini (Ansa)

Lavoro, salari e pace: Maurizio Landini, il leader della Cgil, presenta la manifestazione nazionale in programma sabato 17 ottobre a Roma, dal titolo «Lavoro, pace, ambiente, welfare, Costituzione», organizzata dalla Via Maestra, la rete composta da oltre cento associazioni, tra cui lo stesso sindacato, e lancia quello che appare un vero e proprio manifesto politico.

Non ha ambizioni da «federatore», il buon Landini, ma che possa (voglia?) ritagliarsi un ruolo politico alle prossime elezioni è una voce che corre da tempo.

Landini scende in piazza contro il riarmo e attacca la legge elettorale

Difficile non constatare che la piattaforma della manifestazione sia comunque un assist per Avs, M5s e quella parte del Pd più vicina a posizioni radicali: le parole di Landini sul riarmo sono sostanzialmente sovrapponibili a quelle che utilizza abitualmente Giuseppe Conte: «Abbiamo delle richieste sulla manovra», sottolinea Landini, «ma per ora non c’è stato alcun confronto del governo con le organizzazioni sindacali».

«Noi non condividiamo la scelta di investire 14 miliardi per le armi: quelle risorse vanno investite nella sanità pubblica, nella scuola, per diverse politiche industriali. È l’ora di una vera e seria riforma fiscale. Bisogna andare verso una tassazione progressiva non solo sui salari e sulle pensioni, ma anche sui profitti, sulle rendite finanziarie e immobiliari».

Fisco, salari e pensioni: Landini chiede una riforma e stop al drenaggio fiscale

«Inoltre noi avanziamo una richiesta precisa, che è quella di introdurre un meccanismo automatico che rivaluti le detrazioni e gli scaglioni e che tolga il drenaggio fiscale. Si stanno facendo pagare tasse ai pensionati e ai lavoratori che non devono pagare: in 3 anni sono già 24 miliardi. Basta, è il momento di smetterla ed è il momento di tutelare realmente il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni».

Landini soffia sul fuoco della crisi economica, e fin qui si può essere d’accordo o no con le sue ricette, ma fa il suo mestiere. Molto meno coerente con la mission di un sindacalista è invece lanciarsi nella disputa sulla nuova legge elettorale.

Ma lui ormai è in modalità-onnisciente: «Siamo di fronte a una legge elettorale che consideriamo incostituzionale», sottolinea il segretario della Cgil, «e un costituzionalista parlerà in piazza del Popolo».

La Cgil fa sponda al campo largo: nel mirino Meloni e il centrodestra

Indizio che da solo costituisce una prova: in realtà, la manifestazione di sabato prossimo si inserisce nella strategia che il centrosinistra sta tentando di mettere in piedi per tentare di scalzare Giorgia Meloni da Palazzo Chigi: giocare le prossime elezioni politiche sullo stesso terreno di gioco e con lo stesso schema del referendum costituzionale sulla Giustizia, quando la narrazione dei progressisti non fu sul merito della riforma, poi bocciata, ma fu una sorta di chiamata alle armi (politicamente parlando) di tutti i mondi contrari al centrodestra.

Uno schema che non potrà ripetersi per la semplice ragione che stavolta il centrosinistra non potrà limitarsi a votare No a Giorgia Meloni, ma dovrà pure costruire una proposta politica alternativa condivisa da tutti i partiti e (soprattutto) individuare un candidato alla presidenza del Consiglio, obbligo che, come stiamo vedendo in queste settimane, sta già mandando in frantumi la «gioiosa macchina da guerra» di occhettiana memoria, che nel 1994 andò a sbattere contro la neonata Forza Italia di Silvio Berlusconi.

Restando sulla politica: «Dalle forze politiche ad oggi», dice Landini, «non abbiamo avuto né abbiamo chiesto formalmente adesioni alla manifestazione di sabato. Le nostre manifestazioni sono aperte a tutti i cittadini, invitiamo tutti a essere presenti. Dai territori abbiamo ritorni molto positivi. I costi delle manifestazioni stanno lievitando, ma ci aspettiamo una partecipazione molto importante».

Pochi denari per organizzare i pullman da tutta Italia? Costi dei carburanti troppo alti? È singolare che Landini metta in relazione la partecipazione all’evento con i costi cresciuti. «La Costituzione», affermano i promotori, «indica una strada precisa: quella di un Paese fondato sul lavoro, sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza e sulla pace».

«Questa strada è ancora la nostra Via maestra. Oggi, però, l’Italia va nella direzione opposta. La via maestra è la Costituzione. Dobbiamo difendere la Costituzione e la democrazia», argomenta il coordinatore della Via maestra, Giulio Marcon, «vi sono tante emergenze nel Paese e siamo in vista di una manovra che avrà qualche misura di propaganda, tanti soldi per il riarmo e poco o niente per le cose che davvero servono».

Ex Ilva, il sindacato sfida il governo: «L’Italia non rinunci all’acciaio»

Ancora Landini, sull’Ilva: «Siamo pienamente al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori ex Ilva», spiega il leader della Cgil, «che da Genova, Alessandria, Taranto in queste ore stanno manifestando e riempiendo le strade delle città. Noi chiediamo che il governo non blocchi le attività e quelle che non hanno vincoli giudiziari vengano messe nella condizione di lavorare».

«Non siamo disponibili ad accettare di diventare un Paese che non ha più la produzione di acciaio. Pensiamo che le risorse che il governo dice di voler destinare alle energie rinnovabili possano essere messe su un investimento che riguarda Taranto per una vera e propria decarbonizzazione, introducendo quei sistemi tecnologici che permettono di produrre acciaio senza inquinare o mettere a repentaglio la vita delle persone».

«Questo è quello che noi chiediamo e, se non c’è risposta, siamo pronti a mobilitarci perché non è un problema che riguarda solo Taranto o Genova o solo i lavoratori dell’Ilva, perché siamo di fronte ad un passaggio che riguarda il futuro del sistema produttivo e industriale del nostro Paese».

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