• Un libro di testo delle medie spiega che oggi è «necessario iniziare il cammino» verso una nuova civiltà che sia «multietnica, multiculturale e multireligiosa». Chi si oppone alle frontiere aperte esprime una «cultura razzista, xenofoba e intollerante».
  • Compito per lo studente: elenca tutti i benefici portati dall’immigrazione. Il manuale del liceo celebra l’accoglienza pure negli esercizi. E fa pubblicità al festival pro Ong organizzato da Arci e Caritas.

Lo speciale contiene due articoli.

La distorsione ideologica e politica dei libri di testo agisce a più livelli, ma c’è un tema su cui la propaganda – dalle elementari fino alle superiori – è martellante: l’immigrazione. Partiamo dalle medie, dove è diffuso il testo di educazione civica Le regole dello stare insieme di Alberto Pellegrino, pubblicato da Bulgarini. A pagina 46, il prezioso volume si occupa di razzismo e di migranti. Sentite con che lucidità affronta l’argomento: «Le migrazioni», racconta, «hanno sempre avuto un ruolo importante nello sviluppo economico, politico e sociale della popolazione. Tuttavia, un’immigrazione massiccia e incontrollata può avere gravi ripercussioni sociali e politiche nei Paesi di accoglienza, provocando tensioni etniche e religiose, disagi sociali e scontri anche a livello politico». Fin qui, tutto bene. Ma il testo prosegue: «Non sono quindi sufficienti le misure a favore dell’integrazione, ma devono essere adottati tutti i provvedimenti necessari per impedire qualsiasi manifestazione di razzismo e xenofobia, cioè di avversione verso gli stranieri e verso ciò che proviene dall’estero». Ah, ecco. Non basta integrare gli immigrati, bisogna anche bastonare i razzisti. Notate la sottigliezza: chi si oppone all’immigrazione selvaggia è, automaticamente, un razzista e uno xenofobo.

Andiamo avanti. Il libro spiega che «il fenomeno migratorio verificatosi nell’Europa occidentale ha portato alla formazione di un nuovo pluralismo etnico e culturale. […] Purtroppo, parallelamente a queste trasformazioni culturali e religiose, si è assistito alla ripresa di una cultura razzista, xenofoba e intollerante, che in passato era stata condannata a ampiamente rifiutata. Generalmente il razzismo prevede l’esaltazione delle differenze fisiche e culturali, in base alle quali viene identificato il “diverso”, che diventa un nemico da fronteggiare e rendere “innocuo”». I razzisti, chiarisce il testo, sono di vario tipo. Ci sono i fanatici che parlano di differenze razziali, poi c’è «una categoria più vasta di persone le quali, di fronte al fenomeno dell’immigrazione, provano smarrimento, irritazione e paura: smarrimento nei confronti di chi è “diverso” per colore della pelle, cultura e religione; irritazione verso chi “invade” il nostro “territorio” e non rispetta le regole sociali e quelle del mercato del lavoro; paura nei confronti di chi viene ritenuto socialmente pericoloso. Queste persone aspirano alla chiusura totale delle frontiere e all’espulsione degli stranieri».

Certo, chi è contrario all’immigrazione di massa è spaventato, confuso, arrabbiato. Uno che non ragiona bene, che non capisce. «Fortunatamente però», si legge nel libro, «esiste anche una minoranza che pur riconoscendo le difficoltà connesse alle nuove forme di convivenza, ritiene necessario impegnarsi per arrivare a un’integrazione culturale e sociale fra gruppi etnici diversi». Ah, già, che fortuna: esiste il Pd, esiste Laura Boldrini. Queste sì che sono brave persone con le idee giuste.

Attenti, però, perché mica è finita qui. Poco dopo, a pagina 49, si torna sull’argomento. C’è un capitoletto intitolato «Il cammino verso una società multietnica». Nelle poche righe che lo compongono si spiega che, a volte, l’integrazione è molto, molto difficile, anche perché gli immigrati cercano con ogni mezzo di conservare la propria identità culturale e linguistica, come «forma di difesa contro l’isolamento e l’emarginazione». Sapete perché succede? «A volte l’irrigidimento dei gruppi extracomunitari è una risposta a manifestazioni di intolleranza e di razzismo oppure al sorgere di movimenti ideologici e politici a sfondo razzista, che suscitano sentimenti di paura e di ulteriore chiusura». Ovvio: se l’integrazione è difficile è colpa dei «razzisti».

Il bello, tuttavia, viene nella conclusione. Il testo per i ragazzini delle medie, infatti, scrive chiaro e tondo: «È tuttavia necessario iniziare il cammino verso una società multietnica, multiculturale e multireligiosa, pacificata dalla nascita di una cultura scaturita da una sintesi di valori e di costumi fra loro diversi». Capito? È «necessario», nientemeno, creare una società multietnica e multireligiosa. E chi si oppone è xenofobo.

Dalle medie passiamo alle superiori, per la precisione al manuale di «grammatica e scrittura» chiamato Fare il punto. Competenti in italiano di Anna Ferralasco, Anna Maria Moiso e Francesco Testa (pubblicato da Pearson). Qui, in teoria, la propaganda immigrazionista proprio non dovrebbe entrare. Eppure… L’impostazione ideologica del manuale è chiarissima. Tantissimi dei testi proposti per i vari esercizi di analisi, per dire, sono tratti da Repubblica. Nel capitolo «La struttura e le tecniche di esposizione» c’è perfino un brano copiato e incollato dal sito di Roberto Saviano, intitolato «Uno scrittore sotto scorta». Gli studenti imparano la grammatica, ma pagina dopo pagina sono punzecchiati da piccole suggestioni politiche. In questo modo, la propaganda è meno evidente, ma forse ancora più efficace. Facciamo un esempio.

A pagina 214 si parla di pronomi relativi e pronomi misti. Bisogna individuarli all’interno di un breve testo. E, guarda un po’, il testo in questione si intitola «Libertà di movimento», è corredato da una foto di migranti e recita: «Chiunque abbia desiderio o necessità di spostarsi deve poterlo fare. Chi vuole migliorare la propria condizione e realizzarsi deve essere libero di circolare». Insomma, una celebrazione delle frontiere aperte.

A pagina 599, ecco un altro esercizio. Qui lo studente deve individuare «il problema, la tesi e l’antitesi». Il testo scelto spiega che «la maggior parte degli italiani […] sono convinti che il tasso di criminalità degli stranieri è 5-6 volte superiore a quello dei nostri connazionali e che, senza di loro, il nostro Paese sarebbe senz’altro più sicuro. A smontare questa convinzione è uno studio presentato da Caritas/Migrantes». In realtà, è verissimo che gli stranieri commettano più reati degli italiani, come dimostrano, fra gli altri, i dati diffusi dall’autorevole Luca Ricolfi. Ma il testo aggiunge: «La colpa di tale visione distorta della realtà è da ricercare soprattutto nelle notizie e informazioni diffusi da giornali e tg e nelle campagne elettorali di alcuni partiti politici». Ottimo, qui si unisce l’utile al dilettevole: lo studente impara la grammatica e allo stesso tempo si indottrina. Cose che nemmeno nei migliori regimi.


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