La rivoluzione è avvenuta quasi senza farsi notare. Una volta la bibita «senza» era soprattutto quella di chi era a dieta.
Gusto e benessere: il nuovo rapporto con le bevande
Oggi ordinare una versione «zero» al bar non richiede più spiegazioni. È diventata una scelta normale, soprattutto tra i più giovani, e convive senza troppe contraddizioni con la voglia di concedersi qualcosa di buono. Perché gli italiani non sono diventati improvvisamente asceti. Quando scelgono una bevanda analcolica, il primo criterio resta nettamente il gusto: conta per il 90,6% dei consumatori. Subito dopo viene la capacità dissetante, indicata dall’86,3%. Ma alle spalle di questi due requisiti avanzano caratteristiche che raccontano il nuovo rapporto con il benessere: il 70,8% considera importante la presenza di ingredienti naturali, il 60,1% il basso contenuto calorico e il 58,6% l’assenza di zucchero. Sono i risultati di uno studio realizzato da AstraRicerche nel marzo 2026.
La crescita del segmento light e zero in Italia e in Europa
La fotografia che ne emerge non è dunque quella di un consumatore disposto a sacrificare il piacere. Semmai è l’opposto: si pretende di tenere insieme gusto e leggerezza. Lo si vede bene al bar. La bibita tradizionale rimane la prima scelta, indicata dal 42,8% degli intervistati, ma quasi uno su tre, il 32,6%, preferisce una versione light o zero. Tra la Gen Z la percentuale arriva al 47%, mentre un altro 24,6% decide in funzione dell’occasione. E l’Italia non è un caso isolato. La stessa trasformazione attraversa il mercato europeo.
Secondo Unesda, l’associazione europea dell’industria delle bevande analcoliche, le versioni a basso o nullo contenuto calorico rappresentano ormai oltre il 40% delle vendite di soft drink in Europa e in alcuni mercati nazionali superano la metà. Tra il 2019 e il 2024 il settore europeo indica inoltre una riduzione del 12,4% del contenuto medio di zuccheri aggiunti e, allargando lo sguardo al periodo iniziato nel 2000, una diminuzione del 35,1%.
Riformulazione e accordi di settore per la riduzione degli zuccheri
I numeri europei e quelli italiani non sono direttamente sovrapponibili, perché cambiano periodi, mercati e indicatori, ma raccontano una direzione comune: più riformulazione, più alternative senza zucchero e una maggiore possibilità di scelta. In Italia, il Protocollo siglato per iniziativa del sottosegretario Marcello Gemmato nel luglio 2026 tra ministero della Salute e Assobibe indica per il periodo 2022-2025 una riduzione del 16% degli zuccheri venduti attraverso le bibite analcoliche e un aumento del 66% dei prodotti a ridotto o nullo contenuto di zucchero e calorie. Considerando l’intero percorso di collaborazione avviato negli anni precedenti, la riduzione cumulata indicata raggiunge il 44%.
Formati ridotti e nuove abitudini di consumo tra i giovani
La moderazione passa inoltre dalle dimensioni: sugli scaffali sono comparsi formati ridotti, Un altro segnale interessante arriva dai più giovani. Secondo l’Ocse, nel 2022 il 14% dei quindicenni dell’Unione europea dichiarava di consumare ogni giorno soft drink zuccherati, in calo rispetto al 16% del 2018.
Le differenze tra Paesi restano però molto marcate: in Bulgaria, Belgio, Lussemburgo, Romania, Francia e Ungheria più di un quindicenne su quattro dichiarava ancora un consumo quotidiano. L’Ocse cita tra gli strumenti utilizzabili per migliorare la qualità nutrizionale delle bevande consumate dagli adolescenti la riformulazione, la riduzione delle porzioni, le etichette, le restrizioni pubblicitarie e anche la tassazione legata al contenuto di zucchero.
Il quadro, dunque, è più complesso della semplice alternativa tra bere o non bere una bibita. Anche la parola benessere sembra aver cambiato significato. Il 66,7% degli intervistati italiani considera le bevande analcoliche compatibili con uno stile di vita equilibrato, prevalentemente a determinate condizioni. Per il 54,8% la condizione è consumarle con moderazione; per il 14,2% scegliere quelle senza zucchero. Soltanto il 12,9% le esclude.
Piacere e convivialità al centro delle scelte dei consumatori
Infine sarebbe sbagliato raccontare questa trasformazione soltanto attraverso zuccheri e calorie, perché una bibita conserva una dimensione che sfugge alla tabella nutrizionale: quella del piacere. Una ricerca Euromedia del 2024 rilevava che per il 61,8% degli italiani concedersi un momento con la propria bevanda analcolica preferita è importante per la sensazione di relax e appagamento, mentre per oltre sette italiani su dieci queste bevande sono associate alla socialità e alla convivialità. Forse il cambiamento è proprio questo.
Il consumatore vuole sapere cosa beve, scegliere tra tradizionale e «zero zucchero», decidere quantità e occasione. Meno automatismi e più possibilità di scelta, con una condizione che, almeno per il 90,6% degli italiani, continua a venire prima di tutte le altre: quello che c’è nel bicchiere deve avere un buon sapore.
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