Varoufakis terrorizza i parrucconi dell’Ue
Yanis Varoufakis (Ansa)
  • L’ex ministro di Alexis Tsipras fa tremare Bruxelles. Prima consegna al presidente della Camera greco le registrazioni (segrete) delle riunioni dell’Eurogruppo del 2015 in cui la Germania strapazzava Atene, poi promette di diffonderne le trascrizioni.
  • Giuseppe Conte va in Aula ma non parla di Mes. La Lega: «Imputabile per infedeltà». Nel dibattito sul Consiglio europeo Matteo Borghi attacca: «Pacchetto? Questo è un cetriolo».

Lo speciale comprende due articoli.

Quella che sembrava una domanda di routine fatta da una giornalista lunedì sera durante la conferenza stampa dell’Eurogruppo promette di scatenare uno scontro al calor bianco tra le istituzioni europee e l’ex ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, e di mettere ancora più in luce la scarsa trasparenza che caratterizza l’Eurogruppo. Organo che, seppur informale, è snodo decisivo delle scelte politiche dell’Eurozona. Venerdì Varoufakis ha consegnato al presidente della Camera Kostas Tassoulas una chiavetta Usb contenente le registrazioni di numerose riunioni dell’Eurogruppo avvenute nei primi mesi del 2015, invitando Tassoulas a divulgarla ai parlamentari e al pubblico. La chiavetta è stata restituita al mittente a stretto giro, definendo il gesto «inaccettabile» e invitando Varoufakis a prendersi le sue responsabilità senza scaricarle sul Parlamento greco. Subito dopo, Varoufakis ha reso noto che avrebbe pubblicato le registrazioni intorno al 10 marzo, tempo necessario per le trascrizioni. Quando lunedì sera la giornalista ha chiesto un commento al presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, la risposta è stata un secco «no comment». Subito dopo Centeno ha rivolto lo sguardo verso Klaus Regling, capo del Fondo salva Stati (Mes) che non si è fatto pregare e ha aggiunto: «Deploriamo questa violazione della riservatezza, mi auguro che abbia usato nel suo libro già pubblicato tutto ciò che riteneva interessante». Una dichiarazione laconica per liquidare come irrilevante l’uscita di Varoufakis, alla pari del suo volume.

La replica di Varoufakis non si è fatta attendere. In un post pubblicato ieri sul sito del suo movimento politico, ha sferrato un durissimo attacco a Regling e rivelato un episodio che conferma come il tedesco abbia più di qualcosa da nascondere. Infatti, quando il prestigioso regista greco Costa-Gavras annunciò il film tratto dal libro di Varoufakis Adulti nella stanza, ispirato agli eventi del 2015 e documentato con le registrazioni che ora saranno integralmente divulgate, Regling si preoccupò e chiese subito un incontro a pranzo col regista. Lo scopo era di dissuaderlo dal girare il film, sostenendo l’imprecisione con cui il libro riportava i fatti dell’epoca. Costa-Gavras rispose che invece aveva verificato la perfetta rispondenza del contenuto del libro alle registrazioni, che aveva ascoltato, e quindi credeva alla versione di Varoufakis. Regling andò via e Costa-Gavras pagò pure il conto. Varoufakis ha spiegato che Regling ha motivo di preoccuparsi perché i cittadini europei sapranno che il tedesco suggeriva di non pagare le pensioni ai cittadini greci in modo da consentire il pagamento delle rate al Fondo monetario internazionale. Ha aggiunto che quando i cittadini potranno ascoltare le parole di Regling sarà molto difficile per lui avere un lavoro in qualsiasi Paese, compreso il suo, e ha concluso definendolo non solo un «cinico burocrate» ma anche «un incapace» che incappa in errori tecnici elementari. Ma perché rivelarle ora, dopo cinque anni? Varoufakis ha spiegato che credeva di aver chiuso la vicenda delle registrazioni con l’uscita del libro tre anni fa. Ma di recente in Grecia è stata approvata una legge che dispone la vendita di prestiti ipotecari inesigibili a dei fondi che dal 1° maggio sfratteranno le famiglie provocando una nuova ondata di sofferenze al popolo greco. Sia il nuovo governo di centrodestra che gli ex colleghi di Syriza imputano questi provvedimenti draconiani alla inefficace azione di Varoufakis durante le riunioni dell’Eurogruppo del 2015, in cui il greco irritò i colleghi europei, inimicandoseli. Allora, per mettere fine a questa rappresentazione distorta dei fatti, ecco la decisione di divulgare integralmente quanto registrato in quei mesi. In questo modo:

1 Si capirà come l’euroscetticismo sia stato alimentato da un processo decisionale inaccettabile, proprio al centro della Ue.

2 Si avrà conferma, purtroppo, che le posizioni degli euroscettici sono del tutto fondate.

3 Chiunque interessato potrà avere contezza sulle modalità con cui si prendono decisioni cruciali per l’economia mondiale.

4 Poiché non può esserci democrazia senza trasparenza, si offrirà un piccolo contributo ai democratici di tutto il mondo.

Giova ricordare che in quel libro viene riportato un episodio, mai smentito, a proposito del nostro ministro dell’Economia dell’epoca, Pier Carlo Padoan. Quando Varoufakis chiese a Padoan come fosse riuscito a contenere l’ostilità di Wolfgang Schäuble che lo aggrediva in ogni possibile occasione in particolare nell’Eurogruppo, Padoan rispose che aveva conquistato il suo rispetto accogliendo il «suggerimento» di approvare il jobs act, dopo il quale le ostilità improvvisamente cessarono. Ma quelle registrazioni potrebbero costituire la conferma delle numerose perplessità sollevate negli ultimi mesi a proposito delle decisioni assunte dall’Eurogruppo sul Mes e su altri dossier decisivi per il nostro Paese. Se il clima in quel consesso è quello documentato da Varoufakis, con un nucleo forte di Paesi arroccato intorno alla Germania che detta la linea con atteggiamenti ricattatori, quale garanzia ha il nostro Parlamento che sia stato rispettato il mandato conferito ai nostri rappresentanti?


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