Si riaprono i confini delle Regioni. Ma nel Meridione studiano dei filtri
Christian Solinas (Ansa)
  • Domani si potrà tornare a circolare liberamente in tutta Italia grazie al benestare del governo e dell’Iss. Ai governatori del Sud rimangono i dubbi: il sardo Christian Solinas pensa a un bonus per i turisti che faranno il test.
  • Enrico Rossi diventa razzista con i lombardi. Il presidente della Toscana accusava di «fascioleghismo» chi chiedeva la quarantena per i cinesi rientrati dalla loro patria. Ora vorrebbe tener fuori chi arriva dal Nord…

Lo speciale comprende due articoli.

Ancora 24 ore l’Italia tornerà unita: domani, 3 giugno, cade l’ultima barriera della mobilità, quella tra le varie Regioni italiane, e finisce così in archivio un’altra delle tristi limitazioni imposte dal lockdown anticoronavirus. Quei muri invisibili quanto invalicabili che hanno diviso le Regioni italiane scompariranno, si spera, per sempre: il via libera è arrivato dal governo, confortato dai dati elaborati dall’Istituto superiore di sanità attraverso l’analisi di 21 parametri che segnalano il livello di rischio delle diverse Regioni. «Al momento», ha fatto sapere l’Iss, «in Italia non vengono riportate situazioni critiche relative all’epidemia di Covid-19»: semaforo verde, quindi, ma attenzione a tenere la guardia sempre alta. «È chiaro che un rischio lo stiamo assumendo», dice il ministro della Salute, Roberto Speranza, a 1/2 ora in più su Rai Tre, «poiché il rischio zero ora non esiste ma ci arriveremo solo quando ci sarà il vaccino. Fino ad allora si tratta di assumersi dei rischi ponderati e di provare a gestire una fase diversa. Che ci sia una differenza sui territori è un dato di fatto innegabile e il Nord ha pagato il prezzo più alto, ma ora il trend di tutte le Regioni va nella direzione giusta. Al momento», aggiunge Speranza, «i dati ci dicono che è vero che ci sono differenze quantitative ma la tendenza di tutte le regioni va nella direzione giusta ed è in discesa. Le settimane che arriveranno sono ancora con un esito non scontato e le misure di distanziamento e precauzione saranno determinanti».

La soddisfazione per la riapertura sovrasta le voci critiche, quelle di alcuni presidenti di Regione che negli ultimi giorni hanno manifestato dubbi e perplessità sul «liberi tutti». Il simbolo degli isolazionisti, il presidente della Sardegna, Christian Solinas, teorico del «certificato di immunità» per chi approda sull’isola, dopo la bocciatura da parte del governo è costretto al dietrofront: «Tratteremo fino all’ultimo», precisa Solinas, «per un accordo, ma se non riusciremo a trovarlo, allora appronteremo un sistema più articolato che prevede la registrazione dei passeggeri all’ingresso su una piattaforma e la compilazione di un questionario epidemiologico che serve a noi per avere contezza su dove concentrare i maggiori controlli. Pensiamo a un incentivo per chi volesse sottoporsi a una verifica con un test», spiega Solinas a Rai Radio1, «potremmo riconoscere un piccolo voucher, un bonus da spendere in Sardegna».

L’idea è quella di chiedere ai turisti in partenza per la Sardegna una autocertificazione relativa ai sintomi del coronavirus. Il presidente della Sicilia, Nello Musumeci, che pure aveva manifestato la volontà di chiedere il «passaporto sanitario» ai turisti, ingrana la retromarcia in maniera felpata: «Occorrerà verificare», argomenta Musumeci, «la provenienza, l’esistenza di eventuali casi sospetti nel nucleo familiare, indicare giorno dopo giorno la tracciabilità della presenza del turista». Tra i perplessi anche il presidente della Campania, Vincenzo De Luca: «La Campania», annuncia De Luca, «valuterà le decisioni del governo, e adotterà, senza isterie e in modo responsabile, insieme ai protocolli di sicurezza già vigenti, controlli e test rapidi con accresciuta attenzione per prevenire, per quanto possibile, il sorgere nella nostra Regione di nuovi focolai epidemici».

Toni epici, e in verità un po’ grotteschi, quelli utilizzati dall’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, secondo il quale l’esigenza è «continuare a difendere Roma»: il pretoriano del presidente della Regione, Nicola Zingaretti, promette «massima attenzione ad aeroporti e stazioni perché Termini, Fiumicino e Ciampino preoccupano», e si augura «il tracciamento a livello nazionale».

Il governo, per andare incontro alle istanze dei presidenti di Regione più preoccupati dal via libera agli spostamenti, è orientato a consentire la registrazione di chi entra nel territorio regionale e la possibilità di effettuare test rapidi, ma solo se il soggetto interessato darà il suo assenso.

Soddisfatti gli altri governatori: «I dati sono estremamente positivi», sottolinea il presidente della Lombardia, Attilio Fontana. «Tutte e tre le pagelle del ministero ci hanno confermato che i nostri numeri sono pienamente in regola», gioisce il presidente del Piemonte, Alberto Cirio. «Capisco la preoccupazione di qualche collega», sottolinea il governatore del veneto, Luca Zaia, «ma spero si possa aprire tutti assieme, anche a livello europeo. Abbiamo la necessità di aumentare gli spostamenti e le relazioni». «Il nemico è il virus», argomenta il presidente della Liguria, Giovanni Toti, «non sono le persone, qualsiasi sia la loro provenienza». Per il presidente della Puglia, Michele Emiliano, «è arrivato il momento di riaprire il Paese a condizioni di normalità e la condizione di normalità fondamentale è la libertà di circolazione». La presidente della Calabria, Jole Santelli, sottolinea di essere «pronta ad accogliere i turisti. Siamo a contagio zero», sottolinea la Santelli, «e nel rispetto di tutte le misure contro il coronavirus, ora posso dire a chi arriva in Calabria: l’unico pericolo sarà quello di ingrassare».


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