Qatargate, alla Ong fondata dalla Bonino bonifici per quasi 5 milioni dall’Europa
  • L’Ue solo ora avvia la verifica dei finanziamenti dati agli enti spuntati nell’inchiesta. E il legale di Marc Tarabella attacca i giudici.
  • L’ex super dirigente del ministero ha scelto il rito abbreviato: per i pm avrebbe pilotato le gare per favorire l’editore Federico Bianchi di Castelbianco.

Lo speciale contiene due articoli

La Ong No Peace without justice ha sempre professato la sua estraneità al Qatargate, l’inchiesta per una presunta corruzione che ha scosso le fondamenta delle istituzioni europee. Anche quando il suo segretario generale Nicolò Figà Talamanca era stato arrestato su mandato del giudice istruttore belga Michel Claise, con l’accusa di essere uno dei sodali dell’ex europedutato Pier Antonio Panzeri, considerato dagli inquirenti di Bruxelles il deus ex machina delle attività a favore del Marocco e del Qatar.

Nei giorni scorsi Figà Talamanca è stato liberato «senza condizioni», ma questo non ha spento i riflettori che il Parlamento europeo ha acceso sul mondo delle Ong, in particolare quelle citate negli atti dell’inchiesta sulla corruzione. Un documento interno firmato dal commissario europeo Johannes Hahn che La Verità ha potuto visionare ricostruire infatti il flusso di denaro che la Ong fondata da Emma Bonino ha ricevuto dalle istituzioni europee a partire dal 2006. Complessivamente, i 7 progetti finanziati (su 9 presentati) hanno portato nelle casse di No Peace without justice la bella cifra di «non più di4,62 milioni di euro». Ma tre dei progetti portati a termine avevano più «beneficiari» facendo salire il totale delle somme uscite dalle casse dell’Ue a circa 5 milioni di euro. Ma non basta. Secondo il documento che Hann ha inviato alla presidente della Commissione per il controllo dei bilanci Monika Hohlmeier, al momento dell’esplosione del Qatargate aveva in corso progetti per un valore di circa 2,7 milioni di euro, in parte già erogati. I restanti 1,37 milioni di euro non ancora erogati dalla Commissione, spiega il documento, «sono ora sospesi in via cautelare». Ma su cosa vertevano i progetti finanziati con fondi comunitari? Secondo il documento, hanno perseguito vari obiettivi tra cui «il rafforzamento del sistema di giustizia penale internazionale, la promozione e la protezione dei diritti umani dei bambini e dei giovani in Siria e il miglioramento della capacità di segnalazione del governo libico e della società civile in materia di diritti umani».

Anche la Ong Droit au droit (Diritto ai diritti), che condivide con No peace without justice lo stesso indirizzo a Buxelles, ha beneficiato di fondi comunitari. La Commissione ha concesso sovvenzioni a un totale di sette progetti che vedono coinvolta la Ong di cui è direttore esecutivo Nicola Giovannini che è anche coordinatore degli affari istituzionali di No peace without justice. Somme erogate con fondi gestiti direttamente dalla Commissione, dal 2006 al 2018. Tutti i progetti sono stati completati e alla Ong è andata una cifra «non superiore» a 526.000 euro, su un totale di 1,09 milioni. Nello stesso palazzo ha sede anche la Ong Fight for impunity, fondata da Panzeri nel 2019, che però non ha ricevuto «alcun sostegno finanziario dai fondi dell’Ue gestiti direttamente dalla Commissione». Una ricostruzione che rafforza l’ipotesi che la costituzione della Ong fosse funzionale alla gestione dei rapporti che Panzeri intratteneva con Qatar e Marocco. E proprio sull’ex eurodeputato sono tornati ad abbattersi gli strali di Maxim Töller, difensore di un altro indagato, il parlamentare europeo italo-belga Marc Tarabella, arrestato sabato scorso.

In un’intervista al quotidiano Le Soir Töller ha dichiarato che Panzeri «accusa Tarabella nel modo più infame, quello in cui è impossibile dimostrare che non è vero». Per poi sostenere che dopo aver «chiesto a un revisore di analizzare i conti del mio cliente negli ultimi sei anni, non è stata rilevata alcuna traccia di frode o arricchimento sospetto». Poi l’attacco al sistema giudiziario belga: «Sulla base delle dichiarazioni di un uomo di cui è nota la capacità di vendersi (in Mauritania, Marocco, Qatar e ora alla Procura federale), qualcuno viene posto in carcerazione preventiva». Giovedì la Camera di consiglio del tribunale di Bruxelles dovrà decidere se convalidare il carcere per Tarabella, accusato di associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio. Töller forte anche del fatto che durante le perquisizioni a carico del suo assistito non sarebbe stato sequestrato nulla, annuncia battaglia: «In questo procedimento la carcerazione preventiva sembra essere un mezzo di pressione (in particolare la privazione di un minore, l’arresto di parenti in Italia, ecc.). Ripeto: capisco la posizione del giudice ma non la aderisco. Mi rammarico che la giustizia non mostri più moderazione in un’indagine di tale importanza».

I giudici belgi torneranno sempre giovedì mattina a riesaminare anche la custodia cautelare dell’ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, detenuta dal 9 dicembre scorso nella prigione di Haren. L’eurodeputata greca sarà difesa in aula dal fidato avvocato ellenico Michalis Dimitrakopuolos, affiancato per la prima volta dal penalista Sven Mary, celebre per aver difeso il terrorista Salah Abdeslam, che nelle ultime ore ha preso il posto del legale André Risopoulos. I due difensori ribadiranno per Kaili la richiesta degli arresti domiciliari, fin qui sempre negati. A doversi presentare davanti alla Camera di consiglio giovedì mattina sarà poi anche Panzeri, che ha patteggiato con la giustizia belga un anno di carcere. Nonostante la firma dell’accordo da pentito, il diritto penale belga prevede un riesame periodico delle misure cautelari anche nei suoi confronti. L’avvocato di Panzeri, Laurent Kennes, ha riferito all’Ansa che non avanzerà alcuna richiesta per un regime di sorveglianza elettronica.

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