- Va all’ex sindaco di Bari la guida dell’Envi, la giunta parlamentare dove transitano tutti i dossier green più delicati. Se passa il metodo Puglia vedremo una gestione ideologica e politica che punta a sfruttare il potere per mettere il governo in difficoltà.
- Tre presidenze all’Ecr. Procaccini: «Volevano farci secchi, li abbiamo battuti».
Lo speciale contiene due articoli.
La Puglia e il Pd conquistano la poltrona più delicata dell’Europarlamento. La presidenza della commissione Envi, sigla che sta per l’inglese ambiente, salute pubblica e salite alimentare. È la Commissione che ha visto, nella prima metà della scorsa legislatura, passare le leggi più estremiste in tema transizione green e, nella seconda metà, ha vissuto le battaglia più aspre con l’intento di bloccarle. Per capirsi, ci riferiamo alle norme che toccano la nostra industria e la nostra agricoltura. Dalla legge Natura a quella sugli imballaggi. Senza dimenticare il core business del Green new deal. Cioè tutte le normative sui motori elettrici e la mobilità in generale. A presiedere Envi dal 2019 all’altro ieri è stato Pascal Camfin. Parlamentare francese eletto tra le fila di Renew, il gruppo che fa riferimento a Emmanuel Macron, Camfin ha avuto la brillante idea di influenzare l’opinione pubblica del Vecchio Continente facendo dichiarare all’Aula lo stato di emergenza climatico. D’altronde Camfine arriva dal World resources institute, una delle ong più influenti in ambito Onu. Insomma, qualcuno potrebbe essere più dannoso di lui per l’industria italiana? Temiamo di sì. A essere nominato ieri è stato l’ex sindaco di Bari, Antonio Decaro, ex fidato di Michele Emiliano, ma nonostante la tremenda vicenda dell’inchiesta anti mafia ancora pieno rappresentante di quello rete di potere che si chiama Emilianistan. Dunque che aspettarsi? Decaro ha accolto così la sua elezione: «Non dobbiamo perdere di vista il senso delle sfide straordinarie che siamo chiamati ad affrontare. Non c’è soltanto il futuro del nostro continente in gioco, ma anche un nuovo approccio globale alla risorsa pianeta». Nonostante qualche tentennamento, più strategico che di merito, Ursula von der Leyen ha infatti confermato il ruolo centrale del Green deal subito dopo la sua riconferma, avvenuta con l’appoggio decisivo dei Verdi. Sul punto, l’ex sindaco di Bari ha spiegato che: «L’obiettivo di conseguire pienamente il nuovo Green deal è certamente una sfida ambiziosa, ma non impossibile», per questo «non ci sono motivi per tornare indietro, se sarà necessario migliorare qualcosa, lo faremo, ma serve dare certezze e assumere impegni chiari». Il rappresentante del Pd ha poi concluso l’intervento citando Hemingway: «Il mondo è un bel posto, e per esso vale la pena lottare, a noi il compito di fare la nostra parte in questa lotta civile per il futuro».
Su Instagram infine Decaro ha specificato: «Affronteremo il tema della transizione verde garantendo investimenti pubblici e stimolando quelli privati su larga scala così da riuscire a salvaguardare e integrare tutti i settori dell’economia nel percorso di transizione che ci attende senza lasciare indietro nessuno. L’impegno più ambizioso sarà quello di coniugare le sfide ambientali con lo sviluppo di nuovi modelli di crescita economica sostenibile e sociale».
Scusate se abbiamo riportato per intero le sue dichiarazioni. Ma valeva la pena per pesare la quantità di ideologia presente nelle dichiarazioni di insediamento. Ciò che Decaro, ovviamente, non sottolinea è il duplice aspetto politico insito in quella poltrona, almeno per il prossimo quinquennio. Da un lato, il Pd potrà gestire la tolda e volutamente mettere in difficoltà il governo italiano di centrodestra. Camfin portava avanti un’idea sbagliata ma senza potenziali doppi fini. Decaro da esperto politico quale è saprà invece indossare le due vesti. Politico europeo e piddino italiano in trasferta. Senza contare che bisognerà porre estrema attenzione a eventuali connessioni tra Bari e Bruxelles. La Regione è da tempo molto attiva in ambito portuale e ha allargato le proprie attenzioni anche all’eolico offshore e a grandi opere energetiche. Molte delle quali si finanziano con fondi europei o in ambito Pnrr. In futuro si finanzieranno con le nuove piattaforme finanziarie che la Commissione entrante e il Parlamento andranno a perimetrare. È vero che il presidente di una Commissione non ha potere assoluto e almeno dentro quelle aule il dibattito democratico è spiccato. Abbiamo visto cosa è successo nell’ultimo anno e mezzo. Il Ppe che progressivamente ha iniziato a votare contro i socialisti e assieme ai conservatori di Ecr. Anche le nomine dei vice ieri sono andate bene per il partiti di centrodestra e quindi si annuncia battaglia. Il rischio però è sprecare gran parte delle energia a smontare ciò che socialisti europei, Verdi e dem nostrani impostano e disegnano all’insegna dell’ideologia green. Non dimentichiamo infine che in Puglia (e il Pd locale lo sa benissimo) ha sede l’ex Ilva. Lo stabilimento è in una fase delicata. Servono nuovi investitori per evitare che collassi e non produca più acciaio. Muovere la commissione Envi contro Taranto sarebbe facile e sarebbe anche un modo per fare opposizione al governo. Questi sono aspetti politici. Però evitiamo di uccidere ulteriormente il tessuto produttivo. Soprattutto quello dell’industria pesante fondamentale per mantenere l’Italia con entrambi i piedi dentro il G7.
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