La «terra dei fuochi» di Roma attende ancora le bonifiche
(Ansa)
  • Rifiuti tossici, residui ospedalieri, amianto: nel quadrante sud est della Capitale c’è una bomba ecologica che minaccia i residenti. La giunta riceve ogni anno dei soldi per farsene carico, ma non è chiaro come li spenda.
  • Parla l’assessore all’Ambiente Sabrina Alfonsi: «Abbiamo già rimosso una ventina di piccole e medie discariche. Gli odori sono stati abbattuti drasticamente, in prospettiva si azzereranno».
  • L’esperto, Gianluca Timpone: «Il Comune non registra i benefit ambientali alla voce uscite: questo va contro le regole e può essere un reato».

Lo speciale contiene tre articoli.

C’è un’area, nel sudest del Lazio, caratterizzata per il 60% della sua estensione da una campagna che comprende numerose e vaste zone agricole e il Parco Archeologico di Gabii. Un territorio dalle grandi potenzialità e sul quale, negli anni, hanno messo occhi, mani e rifiuti in molti, anche con attività illecite che hanno fruttato affari d’oro. Difficile fissare la data di inizio dell’interramento illegale dei rifiuti nell’area dell’Agro Romano compresa fra i suburbi e i confini di Roma Capitale; è certo, però, che l’innesco di questa bomba ecologica è avvenuto nei primi anni Novanta. Correva l’anno 1994 quando, con l’inizio dei lavori per la realizzazione della linea ferroviaria ad Alta velocità Roma-Napoli, emersero i primi rifiuti tossici interrati nelle Cave dopo la loro dismissione.

Fu solo l’inizio perché, in quel momento, si comprese che non si trattava di un fenomeno di piccole dimensioni. Non a caso quel territorio, che ricade nel VI Municipio, salì agli onori della cronaca come la Terra dei Fuochi del Lazio. Nel 1967, proprio nel quadrante sudest della Capitale, è stato realizzato l’impianto di Rocca Cencia, All’inizio nato come inceneritore, con la trasformazione del ciclo rifiuti è diventato, nel 2006, un Tmb (dal 2023 Tm) gestito da Ama spa. E nel 2011 arrivarono anche l’impianto di trattamento meccanico del gruppo Porcarelli e quello trito-vagliatore.

Dal 1994 al 2024, incendi dolosi, rilevamenti e segnalazioni hanno dato origine a inchieste e portato a sequestri, ma poche sono state le bonifiche – effettuate perlopiù dai privati – sui terreni in cui vennero, tra il 2014 e il 2015, ritrovati interrati anche rifiuti sanitari e amianto. Quanti rifiuti speciali giacciono ancora lì, nonostante le denunce di numerosi cittadini, riuniti nel frattempo nel Cau (Comitati e associazioni uniti), e di chi, come Nicola Franco, in quel territorio è nato e ora lo amministra, è difficile da dirsi. «La zona», afferma il presidente del VI Municipio, «versa in condizioni preoccupanti. In passato i privati hanno fatto una piccola bonifica, ma non hanno scavato oltre i 50 centimetri, mentre qui si parla di rifiuti interrati a oltre un metro. Per questo chiediamo di setacciare il terreno in profondità, con le nuove tecniche geoelettriche. Sul suolo pubblico, invece, non è stato fatto nulla e parliamo di 46 ettari di terreno di cui un terzo di proprietà del Dipartimento Tutela Ambiente. L’ultimo incendio di luglio ha fatto emergere i rifiuti ospedalieri aggiungendo ulteriori preoccupazioni».

Secondo le analisi epidemiologiche eseguite dalla Regione Lazio, in questo Municipio (Distretto 6) il 25,8% di decessi è provocato da tumori maligni e di questi il 24,8% sono tumori della trachea, bronchi e polmoni (dati elaborati e pubblicati sul portale Open Salute Lazio riferiti al 2020) e, secondo un altro studio condotto dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, le aspettative di vita alla nascita sono di tre anni inferiori rispetto a quelle di chi vive nel centro della città. In una zona in cui le polveri sottili sono così tanto e così di frequente al di sopra dei limiti potrebbe aumentare – e di molto – il rischio di ammalarsi di tumore. Dalle rilevazioni effettuate il fattore di rischio a Rocca Cencia si aggirava, già nel 2019, tra l’11 e il 21% in più. È stato, inoltre, riscontrato che l’infarto acuto del miocardio, che molto ha a che fare con l’inquinamento atmosferico, sia ben più alto nel Municipio VI, rispetto al II, dove c’è più verde urbano. Anche l’Arpa ha effettuato, nel 2022, un monitoraggio durato 47 giorni, mettendo nero su bianco che, su 1.166 ore valide ai fini del calcolo dell’intensità di odore, per il 56% si sono verificati eventi con intensità di odore da discernibile a forte raggiungendo anche l’ultimo livello della scala: «intollerabile». Non si può associare con certezza l’insorgenza di tumori alla presenza di rifiuti anche speciali, ma l’esposizione a contaminanti emessi da rifiuti pericolosi non gestiti correttamente, la presenza di siti illegali non controllati di questi rifiuti, l’inquinamento atmosferico e il contesto socio-economico, possono determinare un impatto negativo sulla salute e sul benessere della popolazione.

Territori come il VI Municipio potrebbero contare sugli aiuti previsti dalla legge: dal Testo Unico Ambientale al Decreto n. 15 dell’11 marzo 2005 del Commissario straordinario per l’emergenza ambientale nel territorio della Regione Lazio, che prevede benefit ambientali fino al 5% della tariffa. Il decreto, però, specifica che sono erogabili quando i rifiuti provengono da altri Comuni diversi da quello dove ricade l’impianto.

Nel VI Municipio, oltre a quella di Roma, arriva tutta la spazzatura dei 52 Comuni della Città metropolitana e ci si aspetterebbe che gli importi, versati da Porcarelli, siano stati finalizzati a compensare i danni e migliorare l’ambiente dove ricade l’impianto. È avvenuto nel 2004, quando l’allora sindaco Veltroni, con la delibera di giunta n. 4288/04, destinò circa i 412.000 euro di benefit ad interventi di manutenzione e riqualificazione ambientale nei Municipi XV e XVI per la discarica di Malagrotta, non più funzionante. È un importante precedente.

Ma di quanti soldi si parla? E soprattutto figurano in bilancio? Da una verifica effettuata, la voce «benefit ambientali» figura solo tra le entrate. Porcarelli ha versato a Roma Capitale 253.285,60 euro nel 2022, 296.869,89 euro nel 2023 e 184.879,89 euro nel 2024. Somme importanti, soprattutto se si moltiplicano per gli anni precedenti. Giusto per fare due conti: solo in tre anni sono entrati nelle casse comunali 735.035,38 euro. Tanti soldi in entrata dei quali, però, non si trova traccia in uscita. Di certo non sono stati spesi per bonificare i 46 ettari del VI Municipio. E andando ancora a ritroso all’interno dell’avanzo di bilancio vincolato all’anno 2020, l’allora giunta Raggi lasciava in eredità oltre 800.000 euro di benefit ambientali non utilizzati nell’anno corrente. Soldi, però, non ben individuabili nei bilanci successi, ovvero non se ne vede traccia sotto la voce «benefit ambientali» dell’anno successivo. E siamo nell’era Gualtieri.

Negli anni, anche nel VI Municipio sono stati fatti interventi extra tari, ed è l’assessorato, attraverso il Dipartimento Ciclo rifiuti, a metterli nero su bianco per spiegare come sono stati spesi, negli ultimi tre anni, questi soldi. Interventi per la cui realizzazione sembra si sia sforata la cifra derivante dai benefit ambientali. Nessuno degli interventi, però, pare abbia interessato i rifiuti interrati e alcuni in elenco sembrano rientrare in altri progetti. Il lavoro più impegnativo in termini economici è quello in via dell’Archeologia (zona di Roma dove lo spaccio è il welfare per molti) con una spesa di 349.871,47 euro che dovrebbe essere già coperta dai fondi destinati al comparto R5, che beneficerà di lavori per un totale di 125 milioni di euro. La risposta, protocollata e ricevuta il 3 ottobre, non convince il minisindaco Nicola Franco: «Un elenco che richiede spiegazioni, soprattutto perché non è chiaro con quali soldi siano stati realizzati gli interventi, visto che alcuni sono stati effettuati in danno al trasgressore, altri utilizzando fondi del Pnrr».

In molti, da tempo, attendono risposte. Una voce che le racchiude tutte è quella di Federica Alessandrini del Comitato di quartiere Colle del Sole, uno dei 30 comitati e delle 15 associazioni che da anni chiedono la bonifica dell’area per «ritornare a vivere». «Ci spaventa», afferma, «l’abbandono da parte delle istituzioni (tutte) che dovrebbero tutelarci. Ad oggi 
le nostre denunce non hanno trovato riscontro. Il 13 marzo scorso, l’assessorato ai rifiuti del Comune di Roma ha assunto impegni, ma finora non li ha rispettati. La bonifica dei 46 ettari dove ci sono rifiuti speciali interrati e non è un nostro diritto. Chiediamo solo di avere gli stessi diritti alla salute in un ambiente nel quale si possa vivere con la libertà di morire di vecchiaia o di qualsiasi altro evento non legato all’inquinamento».

Temi delicati e situazioni complesse che richiedono un salto nel passato di almeno dieci anni. Un’attenzione – dovuta – alle persone e soprattutto al giro di denaro su cui c’è chi vuole vederci chiaro: è la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari, che ha già convocato gli organi amministrativi coinvolti.


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