- Le convergenze dietro al blitz sulla banca bergamasca anestetizzano le mire anti Alberto Nagel del patron di Luxottica.
- Si riunisce il consiglio: a Victor Massiah la delega per trovare un advisor in cerca di alternative. Ma sembra una mossa obbligata.
Lo speciale contiene due articoli.
L’inedito asse tra Intesa Sanpaolo e Mediobanca che si è formato per preparare l’offerta pubblica su Ubi è destinato a cambiare gli equilibri della finanza. A cominciare da quelli nel salottino dei soci di Piazzetta Cuccia dove negli ultimi mesi ha creato scompiglio l’ingresso rumoroso del patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio. Che ora potrebbe essere messo più agilmente in un angolo dall’ad Alberto Nagel, con il placet di altri azionisti come la Mediolanum di Ennio Doris che non a caso ha già «benedetto» con entusiasmo l’operazione.
I rapporti tra Del Vecchio e il capitano di Intesa, Carlo Messina non sono ottimi. Anzi, c’è un episodio che risale alla fine di aprile 2017. Dopo la notizia del tentato blitz di Intesa sulle Generali che fece alzare le barricate anche al primo azionista Mediobanca, Del Vecchio (tuttora socio del Leone) ebbe un violento scontro con Messina. Dai toni inaspettati: si comporta «come un ragazzino al bar, come si fa con due società in Borsa a dichiarare “Noi vorremmo comperare….”, come se io dicessi “Vorrei comperare la Microsoft”», aveva attaccato il fondatore di Luxottica. Immediata la replica di Messina che fece diramare un comunicato stampa di fuoco («Non sa di cosa parla e neanche sa come sono andate le cose») dichiarandosi anche pronto «a reagire nelle sedi opportune a tutela mia e della banca» per le «affermazioni diffamatorie».
Due anni dopo, a fine 2019, la Delfin di Del Vecchio ha rastrellato il 9,88% di Piazzetta Cuccia diventandone primo azionista e aspirando a cambiarne la governance in vista dell’assemblea di ottobre chiamata a rinnovare il cda. Nel mirino è così finito l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel che però ha giocato d’anticipo e lo scorso 6 febbraio si è dichiarato pronto a cambiare l’articolo dello statuto che oggi impone di scegliere l’amministratore delegato fra i dirigenti della banca. Cosa farà l’imprenditore ora che Messina e Nagel sono alleati? Desisterà dall’idea di salire ancora e superare il 10% del capitale? Si concentrerà sul business del mattone e sull’operazione appena lanciata da Covivio (la società francese nata dalla fusione di Beni Stabili in Fonciére des Regions, di cui è primo socio) sul gruppo immobiliare tedesco Godewind? Vedremo.
Ieri si è intanto riunito il patto «light» (che ora controlla solo il 12,5%) di Mediobanca ma l’appuntamento è servito per esaminare la semestrale e fare anche il punto sul matrimonio lungo l’asse Milano-Bergamo-Brescia cui Piazzetta Cuccia fa da advisor. Non sarebbe stato, invece, toccato il tema del recente tentativo di «scalata» da parte di Del Vecchio: «nessuno ne ha parlato» ma l’imprenditore «è benvenuto, questo è l’unico discorso che è stato fatto», hanno detto fonti vicine al patto tra soci al termine dell’incontro. Ieri, non si è neppure parlato delle modifiche allo statuto né si è fatto accenno alle recenti novità nell’azionariato, a partire dalla decisione di Mediolanum di tenersi le mani libere sulla propria quota dopo il blitz di Del Vecchio.
Di certo, l’operazione Intesa-Ubi spariglia le carte su più tavoli. E soprattutto accelera i tempi del consolidamento bancario, più volte invocato dalla Bce. Cosa faranno gli istituti ancora senza marito? Si chiedono nelle sale operative dove i riflettori sono accesi sul Monte dei Paschi e il Banco Bpm. Il titolo dell’istituto senese ieri in Borsa ha messo a segno un balzo dell’11,4 per cento. La presidente Stefania Bariatti ieri si è limitata a dire che l’offerta di Intesa «ha sorpreso tutti». I vertici del Monte attendono novità dal Tesoro e dall’Ue sulle modalità di cessione dei crediti deteriorati ad Amco (la ex Sga). In mattinata il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha dichiarato che nei tempi previsti arriverà la soluzione. E c’è anche chi vede nella mossa di Intesa un rafforzamento preventivo anche in vista di possibili incursioni straniere (la sorvegliata speciale resta Crédit Agricole) sul Monte. Più cauto, in Piazza Affari il rialzo del Banco Bpm (+1,91%) con l’ad Giuseppe Castagna che ieri ha ribadito la volontà di procedere con un piano «stand alone» che verrà presentato il 3 marzo: «Siamo reduci da una fusione importante e andremo avanti per la nostra strada», ha detto Castagna. Anche Unicredit si tira fuori dalla mischia, mentre la stessa Intesa potrebbe riservare nuove sorprese. Ci saranno altre mosse nel risiko? «Siamo una banca ambiziosa», ha risposto ieri sibillino il presidente Gian Maria Gros-Pietro a margine dell’esecutivo Abi. Resta da capire se lo scacchiere sarà sempre quello italiano o se, invece, i carrarmatini di Messina verranno posizionati oltreconfine.
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