La Finanza sul caso dei soldi Unicef: «Carte contraffatte»
  • Alessandro Conticini, parente di Matteo Renzi, segnalato a Bankitalia per 372.000 dollari sospetti. La Gdf sulle carte: «Copia incolla di vari fogli».
  • Matteo Renzi e i suoi lasciano il centro storico per la magione da 1,3 milioni di euro sui colli. Presa dopo aver detto: «Ho solo 15.859 euro».

Lo speciale contiene due articoli

Quando si dice fare carte false. Tra le segnalazioni dell’Unità informazione finanziaria che, dal 2012, lanciava allarmi su Alessandro Conticini e le sue manovre sui fondi per i bambini africani, ce n’è una che ha impegnato più delle altre la Guardia di Finanza. È del 22 gennaio 2015, quando sul conto corrente del parente della famiglia Renzi (Alessandro è il fratello del cognato di Matteo Renzi) arriva un bonifico di 372.000 dollari, pari a circa 318.000 euro. L’accredito non va a buon fine perché il mittente, l’organizzazione umanitaria «Operation California», ha indicato come beneficiario «International Development Association c/o Alessandro Conticini». Ma nessun conto, in filiale, è aperto a quel nome. E quindi i soldi vengono stornati e restituiti. Una ventina di giorni dopo, si ripete il tentativo con il beneficiario corretto: «Alessandro Conticini c/o International Development Association». La somma viene finalmente accreditata sul conto corrente personale di Conticini. Qualcosa, però, non quadra. E allora gli uffici della banca, dove Conticini movimenta con disinvoltura centinaia di migliaia di euro provenienti dai finanziamenti di Ong e associazioni umanitarie, lo convocano e gli chiedono un giustificativo per quella somma così ingente proveniente dall’estero. L’uomo spiega che la cifra riguarda un compenso per lui e la moglie, Valérie Quéré, per delle «consulenze» prestate all’organizzazione americana. Possibile? I funzionari dell’istituto di credito sono scettici, e inviano una segnalazione di «operazione sospetta» a Bankitalia. Che, analizzando il materiale di Conticini e incrociando le informazioni raccolte su fonti aperte, scrive in una relazione allegata all’inchiesta in cui è coinvolto l’uomo che desta «perplessità», in relazione alla «vocazione assistenziale» di «Operation California», un «singolo pagamento di 372.000 dollari». E per cosa, poi? Per consulenze a «fronte di spese che si aggirerebbero (…) nell’ordine di 1,9/2 milioni di dollari». Una cifra troppo alta che da sola rappresenterebbe un sesto dell’intero budget a disposizione.

Le fiamme gialle, che già stanno lavorando sullo svuotamento dei fondi per progetti di solidarietà in Africa ad opera del parente dei Renzi, raccolgono l’alert di Bankitalia e vanno oltre. E decidono di passare al microscopio la documentazione che i Conticini hanno consegnato in banca. Scoprono così alcuni indizi che portano gli inquirenti a ipotizzare la fabbricazione di un presunto falso «copia e incolla» per giustificare il bonifico che «Operation California» avrebbe voluto indirizzare alla organizzazione umanitaria di Conticini ma che, invece, è finito sul suo conto corrente personale. Scrivono i militari della polizia tributaria: «Da un sommario esame della documentazione prodotta di supporto al bonifico (…) sembrerebbe che la stessa sia frutto dell’unione, in un unico foglio, di più parti di differente provenienza». Infatti, annotano ancora gli investigatori in una informativa, il «carattere di scrittura dell’intestazione mittente/destinatario appare uguale a quello della nota di chiusura ossia “by this communication…” ma differente da quello utilizzato per la descrizione delle attività indicate a fronte del programma 2014/2015». Una svista grafica difficilmente giustificabile per una struttura internazionale che si occupa di programmi per l’infanzia e per la lotta alla povertà da almeno 30 anni. La lente d’ingrandimento dei finanzieri passa anche sopra la «firma sottostante il nominativo Alessandro Conticini», e rileva che «sembrerebbe non apposta in modo autografo», ma «ritagliata in maniera elettronica da altra documentazione stante l’opacità che ne caratterizza i contorni». Il giustificativo del bonifico, insomma, offre più di un dubbio sulla sua genuinità. Ancora dalla informativa della Guardia di Finanza: «La documentazione, inoltre, pure avendo ad oggetto “invoice” (fattura, ndr) e riferita al pagamento delle spese di consulenza, non presenta un elemento fondamentale per la identificazione di un documento fiscale ossia il codice fiscale e/o partita Iva». E questo senza considerare il dettaglio che la presunta fattura, su «carta intestata “Operation California”, rechi come titolo “contribution”». Ovvero, contributo semplice. E non come ci si aspetterebbe, data la natura del mittente, «contributo umanitario».

La conclusione a cui giungono gli inquirenti rafforza il fronte d’indagine sull’appropriazione indebita di cui si sarebbe reso protagonista Conticini. Infatti, secondo Guardia di Finanza e Bankitalia, «appare quantomeno anomalo che una ingente somma di denaro, originariamente destinata a finanziare la Play Therapy Africa (la società di Conticini che rastrella contributi milionari in giro per il mondo per presunti progetti di sostegno alla terapia del gioco in Africa, ndr) venga poi trasferita su vari rapporti di conto intestati a Conticini».

Dunque, la somma è stata «verosimilmente destinata a un impiego diverso da quello per il quale è stata erogata dalle organizzazioni internazionali». Impieghi coincidenti con le spese «personali» e «familiari» del parente dell’ex premier Matteo Renzi. Come le due superville in Portogallo e in Francia costate, come ha raccontato Panorama questa settimana, 2 milioni di euro. O come le spese per le carte di credito dei coniugi impegnati a girare il mondo, dall’Africa all’Europa passando per gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi.

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