È una storia senza fine quella del concordato preventivo per salvare Ferrarini, lo storico gruppo alimentare che da ormai tre anni versa in una difficile crisi finanziaria. Dopo i mesi di attesa per l’ordinanza della Corte di cassazione sul tribunale di competenza, poi individuato a Reggio Emilia, la proposta di salvataggio promossa dal vecchio governo Conte è stata azzerata. A fine luglio la sezione fallimentare ha rimandato tutti a settembre, rimettendo anche avanti al competente tribunale fallimentare di Bologna un’istanza di dichiarazione di insolvenza ai fini dell’ammissione all’amministrazione straordinaria pendente da marzo 2021. Non si trattava di istanza di fallimento, quindi la procedura è diversa: in questi casi è prevista l’amministrazione straordinaria come strumento per salvaguardare la continuità produttiva.
Tanto che alcune fonti giudiziarie spiegano che potrebbe essere questa la soluzione «salomonica» individuata per porre fine a una saga giudiziaria che si protrae da tre anni e che rischia di trascinare pezzi di Stato (Amco) in situazioni scomode (tra Bruxelles e vari esposti). Con l’amministrazione straordinaria Ferrarini verrebbe gestita da commissari mandati dal Mise di Giancarlo Giorgetti, allontanando così la famiglia ma creando anche le condizioni per una soluzione gradita agli operatori del settore. La situazione è cambiata, sia dal punto di vista politico, sia soprattutto da quello patrimoniale. Come noto la proposta concordataria era stata avanzata dal gruppo Pini (il re delle bresaole) insieme con Amco, società del Mef che dovrebbe gestire i crediti deteriorati degli istituti di credito ma che sotto la gestione di Roberto Gualtieri aveva intrapreso anche altre iniziative, come per esempio quella di salvare un’azienda come Ferrarini indebitata per 360 milioni di euro. In via XX Settembre con l’arrivo di Daniele Franco le cose prendono un’altra direzione. E la vicenda Ferrarini, anche per le molteplici problematiche legate al gruppo Pini (indagini all’estero, azionisti cinesi e società con nomi di storiche pornodive), ha iniziato a creare non poco imbarazzo. Di fatto il rinvio del tribunale di Reggio Emilia sposta tutto a settembre, ma comunque mette una certa fretta al Mef. Va ricordato che Amco (ad Marina Natale), è stata trascinata anche davanti alla Commissione Ue per abuso di aiuti di Stato. Per questo al Mef ci sarà probabilmente un riesame di tutta la vicenda e addirittura una nuova istruttoria.
Per quel che riguarda la cordata concorrente Intesa-Unicredit-Bonterre, da un lato il decreto dichiara l’inammissibilità della proposta presentata (improcedibile per questioni formali) ma dall’altro lato, imponendo a Ferrarini spa un rifacimento di fatto del secondo piano concordatario in essere, automaticamente apre alla presentazione di una eventuale nuova proposta.
Rispetto al decreto del tribunale, la principale novità riguarda l’obbligo di completo aggiornamento del piano concordatario da parte della cordata Pini-Amco. La proposta dovrà quindi essere riformulata entro il 30 settembre. È richiesto, tra l’altro, l’aggiornamento della situazione economica e patrimoniale, la verifica del mantenimento degli impegni assunti dagli investitori (Pini Group e Amco) in sede di proposta di concordato, l’aggiornamento su tutti gli atti di straordinaria amministrazione compiuti sino a oggi, una nuova attestazione della veridicità dei dati aziendali e della fattibilità del piano industriale, processo che non sarà semplice perché richiederà il reclutamento di nuovi periti: il precedente attestatore è stato oggetto di esposti, addirittura da Amco, che come creditore lo voleva trascinare in tribunale per «falsa attestazione».
Non solo. A quanto pare il gruppo Pini non costruirà un nuovo stabilimento (nulla ad oggi è stato fatto e ora non ci sarebbero comunque più i tempi tecnici), nonostante per quello attuale, villa di Rivaltella, sia stata fissata sempre dal tribunale la vendita all’asta a dicembre. Da mesi si ipotizzava che il nuovo stabilimento sarebbe stato realizzato ampliando il polo logistico. Ora iniziano a filtrare soluzioni alternative che dovranno essere inserite nella nuova proposta concordataria. Gli spazi di Rivaltella sono al momento inservibili, considerati invece produttivi nella proposta concordataria di Ferrarini e che ora dovranno essere riconsiderati. Nella perizia sull’immobile, infatti, si legge chiaramente: «Si conclude pertanto evidenziando che esiste un’incompatibilità dell’attività produttiva all’interno dell’immobile e sostanziali difformità architettoniche che andranno regolarizzate/ripristinate con uno specifico progetto di restauro scientifico […]».
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