All’interno l’analisi partito per partito.
L’80% degli italiani è proprietario della casa di abitazione, il mattone continua a essere una delle principali forme di investimento, le seconde abitazioni sono una fonte di reddito per tante famiglie. Eppure i partiti nei loro chilometrici programmi elettorali hanno affrontato il tema solo in modo superficiale con qualche generico impegno. I due principali schieramenti si sono limitati a considerare la casa esclusivamente dal punto di vista o della proprietà o della locazione, con il centrodestra rivolto soprattutto ai proprietari, attuali e futuri, e il centrosinistra concentrato sugli aiuti a chi vive in affitto e su un ambizioso, quanto irrealistico, piano decennale di edilizia residenziale pubblica. Il centrodestra rilancia i suoi tradizionali cavalli di battaglia, come la graduale riduzione dell’Imu, l’eliminazione dell’imposta per i negozi sfitti e gli immobili occupati abusivamente e un maggior rigore contro le occupazioni abusive. Poi la cedolare secca per gli affitti commerciali.
Nessuno si avventura ad affrontare il problema della casa nella sua interezza. Delle questioni più controverse non si parla. È il caso delle morosità e delle difficoltà a liberare immobili con inquilini che non pagano il canone. Solitamente i partiti prendono le difese o dei proprietari o degli inquilini, ma i danni sono per entrambi. Durante la pandemia è stato deciso il blocco degli sfratti, che ha però creato un danno sia ai proprietari, di fatto espropriati della gestione di un bene, sia agli inquilini che dovranno confrontarsi con un mercato sempre più ostile. Non è un caso che, a fronte della scarsa tutela legislativa del proprietario, ci sia stato un aumento esponenziale degli affitti brevi e dei b&b. Il proprietario, non sentendosi garantito dallo Stato nella tutela del bene (che per molte famiglie rappresenta un investimento e una fonte di reddito talvolta esclusiva), adotta formule di locazione meno «rischiose». Il risultato è che il mercato degli affitti residenziali si è ristretto ed è a condizioni sempre meno accessibili, penalizzando chi cerca casa.
I partiti come pensano di risolvere il problema di un mercato immobiliare ingessato? La risposta non può essere quella adottata da Venezia e altre grandi città di ostacolare gli affitti brevi, che sbarra la strada ai flussi turistici come ai fuori sede, studenti e lavoratori. Una soluzione nei programmi non l’abbiamo trovata.
Il tema delle morosità degli affitti, delle utenze e delle spese condominiali è già una realtà. Secondo Francesco Iollo, segretario generale di Confedilizia per l’area partenopea, a Napoli il 70% degli inquilini non paga le quote condominiali. L’aumento dei costi energetici sta mandando in crisi i bilanci dei complessi immobiliari. Oltre alla componente energetica, crescono anche i costi della manutenzione e dei servizi in quanto le aziende fornitrici, colpite anch’esse dalla crisi, rivedono i loro listini. Sono possibili rateizzazioni, ma con quali prospettive se la capacità reddituale di molti condomini, già falcidiata dal Covid, rischia di essere compromessa dai rincari generalizzati dell’autunno? Il recupero giudiziale, afflitto da tempi lunghissimi, non può rappresentare una risposta. Che dovrebbe essere data dai partiti.
Altri temi legati al mercato immobiliare richiedono una soluzione a stretto giro. Gli aiuti agli under 36 con Isee inferiore a 40.000 euro annui, per mutui prima casa garantiti dallo Stato all’80%, scadono il 31 dicembre. La misura, introdotta a metà 2021 con il decreto Sostegni bis, finora ha prodotto 44.650 contratti (con un picco a luglio di oltre 6.000 prestiti) e ha vivacizzato il mercato dei mutui che era in contrazione.
L’innalzamento della copertura all’80%, invece del 50% previsto di regola, ha consentito alle banche di fare contratti capaci di finanziare il 100% dell’acquisto dell’immobile. È stato un buon volano per giovani con lavori precari per accedere all’acquisto della prima casa. Dal 1° gennaio 2023 però non sarà più possibile avere un mutuo con queste condizioni. Inoltre le banche che hanno aderito all’iniziativa ora stanno rivedendo i propri prodotti alla luce dell’aumento dei tassi di interesse. L’offerta è già virata quasi esclusivamente sul tasso variabile.
Con l’anno nuovo scadono anche le misure straordinarie introdotte durante la pandemia con cui è stata allargata la platea della moratoria sui mutui prima casa. Oltre alla deroga sull’Isee, per cui è possibile richiedere la sospensione delle rate senza far riferimento all’indicatore della situazione economica (il limite è solitamente a 30.000 euro), la moratoria è stata estesa anche ai lavoratori autonomi e liberi professionisti che avevano subìto un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto a quello dell’ultimo trimestre 2019. Scade a fine anno pure l’innalzamento del valore dei mutui che è possibile sospendere, da 250.000 a 400.000 euro. Tutte queste deroghe non varranno più dal 1° gennaio, proprio nel momento in cui i costi per il riscaldamento e l’aumento dei prezzi peseranno di più sui bilanci familiari.
C’è poi il tema delle case occupate abusivamente. Scatenò un vespaio di polemiche la decisione dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini di imporre un passo diverso agli sgomberi. Sul fenomeno non si hanno dati ufficiali. Alcune stime indicano oltre 50.000 abitazioni, concentrate soprattutto nei grandi centri urbani. A Roma risulta occupato un appartamento su tre di proprietà di enti privati. Le cronache hanno spesso parlato di racket per indicare talpe sia nei condomini sia negli uffici comunali che comunicano alle famiglie in cerca di una casa – e disposte a pagare anche 10.000 euro per la soffiata – gli appartamenti liberi in quel momento e che si possono occupare. Squadre di fabbri e muratori scardinano le serrature delle porte e permettono agli abusivi di installarsi. Una volta entrati, lo sgombero è davvero difficile. La crisi della casa, se sommata ad altre difficoltà, rischia di essere il detonatore di tensioni sociali. A giudicare dai programmi non sembra che i partiti ne siamo totalmente consapevoli.
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