«Stefano Bonaccini deve allinearsi. Deve dimostrarsi più realista del re, ne va del suo futuro. Ma è il primo a non credere alle sue parole». Lo ha detto in un’intervista al Corriere della Sera Galeazzo Bignami, deputato di Fratelli d’Italia e viceministro alle Infrastrutture, emiliano con un passato da consigliere regionale, dopo il duro botta e risposta tra il governatore e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Al centro della polemica il ritardo dei fondi per l’alluvione. Ed è proprio questo attacco senza sconti a sorprendere la stessa premier dopo che, all’indomani della tragedia dell’Emilia-Romagna, si era stabilito tra i due un dialogo costruttivo e composto, ma soprattutto uno spirito di collaborazione che andava oltre le diversità politiche.
Poi la mancata nomina di commissario e Bonaccini ha cambiato linea un po’ come ha cambiato stile. Infatti proprio lui che indossava il dolcevita nero che lo ha reso più cool in campagna elettorale è tornato alla giacca con camicia, ma anche a parlare di fascismo, tema mai toccato in precedenza. Nella commemorazione della strage nazista di Sant’Anna di Stazzema, il governatore ha attaccato il presidente del Senato Ignazio La Russa definendolo «inadeguato all’incarico che ricopre». Ma dopo le lagnanze sui fondi in ritardo, anche la Meloni non è stata tenera, seppur ha invitato «a tornare al clima di condivisione della volontà di risolvere i problemi, che c’era all’inizio. E ora non c’è più. Per ragioni che non sono di merito». Poi la bacchettata: «È necessario non cedere ad una fretta e una frenesia che pare rispondere più al desiderio di qualcuno di avere un po’ di visibilità alimentando polemiche utili a qualche parte politica».
Bonaccini ha spiegato che «la fretta che Meloni mi imputa, in realtà, è quella dei nostri concittadini. Che tutto meritano fuorché polemiche sterili tra istituzioni o il fatto che non debbono lamentarsi perché molto sarebbe già stato fatto. Purtroppo non è così». Eppure, come sostiene Bignami, «a sabotare la nomina di commissario per Bonaccini è stata una parte del Pd. Averlo come commissario significava piegarsi a concedergli di correre per il terzo mandato da presidente. E Schlein questo non lo vuole. Così come la stessa segretaria del Pd, attraverso i sindaci suoi sostenitori che francamente se non dichiarassero ogni giorno nessuno conoscerebbe, ha identico interesse a sabotare il dialogo col governo. Bonaccini si è dovuto adeguare».
E non è la prima volta. Nel 1995 era uno dei candidati alla successione dell’amico (fino alle primarie) Nicola Zingaretti per la leadership della Sinistra giovanile e finì per guidare il partito a Modena. Nel 2014 stava per diventare il segretario organizzativo del Pd renziano e invece lo fecero correre in Emilia-Romagna. Da uomo di partito vecchio stampo, su richiesta della segreteria, in un paio di occasioni l’uomo di sinistra che da bambino voleva diventare calciatore, attaccante off course, ha sacrificato le velleità nazionali sull’altare del territorio. Infine ha dovuto ingoiare il rospo delle primarie nelle quali il voto dei gazebo ha ribaltato quello dei circoli e così la segreteria del Pd che sembrava già sua è andata ad Elly Schlein, il «cambiamento». Così a luglio scorso il responsabile del Pd regionale, ha lanciato la sua «non corrente», Energia Popolare”, quell’area riformista che ha nel mirino la segretaria anche se è lui stesso a bloccare la fronda: «Noi qui non fondiamo una corrente, facciamo vivere un’area politica-culturale che superi il correntismo esasperato che aveva paralizzato il partito» aveva chiarito alla presentazione.
Ora, in vista delle elezioni europee che farà Bonaccini, si candiderà o insisterà per un terzo mandato da presidente? Per farlo dovrebbe modificare la legge perché è chiaro che la Schlein non glielo garantisce, come fatto per De Luca, e allora forse sarebbe più «semplice» concorrere per Bruxelles dimettendosi a marzo e lasciando lo spazio fino a nuove elezioni, alla sua vice Irene Priolo.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >