- Trionfo del Carroccio che convince più di un italiano su tre. Puniti i pentastellati, anche se i gialloblù insieme avanzano, nonostante il logoramento che di solito sconta chi governa. Emma Bonino bocciata, exploit di Giorgia Meloni.
- La sinistra perde 1 milione di voti. Nicola Zingaretti festeggia e parla di «fronte alternativo ai populisti». Eppure la coalizione europeista, al di là delle percentuali, a ogni tornata smarrisce elettori per strada.
Lo speciale comprende due articoli.
L’Italia s’è destra, con la Lega di Matteo Salvini che ottiene uno stratosferico 34,33% di consensi: un italiano su tre, domenica scorsa, ha messo la croce sul simbolo del Carroccio. Primo partito italiano, la Lega, ma non solo: Salvini è ufficialmente investito del ruolo di leader continentale di primissimo piano, punto di riferimento di tutti i milioni di cittadini europei che non si riconoscono in questa Unione che non si fonda su valori culturali ma su tabelline, privilegi e vincoli. Male, anzi malissimo, il M5s: dimezzato il risultato delle politiche di un anno fa, Luigi Di Maio guarda quella percentuale, 17,1%, e da buon partenopeo non può non pensare alla «disgrazia», termine che ben fotografa il risultato. Del crollo del M5s si avvantaggia, pensate, perfino il Pd di Nicola Zingaretti, che raggiunge il 22,7% e supera di quasi 6 punti i grillini. Forza Italia continua l’inesorabile declino, ferma all’8,7%. Esulta Fratelli d’Italia: Giorgia Meloni ottiene un lusinghiero 6,46%.
La Lega, dunque, vola. Alle politiche del marzo 2018, aveva preso il 17,4% dei voti, un risultato già al di là delle aspettative. Cinque anni fa, alle europee del 2014, aveva ottenuto il 6,2% dei consensi. Ieri, i dati definitivi hanno spinto il Carroccio al 34,33%, un risultato che farebbe venire le vertigini a qualunque leader, ma non a Matteo Salvini. Raddoppiati in un solo anno di governo i consensi, il ministro dell’Interno può proseguire nella sua azione di governo, forte del massiccio consenso degli italiani. La Lega fa il pieno non solo al Nord (40%) ma anche al Centro, dove è il primo partito con il 33,45%, e al Sud: il 23,46% ottenuto nella circoscrizione meridionale e il 22,42% nelle isole sono la prova che la svolta nazionalista è stata premiata dagli elettori di tutta la Penisola. «La Lega prosciuga il M5s e Forza Italia e convince gli astenuti», si legge nell’analisi dei flussi elettorali realizzata da Swg.
Drammatico il risultato del M5s: il 17,1% è un tracollo. Luigi Di Maio ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare: l’ultimo mese e mezzo di campagna elettorale, passato a insultare l’alleato di governo, è stato devastante. Poco più di un anno fa, alle politiche del 4 marzo 2018, il M5s era risultato il primo partito italiano, con il 32,68%. Alle europee del 2014, i grillini avevano ottenuto il 21,16%. Secondo l’analisi dei flussi, il M5s perde anche l’elettorato che finora lo aveva premiato maggiormente, ovvero i giovani che stavolta invece hanno scelto la Lega e il Pd.
A proposito di Pd: nella loro infinita misericordia, i 5 stelle hanno travasato un po’ dei loro voti anche verso il partito di Nicola Zingaretti, che si attesta su una percentuale, il 22,7%, che rappresenta un buon risultato. Alle politiche del marzo 2018, il Pd guidato da Matteo Renzi era precipitato al 18,76%, il minimo storico. Solo cinque anni fa, alle precedenti europee, il Pd targato Renzi otteneva lo stratosferico risultato del 40,81% dei consensi. Secondo l’analisi dei flussi, il Pd rispetto a un anno fa ha recuperato qualche punto sia dal M5s che da Leu, che alle europee di domenica scorsa non si è presentato.
Forza Italia non arresta il declino: l’8,7% è una grande delusione. Un anno fa, gli azzurri avevano preso il 14%, mentre alle europee del 2014 erano al 16,81%. L’obiettivo del 10% non era lontanissimo: sarebbe bastato, viste le preferenze ottenute dal leader, che Silvio Berlusconi si candidasse anche nella circoscrizione dell’Italia centrale, dove invece Antonio Tajani non ha voluto la presenza dell’ex premier. Risultato: al Centro, senza Berlusconi e con Tajani capolista, Forza Italia ha rimediato un misero 6,25%, con lo smacco del sorpasso da parte di Fratelli d’Italia. Nel Nordest ancora peggio: 5,83%, dopo che Elisabetta Gardini, capogruppo uscente al Parlamento europeo, ha lasciato Fi in disaccordo con Tajani e si è candidata con Fratelli d’Italia. Il partito di Berlusconi va meglio al Sud (12,2%) e nelle isole (14,8%). Tajani è sulla graticola: ieri la stragrande maggioranza dei dirigenti e dei parlamentari chiedevano un «cambiamento» e un congresso prima che si arrivi all’estinzione del partito.
Vince e convince Giorgia Meloni: Fratelli d’Italia aumenta consistentemente i voti e raggiunge un eccellente 6,46%. Un anno fa, alle politiche del 4 marzo 2018, il partito della Meloni prese il 4,36%; alle europee del 2014, si fermò invece al 3,7%, non riuscendo a superare la soglia del 4%. La Meloni ha condotto alla grande una campagna elettorale difficilissima, visto il dilagare leghista, eppure è riuscita a caratterizzare le sue proposte politiche. Il centrodestra «sovranista», composto solo da Lega e Fdi, supera il 40% dei voti: ipoteticamente, potrebbero vincere le politiche facendo a meno di Berlusconi.
Resta fuori dal Parlamento europeo +Europa, che prende il 3,1% (alle politiche dello scorso marzo il partitino di Emma Bonino aveva racimolato il 2,5%), e restano fuori, con risultati disastrosi, le altre forze di sinistra: la Sinistra si inchioda all’1,8%, Europa verde al 2,3%. Molto male anche l’estrema destra: Casapound è allo 0,33%, Forza nuova allo 0,15% La somma dei due partiti di maggioranza, Lega e M5s, raggiunge il 51,5% contro il 50% dello scorso anno. Gli elettori quindi premiano l’azione dell’esecutivo, al di là degli equilibri tra i due alleati. Una novità per gli italiani, che di solito alle elezioni castigano i partiti al governo.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >