Pichetto appoggiò la mazzata verde. Il Cav lo bacchetta: «La casa è sacra»
Fi «corregge» il ministro sul via libera alla riqualificazione edilizia voluta dall’Ue. Depositata mozione a tutela dell’Italia.


«Per noi la casa è sacra». Anche Silvio Berlusconi scende in campo per fare muro, è il caso di dirlo, contro la direttiva dell’Unione europea sull’efficientamento energetico delle abitazioni private che ha tutte le caratteristiche di una stangata su un bene primario degli italiani. Il segnale è forte ed ha un evidente significato politico. Il leader del partito più europeista della coalizione di governo ricompatta il centrodestra per una battaglia contro un progetto che – dietro la consueta spolverata di ideologia green – nasconde il dirigismo di Bruxelles e la noncuranza degli euroburocrati nei confronti delle specificità nazionali. L’assalto alla casa, con la richiesta di portare tutti gli immobili residenziali in classe energetica E entro il 2030 e D entro il 2033 (di conseguenza con spese ingenti da parte dei cittadini), fa parte del programma della presidenza di turno della Svezia, che vorrebbe arrivare a sintesi con una legge entro giugno. Per i ricchi scandinavi, da sempre assillati dalla necessità vitale di immagazzinare beni poco noti come luce e calore, il problema non esiste, tanto più che lassù le politiche statali coprono l’80% dei costi di gestione. A loro basta lanciare la parola d’ordine «case green», comprare i mobili all’Ikea e vedere l’effetto che fa. All’inizio avevano proposto il divieto di vendita o affitto delle abitazioni non efficientate, sanzione eliminata per manifesta indecenza.

Se nel regno del freddo e del buio l’adeguamento sarà marginale, più a Sud sarà sanguinoso. Non per niente la direttiva si è già appesantita di oltre 1.500 emendamenti e potrebbe arrivare a destinazione stravolta. Sempre che ci arrivi. Sarà infatti richiesto un taglio dei consumi energetici di circa il 25%, di conseguenza diventerebbero fondamentali interventi discutibili come il cappotto termico (una pacchia solo per le imprese edili), la sostituzione degli infissi, l’installazione di nuove caldaie a condensazione e di pannelli solari. L’obiettivo finale è raggiungere le zero emissioni entro il 2050. Poi dovrebbe esserci la cerimonia della medaglia alla demagogia: mentre il resto del pianeta continuerà a inquinare per il 92% totale, l’Europa occidentale avrà il ceto medio sul lastrico, l’automotive in ginocchio ma il suo bell’8% di emissioni ridotto a zero.

Fiutata la trappola, dopo Lega e Fratelli d’Italia anche Forza Italia ha piantato la bandierina a difesa degli interessi dei cittadini, nel nostro Paese al 75% proprietari di abitazioni. Ieri, Forza Italia ha depositato alla Camera e al Senato una mozione che impegna il governo «a rappresentare, in sede europea, nel corso dei negoziati, le peculiarità dell’Italia, di modo che si consenta al nostro Paese di avere la necessaria flessibilità per raggiungere obiettivi di risparmio energetico più confacenti alle proprie caratteristiche rispetto a quelli prospettati». Ancora prima, il Cavaliere era stato chiaro: «Forza Italia si batterà in tutte le sedi contro la direttiva Ue sulla riqualificazione degli edifici proprio perché noi crediamo nell’Europa e vorremmo che si evitassero alcuni gravi errori che danno argomenti ai nemici dell’integrazione europea. La tutela della salute e dell’ambiente non si realizzano in questo modo». Con gli azzurri su posizioni scettiche anche il Ppe (che a Bruxelles è il primo partito) sarà costretto a tenere conto delle sensibilità interne e a frenare gli afflati turbo-ecologisti dei socialisti e dei verdi.

Dentro la Ue questi ultimi si definiscono «ambientalisti illuministi» per stemperare almeno nell’immagine il fanatismo green che ormai li caratterizza. L’uscita di Berlusconi è un segnale che conferma il valore sociale di un argomento sollevato in totale solitudine dalla Verità mentre il governo di Mario Draghi (con la subalternità all’Europa che lo contraddistingueva) accettava in silenzio la tagliola. Allora le curve pericolose o non erano state viste o erano state banalizzate. E gli immediati allarmi del presidente di Confedelizia Giorgio Spaziani Testa erano stati sottovalutati. Lo stesso ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, il 25 ottobre scorso a Strasburgo aveva di fatto avallato la direttiva con un intervento in parte discutibile. «Per quanto riguarda gli edifici residenziali esistenti, la proposta della presidenza rappresenta un compromesso, un equilibrio tra ambizione e fattibilità in uno spirito che possiamo accettare. Segnaliamo anche la possibilità di ulteriori interventi che non accentuino nuovi inasprimenti degli obiettivi in quanto non sarebbero compatibili, e noi non saremmo disponibili ad accettare un orientamento di questo tipo della direttiva».

Ora Berlusconi ha messo un punto fermo, richiamando all’ordine il ministro del suo partito e respingendo le lusinghe del commissario europeo per il Clima, l’olandese Frans Timmermans, che non perde occasione per suonare il piffero del «miglioramento della qualità del patrimonio abitativo» senza preoccuparsi delle conseguenze economiche e sociali di un simile diktat. Secondo lui «la ristrutturazione energetica porta a una riduzione delle bollette dell’energia, e l’investimento effettuato viene ripagato dalla minore spesa in consumi». Un sofisma che spiega questa Europa: prima fa aumentare in modo esponenziale il prezzo del gas con la guerra, poi pretende di vessare i proprietari di case per abbassare le bollette. Doppia beffa. Un cappotto del pensiero, e non in senso edilizio.

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