La cura che ha salvato Galli per troppi è tabù
Massimo Galli (Ansa)
  • Il telemedico ha potuto usufruire degli anticorpi monoclonali, ma in tutta Italia ne sono state utilizzate appena 32.500 dosi, di cui 1.500 a Milano. Quelle in eccedenza le abbiamo persino regalate alla Romania.
  • «La burocrazia ostacola la terapia». Parla l’esperto dell’università Milano-Bicocca, Francesco Broccolo: «La procedura è troppo farraginosa. Solo la richiesta all’Aifa richiede 4 giorni, spesso i medici agiscono prima dell’ok».

Lo speciale comprende due articoli.

Il dottor Massimo Galli si considera molto fortunato, e infatti rilascia interviste a raffica per spiegare quanto sia contento di aver ricevuto la terza dose di vaccino. La quale non gli ha impedito di ammalarsi e stare parecchio male, ma – dice – gli ha «evitato il ricovero». A quanto sembra, tuttavia, il noto telemedico ha avuto anche un’altra notevole fortuna: ha potuto usufruire degli anticorpi monoclonali, cioè quelli che, alla fine dei conti, gli hanno salvato la pelle (e stupisce che il prof non appaia poi così grato ai colleghi che glieli hanno somministrati). Non sono tantissimi, in Italia, ad aver avuto la stessa sorte. Dall’inizio del rilevamento fino all’inizio di gennaio, infatti, ne sono state utilizzate appena 32.500 dosi, di cui solo 2.571 in Lombardia (giusto 1.500 in tutta l’Ats di Milano). Cifre un po’ bassine, come è facile notare.

Al Corriere della Sera, Galli ha fornito dettagli sulla sua situazione. «Sto discretamente meglio rispetto ai giorni scorsi. Sono molto stanco, mi sento tutto rotto», ha detto. «Credo di essermi contagiato attorto al 31 dicembre nonostante abbia fatto in quei giorni una vita claustrale: ho visto poche persone, tutte trivaccinate e spesso tamponate. Non sono andato in ospedale, non ho visto pazienti. Il 3 sera ho iniziato ad avere un forte raffreddore e molto mal di gola, la notte tra il 3 e il 4 ho avuto febbre alta con brividi scuotenti, la mattina del 4 avevo 38 di febbre, disturbi intestinali, ero a pezzi, per fortuna però con una saturazione d’ossigeno sempre rassicurante. Una bella batosta. […] Il 2 ero risultato negativo al tampone rapido e il 4 invece positivo, sempre al rapido. Poi mi hanno rifatto il test, anche molecolare, in ospedale e nel frattempo il laboratorio di ricerca che ho diretto fino a un mese fa ha stabilito che si trattava di variante Omicron».

Grazie al cielo, i suoi ex colleghi sono stati lesti e professionali: «Ho fatto la cura con gli anticorpi monoclonali in ospedale», ha dichiarato l’ex primario, «perché mi è stato consigliato visti i miei fattori di rischio (una brutta embolia polmonare nel 2019, una storia di asma importante, una glicemia sfarfallante)».

Gli è andata bene, insomma. Purtroppo non tutti i pazienti seguono lo stesso sentiero. «Con Omicron funzionano solo un paio di monoclonali, soprattutto uno», ci dice il primario di un ospedale del Nord Italia. «Qui da noi purtroppo non abbiamo i mezzi per sequenziare o genotipizzare, quindi non riusciamo a stabilire se il paziente abbia Omicron o altro, e rischiamo di somministrare un monoclonale che non funziona». Già questo è un bell’ostacolo. Poi c’è la questione della saturazione. Galli spiega che la sua è sempre stata «rassicurante», ma spesso i malati con buona saturazione non accedono ai monoclonali, anche se hanno fattori di rischio. «Il livello di saturazione pesa tantissimo, anche perché i pazienti con fattori di rischio sono parecchi, e invece le dosi somministrate in Italia sono 32.000 o poco più. Se le avessero date a tutti quelli che hanno fattori di rischio o altre patologie, ne sarebbero state usate molte, molte di più», ci ha detto il medico che abbiamo contattato per chiedere lumi. «Ma soprattutto sono fondamentali i tempi», prosegue il primario. «Anche se i monoclonali vengono somministrati in ospedale, bisogna ricordare che si tratta comunque di una terapia precoce, che va fatta nei primissimi giorni altrimenti non serve».

Sì, a quanto sembra al dottor Galli è andata bene: tutto il procedimento si è svolto in velocità. Gli ex colleghi sono stati molto attenti, hanno scoperto che era stato colpito da Omicron, e nonostante la buona saturazione è stato sottoposto a terapia. «Il primario del piano di sopra mi ha messo lì e mi ha fatto i monoclonali e io ho obbedito», ha detto su Rete 4 lo scienziato Vip. E noi siamo molto, molto felici che tutto sia filato liscio. Anche noi, infatti, proprio come Galli, siamo molto arrabbiati con quelli che lui definisce «i beceri che vogliono definire sul piano ideologico qualsiasi cosa e screditare chi crede nella scienza». Anche noi crediamo nella scienza, e infatti ci auguriamo che i monoclonali – piccolo prodigio prodotto appunto dalla scienza – possano essere quanto prima a disposizione di tutti i malati. I quali dovrebbero poterne usufruire con la stessa rapidità e semplicità con cui ne ha usufruito la nostra virostar preferita.


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