Crisanti cura la salute del suo portafogli: ricca aspettativa pagata e 9.000 euro dal Senato
Eletto con il Pd, vuole restare a carico dell’università (contraria). E incassare diaria e rimborsi in Senato. Totale: 26.000 euro mese.

La salute? Sì, quella del suo portafoglio. Per due anni ha fatto la morale all’Italia intera su Covid e tamponi. E adesso, appena eletto senatore Pd, Andrea Crisanti, presunto rappresentante della società civile, si comporta come il peggior rappresentante della peggior casta di sempre. Il bene pubblico? La tutela dei cittadini? Macché: prima di tutto la tutela dei propri interessi. Tanto da volere uno stipendio più alto dei suoi colleghi senatori. 19.715 euro lordi al mese vi sembrano pochi? Ebbene: sappiate che il professor Crisanti sta per incassarne molti di più.

A differenza di molti suoi colleghi dipendenti pubblici, infatti, la virostar zanzare&tamponi non ha chiesto all’Università di Padova l’aspettativa non retribuita. Ha chiesto al contrario l’aspettativa retribuita, cioè ha chiesto di essere regolarmente pagato dall’ateneo (203.000 euro lordi l’anno, circa 17.000 euro lordi al mese), rinunciando invece alla retribuzione da senatore, anche se farà il senatore e non il professore. Così, a quanto pare, prevede la legge. Ma attenzione: Crisanti rinuncia soltanto a una parte della retribuzione di Palazzo Madama, cioè all’indennità, lo stipendio vero e proprio (10.000 euro lordi al mese), mentre chiede di incassare, oltre ai 17.000 euro dell’Università, la diaria parlamentare (3.500 euro lordi al mese), il rimborso spese forfettario (1.650 euro lordi al mese) e il rimborso spese per il mandato (4.180 euro al mese). In questo modo il professor Crisanti riesce a mettersi in tasca oltre 26.000 euro al mese (26.254 euro lordi per l’esattezza). Settemila euro al mese in più di tutti i suoi colleghi senatori. Non vi pare un vero genio? Forse non in scienza, ma di sicuro in economia. Domestica, ovviamente.

Lui sostiene che la mossa gli è stata suggerita in Senato e che come lui fanno anche altri dipendenti pubblici, a cominciare dai magistrati. Se così fosse, ovviamente, sarebbe uno scandalo nello scandalo. Già il fatto che ai dipendenti pubblici sia concessa l’aspettativa non retribuita, in passato, è stato oggetto di parecchie polemiche, anche perché a questi dipendenti pubblici spesso sono garantiti scatti di carriera anche mentre non esercitano la professione. Il caso più famoso è quello di Angela Finocchiaro che ebbe ben sette «promozioni» come magistrato pur non facendo il magistrato, prima di andare in pensione cumulando il doppio (ricco) vitalizio. Ma che l’aspettativa possa essere addirittura retribuita, cioè che si possa continuare a percepire anche lo stipendio senza lavorare, o meglio, lavorando altrove, questa sembra assurdo: perché l’Università di Padova dovrebbe continuare a pagare lo stipendio pieno a un professore che non fa il professore ma il senatore?

Al Corriere Veneto Crisanti dice di voler fare il parlamentare sul serio. «Ho preso un impegno con gli elettori e intendo mantenerlo», dichiara. E meno male. Dice pure di avere «tantissime idee» (speriamo migliori di quelle confuse che aveva ai tempi del Covid) e che intende «lavorare intensamente». Tutto meraviglioso. Ci prepariamo con il fazzoletto in mano ad asciugare il sudore dalla sua fronte e organizziamo fin d’ora i cori di giubilo per i risultati che otterrà: ma nel frattempo, mentre lui si occupa di tutto ciò, perché l’Università di Padova dovrebbe versargli quasi 17.000 euro lordi al mese? Oltretutto il senatore Pd ci fa sapere, bontà sua, che continuerà a collaborare anche con l’Imperial College di Londra. Caso mai 26.000 euro al mese non bastassero: dalla City arriva l’argent de poche.

Ma c’è uno scandalo che si aggiunge allo scandalo che si aggiunge allo scandalo (scandalo al cubo) in questa vicenda allucinante. Infatti lo stipendio di Crisanti all’Università di Padova è così ricco (appunto, circa 17.000 euro lordi al mese) perché, oltre al normale assegno da professore (10.333 euro al mese) egli incassa anche altri 6.590 euro al mese di «indennità di direzione» per il fatto che, oltre a insegnare all’ateneo, dirige la «struttura complessa di microbiologia e virologia» dell’ospedale. Ora il parlamentare, mentre «lavora intensamente» a Palazzo Madama per trasformare le sue «tantissime idee» in leggi, come potrà anche dirigere la struttura, per di più «complessa», di microbiologia e virologia a Padova? Chi è? Mandrake? Superman? Ha i poteri magici? E, se fosse, perché non li ha usati per liberarci dal virus anziché andare in giro a cantare sull’aria di Jingle Bells «se tranquillo vuoi stare mangia il panettone e vai a fare l’iniezione»?

Epperò, niente: Andrea Crisanti va diritto per la sua strada. L’università ha provato a dire che non lo pagherà se non «sulla base dei servizi effettivamente garantiti». Ma lui vuole tenere tutto lo stipendio. Compresa l’indennità. Quando si tratta di difendere la salute (del suo conto in banca), non si ferma davanti a niente. Infatti lo scorso 21 ottobre ha preso carta e penna e ha scritto al rettore dell’università e al direttore generale dell’azienda ospedaliera: «Confido che abbiate ricevuto da parte degli uffici del Senato la mia decisione di rinunciare alla diaria di senatore e di optare per il mantenimento del trattamento economico percepito», dice. E subito dopo precisa che «l’evocato art. 68 dlgs 165/2011 impone» (si noti bene: impone) «all’università di Padova di corrispondermi integralmente» (si noti bene: integralmente) «la retribuzione globale per tutta la durata della mia aspettativa». Crisanti, citando articoli di legge e contratti di lavoro, «esclude la facoltà di qualsiasi decurtazione», compresa l’«indennità di direzione alla quale ho diritto in ragione dell’incarico quinquennale conferitomi il 12 luglio 2020». Insomma: non provateci nemmeno a non pagarmi (siete obbligati a farlo) e non provateci a togliermi l’indennità di direzione, anche se io, nel frattempo, dirigerò soltanto i miei passi verso lo scranno di senatore.

Colpo grosso al Crisanti stadium: dopo aver difeso strenuamente i suoi 17.000 euro lordi dall’Università di Padova, infatti, il neo senatore chiede poi 9.000 euro lordi di indennità e diaria dal Senato arrivando così a mettere insieme gli oltre 26.000 euro di cui parlavamo e che lo faranno probabilmente il senatore meglio pagato della legislatura. «Mi conviene, anche a livello previdenziale», confessa Crisanti al Corriere Veneto. E come dargli torto? A lui conviene. A noi un po’ meno. All’Università di Padova pure. Agli studenti chi lo sa. «Non sa la differenza tra un metatarso e un tampone», disse infatti di lui Matteo Bassetti. Come scienziato, insomma, è molto discusso. Però su come incassare quattrini pare il più informato di tutti. Fossimo nel Pd, anziché alla commissione Salute, lo metteremmo in quella Finanze. Se difende le entrate dello Stato come le sue, abbiamo risolto il problema del debito pubblico.

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