Il vescovo che coccola i «cattofroci» umiliato dal cartello «Dio è queer»

Dio è queer. E i suoi discepoli sono cattofroci che, ovviamente, fanno la frocessione. Gli attivisti del Mandorlo, associazione di cristiani Lgbtq+, hanno avuto la brillante idea di esporre cartelli come questi davanti al Duomo di Padova.
Con tanto di foto diffusa sui social. Siamo nei giorni che precedono la grande festa di Sant’Antonio (13 giugno) e in città, alla tomba del santo, ci sono già lunghe file di fedeli che venerano le reliquie e pregano devoti. Immaginiamo la gioia nel trovarsi circondati dai cattofroci e dalle cattofroce (così si chiamano loro, non prendetevela con me) che irridono le vere processioni (chiamandole frocessioni) e che pregano il «Dio queer». Cosa ci manca? Solo di sentirli recitare «Ave Maria, piena di gender» e «Padre nostro che sei nei cieli non binari». Nel nome del padre del figlio e dello spirito Lgbtq+: andate in pace la messa pride è finita.
Vi sentite offesi? Io sì. Ma che ci volete fare? Noi siamo i bigotti, gli antiquati, quelli che quando s’interrogano su Dio pensano a San Tommaso e Sant’Agostino, mica a Leo Gullotta. I nuovi cattofroci del Mandorlo (e del piffero) invece sono la punta avanzata, quella che piace alla Chiesa che piace, coccolati e vezzeggiati pure dal vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla, che non a caso era con loro quindici giorni fa alla veglia Lgbtq+ nella chiesa di San Bartolomeo a Montà. «Basta discriminazioni, largo alle benedizioni, fino al riconoscimento dell’amore omosessuale», è stata la battaglia lanciata in quell’occasione. La veglia ha avuto il patrocinio della Diocesi di Padova, con il supporto dell’Azione cattolica, del Movimento dei Focolari e dell’Agesci. Tutti insieme appassionatamente. Lotta dura e gay senza paura. Ora monsignor Cipolla si dice «in imbarazzo» perché i suoi amici «cattofroci» sono andati davanti al duomo a sbandierare che Dio è queer. Ma che si aspettava?
Che Dio è queer (e la Madonna pure) lo vanno dicendo da tempo i «cattofroci» e le «cattofroce», illuminati da importanti teologi come Nichi Vendola. Il quale Vendola ha tenuto importanti relazioni per dire che anche Maria di Nazareth era queer, la Maddalena pure mentre il buon samaritano era sicuramente trans. La natura Lgbtq+ di molti dei protagonisti delle Scritture è rivelata, per altro, dalla Bibbia queer, testo «rivoluzionario» che non a caso è stato presentato in pompa magna proprio dal circolo il Mandorlo di Padova. «Siamo sicuri che maschio e femmina Iddio li creò?», si chiedono le locandine di lancio. Nel testo l’interpretazione piuttosto singolare di tutti i libri sacri. A cominciare da Sodoma dove, si capisce, erano tutti eterosessuali e vennero sterminati in quanto avevano cacciato due stranieri. Insomma, dice la Bibbia queer, che a Sodoma non c’erano sodomiti, ma razzisti. Monsignor Cipolla lo sapeva?
Certo che lo sapeva. Non poteva non saperlo. Eppure quando il vescovo ha visto la foto con i cartelloni su Dio queer davanti al duomo di Padova, ha finto stupore. «Sono imbarazzato per il gesto che hanno fatto questi ragazzi», ha detto. «Conosco loro e le loro famiglie, come Chiesa locale abbiamo riconosciuto il loro circolo. Da capo della grande comunità cristiana devo stare al di sopra delle parti. E perciò non voglio essere tirato per la giacchetta da un lato né dall’altro. Noi dobbiamo sempre voler bene a tutti i nostri figli, però…». E in quel però c’è tutto il manifesto della sconfitta della Chiesa: davvero voler bene ai figli vuol dire inseguirli lungo le strade della Bibbia queer? Davvero significa riconoscere i circoli «cattofroci» dove si nega che «maschio e femmina Iddio li creò»? Dove si riscrivono i testi sacri secondo il vangelo Lgbtq+? O voler bene ai figli vuol dire dare loro l’occasione di incontrare la verità di Gesù Cristo che persino è un po’ meglio che incontrare gli idoli del gay pride?
Padova era già nota come la città dell’onorevole Zan. Poi come la città che vuol riconoscere i bambini con due mamme. Ora diventa la città dell’imbarazzo del vescovo. Ma sicuro: monsignor Cipolla porta in palmo di mano il circolo dei cattofroci e delle cattofroce, va alle loro veglie Lgbtq+ e poi si stupisce di trovarli davanti al duomo a sbandierare sulla faccia dei devoti a Sant’Antonio che Dio è queer. Verrebbe da dire chi è causa del suo mal pianga sé stesso. Ma il problema è che quello non è il «suo» mal. Non è cioè il mal del vescovo: è, piuttosto, il male che offende tutti i fedeli e devasta la Chiesa dall’interno perché baratta i valori eterni del cristianesimo con le mode lesbochic del momento. Così avremo sempre più via frocis al posto di via crucis, e teologia delle drag queen al posto di quella di San Tommaso. E saremo noi a piangere guardando monsignor Cipolla, che per farci piangere ha tutto quello che ci vuole. Persino il cognome.






